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Art. 420 Codice di Procedura Penale

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Concordato in appello: quando l’imputato è presente?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che lamentava la mancata citazione in giudizio. La Corte ha stabilito che la scelta di procedere con un concordato in appello, tramite procura speciale al difensore, equivale a un consenso implicito a che l'udienza si svolga in assenza, rendendo irrilevante la mancata traduzione in aula. L'ulteriore doglianza sulla confisca è stata rigettata perché non sollevata nel precedente grado di giudizio.
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Presenza imputato: quando il rito speciale basta
Due imputate, condannate per furto aggravato, ricorrono in Cassazione lamentando la celebrazione anticipata dell'udienza. La Corte dichiara i ricorsi inammissibili. La motivazione si fonda sulla nuova nozione di presenza imputato: la richiesta di rito abbreviato tramite procuratore speciale, ai sensi dell'art. 420, comma 2 ter c.p.p., equivale alla presenza in aula, sanando ogni presunta irregolarità.
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Appello penale: quando il mandato non è necessario
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'appello penale proposto da un difensore è ammissibile anche senza uno specifico mandato ad impugnare, qualora l'imputato avesse in precedenza conferito una procura speciale per la definizione del processo con un rito alternativo. Tale procura, infatti, equivale a una presenza legale dell'imputato, rendendo inapplicabili le norme più stringenti previste per chi è giudicato in absentia. La Corte ha annullato la decisione di inammissibilità della Corte d'Appello, rinviando gli atti per il giudizio.
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Nullità udienza preliminare: cosa succede al processo
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di condanna per un vizio procedurale fondamentale: la nullità dell'udienza preliminare. La notifica dell'udienza era stata inviata al precedente difensore, nonostante la nomina di un nuovo legale fosse stata formalmente depositata. La Corte ha stabilito che un'attestazione di cancelleria non può essere ignorata per mero sospetto, ma richiede una smentita formale. Tale errore ha comportato la nullità assoluta di tutto il processo e la revoca delle statuizioni civili, con conseguente estinzione del reato per prescrizione.
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Legittimo impedimento difensore: rinvio udienza
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza della Corte d'Appello che aveva dichiarato inammissibile un'istanza di ricusazione. La decisione della Cassazione si fonda sul mancato accoglimento di una richiesta di rinvio per legittimo impedimento del difensore. La sentenza sottolinea che il diritto alla difesa deve essere garantito anche nei procedimenti a partecipazione facoltativa, come quelli in camera di consiglio, quando il legale manifesta la volontà di essere presente. La Corte ha stabilito che negare il rinvio in presenza di un legittimo impedimento difensore costituisce una violazione del diritto al contraddittorio e a un equo processo, invalidando gli atti successivi.
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Termine suppletivo impugnazione: no con rito abbreviato
La Cassazione ha rigettato il ricorso di un imputato che chiedeva il termine suppletivo impugnazione di 15 giorni. La Corte ha stabilito che chi sceglie il rito abbreviato è considerato 'presente' ai fini processuali, escludendo così l'applicazione del termine aggiuntivo previsto per gli assenti, anche se la richiesta del rito era anteriore alla Riforma Cartabia.
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Istanza via PEC: inammissibile nel processo penale
Un condannato chiede il rinvio di un'udienza per legittimo impedimento, inviando un'istanza via PEC due giorni prima. La Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. Motivi: nel processo penale, l'istanza via PEC da parte privata non è una forma di comunicazione valida; inoltre, la richiesta di rinvio per legittimo impedimento presuppone una espressa volontà di presenziare, che mancava, ed è stata presentata fuori termine.
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