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Art. 421-bis Codice di Procedura Penale — Sezione Quinta Penale

Altri anni per Art. 421-bis Codice di Procedura Penale

Nullità richiesta rinvio a giudizio: il GUP blocca il PM inerte
Il Giudice dell'Udienza Preliminare ha dichiarato la nullità richiesta rinvio a giudizio per alcuni rappresentanti di un consorzio, accusati di reato fallimentare, a causa della genericità delle imputazioni. Ha restituito gli atti al Pubblico Ministero. Quest'ultimo ha ricorso in Cassazione, ritenendo il provvedimento abnorme. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso del PM, confermando che il GUP ha agito correttamente. Il GUP può restituire gli atti se il PM non precisa le accuse generiche, anche dopo essere stato invitato a farlo, tutelando così il diritto di difesa.
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Carenza di interesse: appello inammissibile se c’è revoca
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso del Pubblico Ministero per carenza di interesse sopravvenuta. L'ordinanza impugnata, che disponeva un'integrazione probatoria, era stata infatti revocata dallo stesso giudice che l'aveva emessa, facendo venir meno l'oggetto del contendere.
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Potere GUP: quando l’integrazione probatoria è legittima
Un imputato per bancarotta ha impugnato l'ordinanza del GUP che disponeva nuove indagini, qualificandola come provvedimento abnorme. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, affermando che il potere GUP di ordinare un'integrazione probatoria ai sensi dell'art. 421-bis c.p.p. è uno strumento legittimo per valutare la fondatezza dell'accusa e non costituisce un atto abnorme che causa una stasi del processo.
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Provvedimento abnorme: quando l’ordine del GUP è valido
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un pubblico ministero contro un'ordinanza del GUP che richiedeva un supplemento di indagine. La Corte ha stabilito che l'ordine, pur non menzionando l'art. 421-bis c.p.p., ne applicava la sostanza, non configurandosi quindi come un provvedimento abnorme e non risultando perciò impugnabile.
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Bancarotta fraudolenta: la prova della distrazione
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per bancarotta fraudolenta documentale e per distrazione a carico di due amministratori. La Corte ha ribadito che, in caso di prelievi ingiustificati, spetta all'amministratore l'onere di provare la loro destinazione a scopi sociali. Ha inoltre confermato la responsabilità dell'amministratore di fatto, la cui condotta gestoria è stata continua e significativa, e ha rigettato le censure procedurali relative all'acquisizione di prove nel giudizio abbreviato.
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