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Art. 43, comma 3, del D.P.R. n. 600 del 1973

Contraddittorio processuale: udienza negata, sentenza nulla
La Corte di Cassazione ha annullato due sentenze della Commissione Tributaria Regionale. La prima per violazione del contraddittorio processuale, poiché il giudice aveva negato la discussione in videoconferenza richiesta dal contribuente durante l'emergenza Covid-19, decidendo la causa senza udienza. La seconda sentenza, relativa alle sanzioni, è stata annullata perché non era stato sospeso il giudizio in attesa della decisione definitiva sull'accertamento fiscale presupposto. Entrambe le cause sono state rinviate per un nuovo esame.
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Deducibilità costi sponsorizzazione: la prova spetta a te
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 23403/2024, ha stabilito che la presunzione legale sulla deducibilità dei costi di sponsorizzazione a favore di associazioni sportive dilettantistiche non esonera il contribuente dall'onere di provare l'effettiva esistenza della prestazione. Anche in presenza di un'assoluzione in sede penale, il giudice tributario può ritenere indeducibili i costi se l'Amministrazione Finanziaria fornisce elementi presuntivi sulla loro inesistenza e il contribuente non offre una prova contraria adeguata.
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Autotutela tributaria: quando è inammissibile
Una società energetica ha impugnato un atto di autotutela tributaria che riduceva la rendita catastale di un suo impianto, mentre era già pendente un giudizio contro il primo atto di accertamento. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per carenza di interesse, poiché l'atto riduttivo non è autonomo ma una mera revoca parziale del precedente, e le questioni di merito erano già state decise in un altro giudizio.
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Raddoppio dei termini: obbligo di denuncia e reati
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 17380/2024, ha chiarito che il raddoppio dei termini per l'accertamento fiscale si applica quando sussistono seri indizi di un reato tributario che impongono un obbligo di denuncia. Questa condizione opera indipendentemente dalla presentazione effettiva della denuncia o dall'esito del successivo procedimento penale. Il caso riguardava un professionista che contestava avvisi di accertamento per costi indeducibili derivanti da fatture per operazioni inesistenti.
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Raddoppio termini accertamento: IRES, IVA e IRAP
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 33908/2024, ha chiarito i limiti di applicazione del raddoppio termini accertamento in materia fiscale. Il caso riguardava una società che aveva ricevuto un avviso di accertamento integrativo per il 2008, basato su elementi emersi da un'indagine penale. La Corte ha accolto parzialmente il ricorso del contribuente, stabilendo che il raddoppio dei termini è legittimo per IRES e IVA, in quanto violazioni a esse relative possono avere rilevanza penale, ma non per l'IRAP, le cui infrazioni non sono presidiate da sanzioni penali. La decisione ha quindi annullato l'accertamento limitatamente all'IRAP per intervenuta decadenza dei termini.
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Esterovestizione: Cassazione su sede e oneri prova
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un socio e della sua società estera contro accertamenti per esterovestizione. La Corte ha stabilito che la sede dell'amministrazione effettiva in Italia determina la residenza fiscale, indipendentemente dalla sede legale all'estero. Sono stati inoltre chiariti i principi su notifiche, onere della prova dei costi e applicabilità dell'IRAP.
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Autotutela riduttiva: quando l’atto non è impugnabile
La Corte di Cassazione chiarisce che un atto di autotutela riduttiva, con cui l'Agenzia delle Entrate diminuisce una pretesa fiscale senza introdurre nuovi elementi, non può essere autonomamente impugnato dal contribuente. La decisione si fonda sulla carenza di 'interesse ad agire', poiché l'atto non è lesivo ma, al contrario, riduce l'onere del contribuente. L'eventuale contestazione deve quindi rimanere focalizzata sull'atto impositivo originario. La Corte ha cassato la sentenza di merito, dichiarando inammissibile il ricorso iniziale del contribuente contro l'atto riduttivo.
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Accertamento socio società: la Cassazione decide
In un caso di accertamento al socio di una società fallita a ristretta base partecipativa, la Corte di Cassazione ha emesso un'importante ordinanza. È stato stabilito che il socio ha la legittimazione per impugnare l'avviso di accertamento notificato alla società (l'atto presupposto), in quanto da esso deriva la sua personale responsabilità fiscale. La Corte ha inoltre confermato che il raddoppio dei termini per l'accertamento, legato a violazioni penalmente rilevanti, non si applica all'IRAP. Infine, è stata ribadita la validità della presunzione di distribuzione degli utili extra-contabili ai soci nelle società con pochi membri.
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Motivi assorbiti: come riproporli in appello
Una società e i suoi soci vincono in primo grado contro alcuni avvisi di accertamento fiscale. In appello, la Commissione Tributaria Regionale considera erroneamente rinunciate le loro difese (i cosiddetti motivi assorbiti) perché non proposte con appello incidentale. La Corte di Cassazione interviene, chiarendo che per la parte totalmente vittoriosa è sufficiente la semplice riproposizione delle questioni. La sentenza viene quindi cassata con rinvio per un nuovo esame.
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