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Art. 41-bis Ord. pen. (legge 26 luglio 1975 n. 354)

Colloqui 41-bis: sicurezza vs famiglia, decide la Cassazione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di due fratelli detenuti in regime speciale che chiedevano di effettuare colloqui visivi e telefonici con i genitori, anch'essi detenuti. La decisione conferma il diniego del Tribunale, basato sul parere negativo della Direzione Distrettuale Antimafia. Secondo la Corte, le esigenze di sicurezza e il rischio di comunicazioni illecite tra membri della stessa organizzazione criminale prevalgono sul diritto ai rapporti familiari, legittimando il diniego ai colloqui 41-bis in questo specifico contesto.
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Regime 41-bis: Cassazione su proroga e pericolosità
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 14329/2024, ha respinto il ricorso di un detenuto condannato all'ergastolo contro la proroga del regime 41-bis. La Corte ha stabilito che per la proroga non è necessaria la prova di contatti attuali con l'associazione criminale, ma è sufficiente la ragionevole probabilità di collegamenti, basata sulla storia criminale, sul ruolo apicale ricoperto e sulla persistente pericolosità sociale del soggetto.
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Video colloqui 41-bis: diritto anche in pandemia
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Ministero della Giustizia, confermando il diritto di un detenuto in regime speciale a effettuare video colloqui. La sentenza stabilisce che la normativa emergenziale per la pandemia Covid-19 ha creato una condizione di oggettiva difficoltà per le visite in presenza, legittimando così l'uso dei video colloqui 41-bis come strumento per garantire il fondamentale diritto del detenuto a mantenere i legami familiari.
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Regime 41-bis: quando è legittima la proroga?
Un detenuto condannato all'ergastolo per reati di stampo mafioso ha impugnato la proroga del regime 41-bis, sostenendo l'assenza di collegamenti attuali con il clan. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che per la proroga del cosiddetto "carcere duro" non è richiesta la prova certa dei contatti, ma è sufficiente una ragionevole probabilità basata su un quadro indiziario coerente, che nel caso di specie includeva il ruolo apicale del soggetto, l'operatività del clan e i tentativi di comunicazione.
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Regime 41-bis: proroga senza nuovi fatti di reato
La Corte di Cassazione ha esaminato un ricorso contro la proroga del regime 41-bis. I difensori lamentavano la mancata valutazione dell'attualità della pericolosità del detenuto. La Corte ha respinto il ricorso, affermando che per la proroga non sono necessari fatti sopravvenuti, essendo sufficiente la permanenza delle condizioni di pericolo originarie, purché la decisione sia adeguatamente motivata. Il controllo della Cassazione è limitato alla violazione di legge e non può estendersi al merito della valutazione sulla pericolosità.
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Detenzione telefono in carcere: quando è reato?
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un detenuto trovato in possesso di un telefono cellulare. Secondo la Suprema Corte, la semplice detenzione telefono in carcere è sufficiente a integrare il reato previsto dall'art. 391-ter del codice penale, poiché il possesso del dispositivo presuppone la sua precedente 'ricezione', una delle condotte punite dalla norma, non essendo necessario dimostrarne l'effettivo utilizzo per le comunicazioni.
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Interesse a impugnare: Cassazione annulla decisione
Un detenuto in regime 41-bis ha richiesto dei documenti per opporsi al decreto di proroga del regime speciale. Il Tribunale di Sorveglianza ha accolto la richiesta, ma la Corte di Cassazione ha annullato tale decisione. La Suprema Corte ha rilevato una carenza sopravvenuta dell'interesse a impugnare, poiché il procedimento principale di opposizione al decreto era già stato definito in modo irrevocabile, rendendo la richiesta di documenti priva di qualsiasi utilità pratica.
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