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Art. 39, primo comma, lett. d), del d.P.R. n. 600 del 1973

Accertamenti bancari: come superare la presunzione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 33704/2023, ha rigettato il ricorso di un contribuente contro degli accertamenti bancari. Il contribuente sosteneva che le movimentazioni sul suo conto fossero state effettuate dal padre. La Corte ha ribadito che, per superare la presunzione legale di reddito, il contribuente deve fornire una prova analitica e rigorosa per ogni singola operazione, dimostrando la sua non inerenza ad attività imponibili. La semplice delega di firma a un familiare non è una difesa sufficiente.
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Accertamento analitico-induttivo: quando è legittimo?
Una società immobiliare impugna un avviso di accertamento per sottofatturazione. La Cassazione conferma la legittimità dell'accertamento analitico-induttivo, basato sull'anti-economicità della vendita in perdita, ritenendolo un indizio grave, preciso e concordante che sposta l'onere della prova sul contribuente.
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Accertamento socio e giudicato: la sentenza non vincola
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 17531/2024, ha stabilito che un accertamento socio non può fondarsi su una sentenza non definitiva emessa nei confronti della società. La Corte ha cassato la decisione che rideterminava il reddito di una socia sulla base di un accertamento societario non ancora passato in giudicato, riaffermando il principio fondamentale dell'articolo 2909 del codice civile.
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Accertamento studi di settore: la Cassazione decide
Una società di ristorazione ha impugnato un avviso di accertamento fiscale basato sugli studi di settore. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando la legittimità dell'operato dell'Amministrazione finanziaria. La sentenza ribadisce che l'accertamento studi di settore si fonda su presunzioni semplici che il contribuente ha l'onere di superare con prove concrete durante il contraddittorio. Viene inoltre chiarito che le garanzie procedurali previste per le verifiche in loco non si applicano a questa tipologia di accertamento.
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Accertamento bancario terzi: quando è legittimo?
Una recente ordinanza della Corte di Cassazione stabilisce la legittimità dell'accertamento bancario terzi. Le indagini fiscali possono estendersi ai conti correnti di familiari e soci, a condizione che l'Amministrazione Finanziaria fornisca elementi indiziari concreti che colleghino tali conti all'attività d'impresa. La mera contabilità formalmente corretta non è sufficiente a invalidare un accertamento fondato su presunzioni gravi, precise e concordanti.
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Presunzione distribuzione utili in società ristrette
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 7899/2025, si è pronunciata su un caso di accertamento IRPEF a carico di un socio di una società a ristretta base societaria. La Corte ha confermato la legittimità della presunzione di distribuzione degli utili extracontabili ai soci, chiarendo che la ristrettezza della compagine sociale è di per sé un elemento sufficiente a fondare l'accertamento. Ha inoltre ribadito i presupposti per il raddoppio dei termini di accertamento in presenza di reati tributari. Infine, ha accolto il ricorso del contribuente limitatamente all'applicazione delle sanzioni, cassando la sentenza con rinvio per l'applicazione del principio del 'favor rei', in virtù di una normativa sanzionatoria più favorevole sopravvenuta.
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Antieconomicità gestione: legittimo l’accertamento
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società contro un avviso di accertamento. L'ordinanza stabilisce che la contestazione di antieconomicità della gestione è di per sé sufficiente a fondare la pretesa fiscale e a invertire l'onere della prova, spostandolo sul contribuente, il quale deve dimostrare la logica economica delle proprie scelte commerciali.
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Presunzione distribuzione utili: la Cassazione conferma
Una società di costruzioni e i suoi partner hanno contestato avvisi di accertamento per redditi non dichiarati. La Corte di Cassazione ha respinto i loro ricorsi, confermando la legittimità dell'operato del Fisco. La Corte ha ribadito la validità della presunzione distribuzione utili ai soci nelle società a ristretta base partecipativa, invertendo l'onere della prova a carico dei contribuenti, i quali devono dimostrare il reinvestimento degli utili. La decisione ha inoltre validato la motivazione degli atti per relationem a un verbale della Guardia di Finanza.
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