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Art. 43, comma 3, d.P.R. n. 600 del 1973

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Raddoppio termini accertamento: quando è legittimo?
Una contribuente ha impugnato un avviso di accertamento IRPEF, sostenendo che fosse stato notificato oltre i termini di decadenza. L'Agenzia delle Entrate aveva applicato il raddoppio termini accertamento a causa di sospetti reati tributari. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che il raddoppio dei termini è legittimo quando sussiste l'obbligo di denuncia penale, indipendentemente dall'effettiva presentazione della denuncia o dall'esito del procedimento penale.
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Raddoppio dei termini: vecchie regole per vecchi avvisi
Una società e il suo socio impugnano avvisi di accertamento per gli anni 2005-2006, basati su presunte fatture false. La Corte di Cassazione, riformando la decisione di secondo grado, ha stabilito che il raddoppio dei termini per l'accertamento si applica, poiché le nuove normative più favorevoli non sono retroattive per gli avvisi già notificati prima della loro entrata in vigore.
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Raddoppio termini: Cassazione chiarisce la prova
La Corte di Cassazione ha stabilito che, per applicare il raddoppio dei termini di accertamento fiscale, non è necessaria una nuova e autonoma denuncia di reato da parte dell'Agenzia delle Entrate se un procedimento penale correlato è già pendente. La preesistenza di un'indagine penale, nell'ambito della quale l'attività ispettiva è stata delegata, costituisce prova sufficiente per giustificare la proroga dei termini per la notifica degli atti impositivi e sanzionatori. La Corte ha quindi annullato la decisione dei giudici di merito che avevano erroneamente richiesto la prova di un inoltro formale della notizia di reato.
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Accertamento integrativo: limiti e nuovi elementi
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'Amministrazione Finanziaria non può emettere un secondo avviso di accertamento per la stessa annualità, definito accertamento integrativo, se questo si basa su una mera rivalutazione di elementi già noti e verificati in precedenza. La legittimità di un nuovo atto impositivo è subordinata alla sopravvenuta conoscenza di elementi realmente nuovi, non a un'analisi più approfondita di dati già in possesso dell'Ufficio. La sentenza annulla quindi l'accertamento per violazione del principio di unicità dell'atto impositivo.
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Reddito per trasparenza: il socio paga anche per l’illecito
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in base al principio del reddito per trasparenza, il reddito di una società di persone va imputato a ciascun socio indipendentemente dalla sua effettiva percezione e anche se deriva da attività illecite commesse da altri soci. Inoltre, il raddoppio dei termini per l'accertamento fiscale, scaturito da un presunto reato societario, si estende automaticamente a tutti i soci, compresi quelli accomandanti non coinvolti nel fatto.
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Raddoppio termini IRAP: la Cassazione chiarisce i limiti
Una società ha ricevuto un avviso di accertamento IRAP per il 2005, notificato nel 2012. L'Agenzia delle Entrate ha applicato il cosiddetto 'raddoppio dei termini' di accertamento, giustificandolo con la presenza di fatti penalmente rilevanti. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della società, stabilendo che il raddoppio termini IRAP non è applicabile. La motivazione risiede nel fatto che per l'IRAP non sono previste sanzioni penali specifiche, rendendo illegittimo l'avviso di accertamento perché notificato oltre i termini ordinari di decadenza.
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Interposizione fittizia: la Cassazione detta le regole
Un contribuente ha utilizzato una società portoghese per gestire una plusvalenza derivante dalla cessione di azioni. L'Agenzia delle Entrate ha contestato l'operazione come un caso di interposizione fittizia finalizzata all'evasione fiscale. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione d'appello, specificando che l'Amministrazione Finanziaria ha l'onere di fornire prove presuntive gravi, precise e concordanti per dimostrare che il contribuente è l'effettivo possessore del reddito. Non è sufficiente che il giudice ritenga la ricostruzione del Fisco semplicemente 'plausibile'.
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Litisconsorzio necessario: la società di fatto vince
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di condanna per evasione fiscale nei confronti di un socio di una cooperativa, riqualificata dal Fisco come società di fatto. La decisione si fonda sul principio del litisconsorzio necessario: poiché la controversia verteva sull'esistenza stessa della società, tutti i presunti soci avrebbero dovuto partecipare al processo. L'assenza anche di un solo socio ha reso nulli i giudizi di merito, con rinvio della causa al primo grado per la corretta instaurazione del contraddittorio.
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Società estinta: l’accertamento va notificato ai soci?
La Corte di Cassazione esamina il ricorso di un'ex socia contro un avviso di accertamento notificato alla società dopo la sua cancellazione dal registro delle imprese. La ricorrente sostiene che, in caso di società estinta, l'atto impositivo dovrebbe essere diretto ai soci. La Corte, rilevando la presenza di una questione di massima importanza già rimessa alle Sezioni Unite, ha emesso un'ordinanza interlocutoria, sospendendo la decisione e disponendo l'acquisizione del fascicolo di merito per una valutazione completa.
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Raddoppio termini accertamento: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del raddoppio termini accertamento fiscale in un caso di presunte fatture inesistenti. L'Agenzia delle Entrate aveva negato la deducibilità di costi di sponsorizzazione. La Corte ha stabilito che per il raddoppio dei termini è sufficiente l'obbligo di denuncia penale, a prescindere dall'esito del processo penale, e ha rigettato il ricorso del contribuente, condannandolo al pagamento delle spese.
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Fatture inesistenti: quando i costi non sono deducibili
Un imprenditore contesta un avviso di accertamento che nega la deducibilità di costi di sponsorizzazione a causa di fatture inesistenti emesse da una società cartiera. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che per il raddoppio dei termini di accertamento è sufficiente l'obbligo di denuncia penale, a prescindere dall'esito del processo penale. La Corte ha inoltre stabilito che la registrazione di fatture false costituisce una violazione sostanziale della tenuta delle scritture contabili, rendendo i costi indeducibili.
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Raddoppio termini accertamento: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di raddoppio termini accertamento fiscale relativo a costi di sponsorizzazione ritenuti parzialmente inesistenti. L'ordinanza chiarisce che per l'applicazione del raddoppio è sufficiente la sussistenza dell'obbligo di denuncia penale da parte dei funzionari, a prescindere dall'esito di un eventuale processo penale. La Corte ha rigettato il ricorso del contribuente, confermando la legittimità dell'avviso di accertamento e separando nettamente il giudizio tributario da quello penale.
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