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Art. 441 Codice di Procedura Penale — Sezione Terza Penale

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Altri anni per Art. 441 Codice di Procedura Penale

Inutilizzabilità chat criptate: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione si è pronunciata su un caso di narcotraffico basato su prove provenienti da un sistema di comunicazione cifrata, acquisite tramite Ordine Europeo di Indagine. I ricorsi degli imputati, che lamentavano l'inutilizzabilità delle chat criptate per presunta violazione dei diritti di difesa, sono stati in gran parte rigettati. La Corte ha ribadito la validità di tali prove, fondandosi sul principio di fiducia reciproca tra Stati UE e ponendo a carico della difesa l'onere di provare specifiche violazioni dei diritti fondamentali. La sentenza ha annullato con rinvio solo una delle posizioni per un vizio di motivazione relativo alla collocazione temporale della condotta associativa.
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Occultamento scritture contabili: prova indiziaria
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imprenditore condannato per occultamento di scritture contabili e altri reati fiscali. La difesa contestava la mancanza di prove dirette, come il ritrovamento delle fatture. La Corte ha stabilito che la prova del reato può basarsi su un quadro indiziario solido, inclusi i dati ottenuti da autorità fiscali estere e la mancata collaborazione dell'imputato, confermando la condanna.
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Potere officioso del giudice: i limiti nel rito abbreviato
La Cassazione ha confermato la condanna di un amministratore per occultamento di scritture contabili. La Corte ha stabilito che il potere officioso del giudice nel rito abbreviato consente l'acquisizione di nuove prove, se necessarie alla decisione, anche per ricostruire i fatti e attribuire la responsabilità all'imputato, rigettando le censure procedurali della difesa.
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Responsabilità consulente fiscale: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un professionista per concorso nel reato di dichiarazione infedele. Inizialmente assolto, la Corte d'Appello aveva ribaltato la sentenza, ritenendo provato il suo ruolo attivo e consapevole nella presentazione di dichiarazioni fiscali fraudolente per conto di due società clienti. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che la responsabilità del consulente fiscale sorge quando, possedendo documentazione che attesta la falsità dei dati, procede comunque alla trasmissione, contribuendo materialmente all'evasione fiscale.
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