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Art. 39 L. 724/1994

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Condono edilizio vs demolizione: quando la sanatoria è nulla
Il caso riguarda un privato cittadino che si è opposto all'ordine di demolizione di un immobile abusivo, sostenendo di aver ottenuto dal Comune un regolare condono edilizio. Il Tribunale ha tuttavia disapplicato la sanatoria comunale, rilevando che i lavori di ampliamento di 27 metri quadri erano stati completati nelle parti essenziali (come il solaio di copertura) solo nel 1997, ben oltre la scadenza di legge fissata al 31 dicembre 1993. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, respingendo il ricorso del proprietario. I giudici hanno chiarito che la norma di favore che estende il condono edilizio alle opere non ultimate a causa di un sequestro si applica solo alle strutture già realizzate al momento del blocco e alle rifiniture strettamente necessarie, e non a nuovi ampliamenti strutturali eseguiti successivamente.
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Condono edilizio: no alla sanatoria se il frazionamento è finto
Un proprietario ha impugnato l'ordine di demolizione di una palazzina abusiva, sostenendo di aver ottenuto sei titoli di sanatoria grazie al frazionamento dell'immobile in sei appartamenti concessi in comodato ai familiari. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando l'illegittimità dei permessi comunali. I giudici hanno chiarito che il condono edilizio non può essere ottenuto aggirando il limite volumetrico di 750 metri cubi tramite la fittizia suddivisione di un unico edificio tra parenti sprovvisti di un reale titolo di proprietà o di un contratto che li autorizzasse a compiere i lavori. Di conseguenza, l'ordine di demolizione resta pienamente valido ed efficace.
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Ordine di demolizione: quando la casa abusiva passa al Comune
Il caso riguarda un cittadino che ha chiesto la revoca di un ordine di demolizione per un immobile abusivo, sostenendo la condonabilità dell'opera originaria nonostante la successiva costruzione di altre opere non dichiarate. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che l'ordine di demolizione non può essere revocato se il Comune ha già acquisito l'immobile al proprio patrimonio a causa dell'inadempimento del proprietario. Con la perdita della proprietà del bene, infatti, il privato perde l'interesse giuridico a contestare la demolizione, a meno che non intenda provvedere spontaneamente all'abbattimento a proprie spese.
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Demolizione manufatto abusivo: guida alla sentenza
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dagli eredi di un proprietario terriero contro l'ordine di demolizione manufatto abusivo. La sentenza chiarisce che l'inottemperanza all'ordine di demolizione entro 90 giorni determina l'acquisizione automatica del bene al patrimonio comunale. Di conseguenza, i precedenti proprietari perdono ogni interesse giuridico a impugnare i provvedimenti esecutivi, diventando terzi estranei rispetto alle vicende dell'immobile ormai pubblico.
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Condono edilizio: limiti cubatura e demolizione
La Corte di Cassazione ha confermato l'ordine di demolizione per un immobile abusivo, respingendo il ricorso di un privato che invocava il condono edilizio. La decisione si fonda sul superamento del limite volumetrico di 750 metri cubi previsto dalla legge. La Corte ha precisato che l'edificio deve essere considerato come un complesso unitario, sommando le cubature di tutte le unità che lo compongono. Inoltre, è stato stabilito che interventi di demolizione parziale eseguiti dopo la scadenza dei termini non rendono l'opera sanabile. Infine, i giudici hanno ribadito che il diritto all'abitazione ex art. 8 CEDU non protegge chi edifica consapevolmente in violazione delle norme urbanistiche.
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Condono edilizio: no a lavori per sanare l’abuso
La Corte di Cassazione ha stabilito l'inammissibilità di un ricorso contro un ordine di demolizione. Il ricorrente sosteneva di aver ottenuto un condono edilizio, ma la Corte ha chiarito che non è possibile sanare un'opera abusiva eseguendo modifiche dopo la data limite fissata dalla legge. Un nulla osta paesaggistico condizionato a tali lavori postumi è quindi inefficace ai fini del condono edilizio.
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Condono edilizio: no a sanatorie con lavori postumi
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un proprietario contro la revoca della sospensione di un ordine di demolizione. Il caso verteva sulla pretesa di rendere un immobile abusivo sanabile attraverso interventi successivi ai termini del condono edilizio. La Corte ha ribadito che i requisiti per il condono devono sussistere alla data di scadenza prevista dalla legge e non possono essere creati artificialmente in un secondo momento, definendo tali tentativi un aggiramento della disciplina legale.
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Ordine di demolizione: legittimità e terzi acquirenti
La Corte di Cassazione annulla un'ordinanza che aveva revocato un ordine di demolizione per un immobile abusivo. La Suprema Corte stabilisce che il giudice dell'esecuzione ha il dovere di verificare la legittimità del condono edilizio, specie se ottenuto con un frazionamento fraudolento delle domande per eludere i limiti volumetrici. L'ordine di demolizione, avendo natura reale e ripristinatoria, si applica anche al terzo acquirente, indipendentemente dalla sua buona fede.
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Ordine di demolizione: nullo il condono dopo l’acquisizione
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza che revocava un ordine di demolizione per un immobile abusivo. La domanda di condono era stata presentata dalla precedente proprietaria quando il bene era già stato acquisito di diritto dal Comune per mancata ottemperanza a un precedente ordine di demolizione. La Corte ha stabilito che la domanda di sanatoria, provenendo da un soggetto non più legittimato, è inefficace, rendendo nuovamente operativo l'ordine di demolizione del giudice penale.
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