Un professionista riceve una cartella per contributi previdenziali non pagati. Il debitore presenta istanza di sospensione legale all'agente di riscossione sostenendo la tardiva iscrizione a ruolo del credito. Trascorsi oltre 220 giorni senza alcuna risposta dall'ente creditore, l'interessato chiede l'annullamento della cartella di pagamento e il discarico automatico del debito per silenzio-assenso. I giudici di merito respingono la domanda. La Corte di Cassazione conferma il rigetto del ricorso. Il collegio stabilisce che il meccanismo del silenzio-assenso opera solo dinanzi a cause estintive del diritto, come la decadenza sostanziale. Il ritardo nell'iscrizione a ruolo costituisce invece una mera decadenza processuale. Il credito previdenziale rimane pienamente integro e il contribuente deve pagare le somme dovute oltre alle spese legali.
Continua »
Un lavoratore perde il lavoro subordinato e ottiene la disoccupazione ordinaria. Successivamente avvia una libera professione e richiede l'anticipazione NASpI per sostenere la nuova attività economica. L'ente di previdenza respinge la domanda ritenendola tardiva. L'interessato impugna il diniego davanti al giudice ordinario, ma il Tribunale declina la competenza a favore del Tribunale Amministrativo Regionale. Il giudice amministrativo solleva d'ufficio il conflitto di giurisdizione dinanzi alla Corte di Cassazione a Sezioni Unite. La Suprema Corte stabilisce che la controversia spetta al giudice ordinario del lavoro: l'erogazione del sussidio costituisce un pieno diritto soggettivo e non lascia alcuna discrezionalità all'ente previdenziale.
Continua »
Un socio d'azienda ha impugnato un'intimazione di pagamento per contributi previdenziali richiesti dall'ente previdenziale a seguito di accertamenti fiscali. Dopo il rigetto nei gradi di merito per tardività dell'opposizione originaria agli avvisi di addebito, il contribuente ha presentato ricorso in Cassazione oltre il termine di sei mesi dalla pubblicazione della sentenza d'appello. Il ricorrente ha invocato la sospensione feriale dei termini del mese di agosto per salvare la tempestività dell'atto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Nelle cause previdenziali vige una deroga espressa che esclude la pausa estiva, rendendo perentorio il rispetto dei sei mesi solari. Avendo rifiutato una proposta accelerata di definizione, il contribuente ha subito anche una condanna per lite temeraria.
Continua »
Un cittadino aveva fatto ricorso contro una decisione dell'Ente Previdenziale. Il Tribunale aveva dichiarato il suo ricorso inammissibile e lo aveva condannato a pagare le spese legali, sostenendo che la sua dichiarazione reddituale fosse troppo generica. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del cittadino. Ha stabilito che una dichiarazione reddituale che si riferisce ai limiti di legge, anche se non quantifica esattamente i redditi, è sufficiente per beneficiare dell'**irripetibilità delle spese legali** in controversie di previdenza sociale. La Corte ha quindi annullato la parte della sentenza che condannava il cittadino alle spese e ha dichiarato le spese del giudizio di merito non recuperabili. L'Ente Previdenziale dovrà ora pagare le spese del giudizio di Cassazione.
Continua »
Un aviere di leva, mentre eseguiva lavori di manutenzione del verde vicino alla recinzione di una caserma, è rimasto ferito da una raffica di proiettili partita accidentalmente dall'arma di una sentinella. La Corte d'Appello ha inizialmente negato i benefici previsti per le Vittime del dovere, qualificando il fatto come un semplice incidente privo di speciali condizioni di rischio. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del militare, stabilendo che le particolari condizioni ambientali od operative includono anche imprevisti, errori altrui o anomalie che espongono il dipendente a rischi superiori rispetto alle mansioni ordinarie. La causa è stata quindi rinviata ad altra Corte per un nuovo giudizio.
Continua »
La Corte di Cassazione ha chiarito la questione della competenza territoriale lavoro per le controversie relative a trattamenti pensionistici integrativi. Un Lavoratore aveva avviato un'esecuzione contro una Banca per ottenere una pensione integrativa. La Banca aveva proposto opposizione. Il Tribunale di Siena si è dichiarato incompetente, indicando il Tribunale di Salerno. La Cassazione ha confermato che per queste dispute, la competenza territoriale spetta al giudice del luogo di residenza del convenuto (il Lavoratore, nel giudizio di opposizione). La decisione ribadisce l'applicazione dell'Art. 413, comma 7, c.p.c., che rinvia al foro generale del convenuto.
Continua »
Un militare, dichiarato inidoneo al servizio, ha chiesto il transito nei ruoli civili del Ministero della Difesa. L'Amministrazione non ha risposto, portando il militare a ricorrere in tribunale per il riconoscimento del suo diritto e le retribuzioni. I giudici di primo e secondo grado hanno negato la propria competenza, affermando la giurisdizione del giudice amministrativo. La Corte Suprema, esaminando la questione della giurisdizione sul transito del personale militare, ha confermato questa decisione. Ha stabilito che le controversie relative al passaggio di militari inidonei ai ruoli civili rientrano nella giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo, poiché riguardano il rapporto di pubblico impiego e un procedimento amministrativo, anche se il diritto rivendicato ha una natura assistenziale. Il ricorso del militare è stato rigettato.
Continua »
Un Cittadino ha citato in giudizio un Patronato per una cattiva gestione della domanda di ASPI, che l'INPS ha poi rigettato. La richiesta era di risarcimento danni. Il Giudice di Pace di Cassino, inizialmente adito, ha declinato la competenza a favore del Tribunale del Lavoro. Quest'ultimo ha sollevato un regolamento di competenza. La Corte di Cassazione ha stabilito che la competenza Giudice di Pace è corretta. L'azione è risarcitoria, non previdenziale, e il valore della causa è inferiore a 5.000 euro, rientrando così nella giurisdizione del Giudice di Pace.
Continua »
L'ente previdenziale ha richiesto alla società committente il pagamento dei contributi previdenziali omessi dalla ditta appaltatrice per oltre un centinaio di lavoratori. La società committente contestava la quantificazione complessiva e la mancata identificazione nominativa di ciascun dipendente impiegato. La Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità solidale negli appalti del committente per il debito contributivo, ritenendo valida la quantificazione equitativa del credito. Inoltre, la Suprema Corte ha accolto il ricorso dell'ente previdenziale, stabilendo che la responsabilità solidale si estende anche al pagamento delle sanzioni civili maturate prima della riforma del 2012, vista la natura accessoria di tali somme.
Continua »
Un lavoratore ha chiesto l'ammissione in via privilegiata del suo credito previdenziale, derivante da contributi al Fondo Integrativo Pensioni, nello stato passivo di una banca in liquidazione coatta amministrativa. Dopo vari gradi di giudizio, la Corte di Cassazione ha stabilito che i crediti per contributi ai fondi di previdenza complementare hanno natura previdenziale ma non godono del privilegio riservato ai crediti di lavoro. Inoltre, ha chiarito che gli interessi e la rivalutazione monetaria su tali crediti si fermano alla data della liquidazione coatta amministrativa, non al deposito dello stato passivo. La Cassazione ha accolto il ricorso della banca su questo punto, rinviando la causa per una nuova decisione.
Continua »
Un'azienda ha proposto ricorso contro l'Agente della Riscossione e gli enti previdenziali per contestare diverse cartelle di pagamento. La società sosteneva di non aver mai ricevuto la notifica degli atti e che i crediti erano prescritti. La Corte d'Appello ha dichiarato inammissibile l'opposizione. L'azienda ha quindi impugnato la decisione davanti alla Corte di Cassazione. I giudici di legittimità hanno però riscontrato la tardività del ricorso. L'azienda aveva calcolato i termini considerando la pausa estiva di agosto. La Corte ha chiarito che la sospensione feriale crediti previdenziali non si applica alle cause soggette al rito del lavoro. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, con condanna della società al pagamento delle spese e del doppio contributo unificato.
Continua »
La Corte d'Appello di Trieste ha riformato una sentenza di primo grado, negando l'accesso all'Ape sociale a un lavoratore rientrato dalle Filippine. Nonostante il licenziamento involontario, il richiedente aveva perso il diritto all'indennità di disoccupazione da rimpatrio a causa di una scelta personale di restare all'estero oltre i termini di legge. La Corte ha stabilito che il beneficio non spetta se la mancata percezione del sostegno alla disoccupazione deriva da una libera decisione del lavoratore e non da un'assenza originaria del diritto.
Continua »
La Corte d'Appello di Trento ha ridotto le sanzioni a carico di un'azienda per omessa comunicazione Uni-intermittente. Pur confermando la colpa del datore di lavoro, i giudici hanno applicato il cumulo giuridico lavoro intermittente. Trattandosi di violazioni in materia previdenziale, le sanzioni non vengono sommate, ma ricalcolate con un aumento equo della sanzione base, diminuendo l'importo totale da oltre 28.000 euro a circa 9.000 euro.
Continua »
Un lavoratore, a cui subentrava l'erede, otteneva dal giudice del merito il riconoscimento del diritto al trattamento integrale di mobilità a carico dell'Ente Previdenziale. La Corte d'Appello liquidava tuttavia le spese legali in favore dell'erede, nonostante questa fosse rimasta contumace nella specifica fase del giudizio d'appello. L'Ente Previdenziale proponeva ricorso in Cassazione per contestare tale statuizione. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che la condanna alle spese di lite presuppone la difesa effettiva e il sostenimento reale dei costi legali. Pertanto, la Corte ha annullato la liquidazione delle spese per l'appello e ha condannato la parte rimasta inerte al pagamento delle spese del giudizio di legittimità.
Continua »
Un'azienda ha impugnato la decisione che riconosceva la natura subordinata del rapporto di lavoro di due collaboratori. L'Ente Previdenziale si è opposto alla richiesta. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile perché presentato oltre il termine stabilito dalla legge. Nelle cause di lavoro non si applica la sospensione estiva dei termini, ma andava considerata solo la sospensione straordinaria di 63 giorni dovuta all'emergenza sanitaria. Di conseguenza, il termine per il ricorso in Cassazione scadeva il 20 ottobre 2020, mentre l'azienda ha notificato l'atto solo a novembre dello stesso anno. L'azienda perde la causa e deve versare un ulteriore contributo unificato.
Continua »
Una lavoratrice residente all'estero ha richiesto la totalizzazione dei contributi previdenziali maturati in Italia e in Croazia. Il Tribunale di Trieste e il Tribunale di Roma sono entrati in conflitto sulla competenza a decidere. La Corte di Cassazione ha stabilito che nelle cause previdenziali opera la competenza territoriale inderogabile. Per i residenti all'estero, il giudice competente si individua nell'ultimo luogo di residenza in Italia. Poiché diversi elementi provavano la passata residenza della lavoratrice a Trieste, la Suprema Corte ha dichiarato la competenza del Tribunale di Trieste.
Continua »
Un lavoratore ha maturato i requisiti pensionistici nel 1998, ma l'Ente Previdenziale ha liquidato la prestazione solo nel 2009. L'Ente ha pagato gli arretrati ma ha negato gli interessi su arretrati pensione, sostenendo che il ritardo dipendesse dal tardivo versamento dei contributi da parte del datore di lavoro. Il Tribunale ha accertato che il ritardo era invece dovuto alla lentezza dell'Ente nel rilasciare l'autorizzazione ai versamenti volontari. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'Ente, confermando che, in caso di ritardo nell'autorizzazione, i pagamenti eseguiti subito dopo hanno efficacia retroattiva. L'Ente è stato condannato a pagare gli interessi e le spese di giudizio.
Continua »
Un contribuente ha impugnato un avviso di addebito dell'INPS per contributi previdenziali della Gestione Commercianti. Dopo il rigetto in appello, il contribuente ha proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha rilevato in via pregiudiziale l'inammissibilità del ricorso per tardività. Trattandosi di materia previdenziale, non si applica la sospensione feriale dei termini. Calcolando il termine semestrale dalla pubblicazione della sentenza d'appello e aggiungendo i sessantatré giorni di sospensione straordinaria per l'emergenza COVID-19, il termine ultimo scadeva il 23 ottobre 2020. Il ricorso è stato invece notificato il 24 novembre 2020, oltre la scadenza di legge. La Corte ha quindi dichiarato inammissibile il ricorso, condannando il ricorrente al pagamento del doppio del contributo unificato.
Continua »
Un lavoratore in pensione ha richiesto la rivalutazione contributi amianto per l'attività svolta in condizioni di rischio. Dopo una prima domanda all'INPS nel 2008 non coltivata in giudizio nei termini, il pensionato ha presentato una seconda domanda nel 2015, seguita da ricorso in tribunale. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'INPS, stabilendo che la decadenza triennale decorre inderogabilmente dalla prima richiesta amministrativa. La presentazione di una seconda istanza non riapre i termini scaduti, poiché la decadenza previdenziale è di ordine pubblico e tutela la stabilità dei bilanci dello Stato. Di conseguenza, la domanda del pensionato è stata definitivamente rigettata.
Continua »
Un candidato escluso da una selezione per dirigente di un ente pubblico ha impugnato la graduatoria. La Corte d'Appello ha respinto la sua domanda, confermando la nomina del concorrente precedente. Il candidato ha proposto ricorso in Cassazione oltre il termine di sei mesi, ritenendo applicabile la sospensione feriale dei termini poiché la causa riguardava una procedura concorsuale e non un rapporto di lavoro già in essere. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno stabilito che, se una causa viene trattata con il rito del lavoro, non si applica la sospensione feriale dei termini, indipendentemente dall'esattezza della scelta del rito. Il rito adottato dal giudice determina infatti le regole per il calcolo delle scadenze processuali.
Continua »