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Art. 41 Codice Penale

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Responsabilità PA dipendente: quando lo Stato risponde?
La Corte di Cassazione esclude la responsabilità PA dipendente nel caso di un duplice omicidio seguito da suicidio commesso da un agente. Si è ritenuto che l'atto fosse uno sviluppo anomalo e imprevedibile delle sue funzioni, interrompendo così il nesso di occasionalità necessaria con il servizio.
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Recesso contratto preliminare: vincolo non dichiarato
La Corte di Cassazione conferma la legittimità del recesso dal contratto preliminare da parte del promissario acquirente. La causa è la mancata comunicazione da parte del venditore di un vincolo storico-artistico sull'immobile, un'omissione considerata grave inadempimento, nonostante il venditore avesse garantito l'assenza di oneri. La Corte ha stabilito che tale condotta viola l'obbligo di buona fede e giustifica la richiesta di restituzione del doppio della caparra.
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Responsabilità banca modello 231: il caso in Cassazione
Il fallimento di una società ha citato in giudizio un istituto di credito, accusandolo di concorso negli illeciti commessi dai suoi ex amministratori per la violazione delle norme antiriciclaggio. Dopo il rigetto nei primi due gradi di giudizio, la Corte di Cassazione ha riconosciuto la rilevanza della questione sulla responsabilità banca modello 231, rinviando il caso alla pubblica udienza per la mancanza di precedenti specifici e l'importanza di stabilire un principio di diritto.
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Responsabilità del vicino: quando scatta il risarcimento
Un'ordinanza della Cassazione chiarisce la responsabilità del vicino per l'interruzione di utenze e altri danni. Il caso riguarda una disputa tra proprietari confinanti, in cui uno ha interrotto le condutture dell'altro. La Corte ha confermato la condanna basandosi sul principio del "più probabile che non", stabilendo che la responsabilità del vicino sussiste quando la sua azione è la causa più probabile del danno, anche in presenza di altre ipotesi meno verosimili. La decisione ribadisce anche l'applicabilità del principio di non contestazione in appello.
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Danno da mora: onere della prova e liquidazione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 22441/2025, interviene sul tema del danno da mora nelle obbligazioni di valore. Il caso riguarda un proprietario terriero che ha subito un danno a causa della condotta di un Comune, il quale aveva esaurito la volumetria edificabile di un comprensorio approvando i piani di altri proprietari. La Corte ha stabilito un nuovo principio di diritto per la liquidazione di tale danno, affermando che deve essere calcolato applicando al capitale rivalutato il saggio di rendimento netto dei BOT annuali, salvo prova di un danno maggiore o minore. Viene così superato il precedente orientamento che liquidava il danno applicando semplicemente il saggio degli interessi legali.
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Responsabilità custode: risarcimento per caduta su buca
La sentenza del Tribunale di Ancona, n. 178/2024, affronta il tema della responsabilità custode di un Comune per la caduta di una cittadina a causa di una buca stradale. Pur riconoscendo la responsabilità dell'ente ex art. 2051 c.c., il giudice ha ridotto il risarcimento di 1/3, ravvisando un concorso di colpa della danneggiata per non aver prestato la dovuta attenzione a un'insidia prevedibile.
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Termine essenziale nel preliminare: le conseguenze
La Corte d'Appello riforma una sentenza di primo grado, stabilendo che il mancato rispetto del termine essenziale in un contratto preliminare di vendita immobiliare costituisce un inadempimento grave. La promissaria acquirente, costretta a trovare un'altra sistemazione, non ha rinunciato a far valere i suoi diritti. La Corte ha dichiarato la risoluzione del contratto per colpa della promittente venditrice, che non aveva ottenuto in tempo l'autorizzazione alla vendita per le quote dei figli minori, e dell'agenzia immobiliare, per non aver informato correttamente l'acquirente. Entrambe sono state condannate in solido a restituire caparra e provvigioni e a risarcire i danni.
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Concausa di lesione: indennizzo totale per infortunio
Una docente, a seguito di un infortunio sul lavoro, riportava una lesione alla spalla. L'istituto assicuratore e il Tribunale di primo grado negavano l'indennizzo per i postumi permanenti, attribuendoli a una patologia preesistente. La Corte d'Appello ha riformato la decisione, stabilendo che quando l'infortunio agisce come concausa di lesione su una condizione preesistente, generando un danno indivisibile, l'indennizzo deve coprire l'intera invalidità risultante (8% nel caso di specie) e non solo una parte.
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Azione di regresso: condanna per amianto e prescrizione
Un ente previdenziale ha esercitato un'azione di regresso contro una società datrice di lavoro per recuperare le somme versate agli eredi di un lavoratore deceduto per un carcinoma dovuto all'esposizione all'amianto. La società si è difesa eccependo la prescrizione del diritto. Il Tribunale ha respinto l'eccezione, ritenendo che la prescrizione fosse stata validamente interrotta. Ha inoltre affermato la responsabilità della società, basandosi su una precedente sentenza e riducendo l'importo dovuto di un terzo a causa del concorso di colpa del lavoratore (tabagismo).
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Concorso di colpa: pedone e scooter 50% responsabili
Un pedone, investito da uno scooter mentre attraversava con il semaforo rosso, era stato ritenuto unico responsabile in primo grado. La Corte d'Appello ha riformato la decisione, stabilendo un concorso di colpa al 50%. La Corte ha ritenuto che, nonostante l'imprudenza del pedone, il conducente del motociclo non avesse adottato la massima cautela richiesta dalle trafficate condizioni stradali, non superando così la presunzione di responsabilità a suo carico.
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Danno da infiltrazioni: il nesso di causa è decisivo
Una società ha citato in giudizio un condominio per un danno da infiltrazioni, attribuendone la causa a un canale di scolo condominiale. La Corte d'Appello ha respinto la richiesta, confermando la decisione di primo grado. La Consulenza Tecnica d'Ufficio (CTU) ha dimostrato che la causa più probabile del danno era un difetto di impermeabilizzazione di un lucernaio di proprietà della stessa società danneggiata, escludendo la responsabilità del condominio per assenza del nesso di causa.
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Incendio camper: la responsabilità del proprietario
La Corte d'Appello di Genova ha confermato la responsabilità del proprietario di un camper per un incendio divampato a seguito di operazioni di manutenzione su una bombola del gas. La sentenza chiarisce che la responsabilità civile si basa sul criterio del 'più probabile che non', anche in caso di assoluzione in sede penale. L'incendio non è stato qualificato come sinistro da circolazione stradale. L'appello della compagnia assicurativa contro il gestore dell'area di sosta è stato dichiarato inammissibile per carenza di interesse, non avendo proposto azione di rivalsa.
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Responsabilità del locatore: esplosione gas e concorso
La Corte d'Appello ha confermato la condanna al risarcimento danni a carico del proprietario di un immobile a seguito di una grave esplosione di gas. Nonostante la possibile colpa dell'inquilino nella manipolazione di un tubo, la Corte ha stabilito che i gravi difetti preesistenti dell'impianto a gas costituivano una causa concorrente del disastro. La decisione chiarisce i confini della responsabilità del locatore (ex art. 2051 c.c.) in presenza di un concorso di cause, affermando che la condotta del conduttore non era tale da interrompere il nesso causale con le mancanze strutturali dell'immobile.
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