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Art. 39, d.P.R. 29 settembre 1973, n. 600

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Costi operazioni inesistenti: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di costi operazioni inesistenti, annullando la decisione di una corte di merito. Il caso riguardava una società vinicola che aveva dedotto costi da fatture emesse da società fittizie, alcune delle quali tramite un'azienda intermediaria. La corte inferiore aveva erroneamente riqualificato le operazioni da 'oggettivamente inesistenti' a 'soggettivamente inesistenti', permettendo la deduzione dei costi. La Cassazione ha censurato questa conclusione per la sua palese contraddittorietà, ribadendo che i costi per operazioni oggettivamente inesistenti non sono mai deducibili e ha rinviato il caso per un nuovo esame.
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Inerenza dei costi: la prova spetta al contribuente
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha rigettato il ricorso di una società, confermando che l'onere della prova sull'inerenza dei costi spetta interamente al contribuente. La Corte ha ritenuto inattendibili le dichiarazioni 'postume' dei fornitori, presentate come giustificativo per costi promozionali, sottolineando che prove prodotte tardivamente, senza data certa e di contenuto identico, non sono sufficienti a dimostrare la loro effettiva connessione con l'attività d'impresa. La decisione ribadisce principi consolidati in materia di deducibilità dei costi ai fini delle imposte dirette e dell'IVA.
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Giudicato penale assolutorio: effetti nel processo
Un'ordinanza della Corte di Cassazione ha disposto il rinvio a nuovo ruolo di una causa fiscale relativa a un avviso di accertamento per esterovestizione. La decisione è motivata dalla necessità di attendere le pronunce delle Sezioni Unite e della Corte Costituzionale sull'efficacia del giudicato penale assolutorio nel processo tributario, dato che il contribuente era stato definitivamente assolto in sede penale per gli stessi fatti.
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Operazioni inesistenti: onere della prova e costi
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 21239/2025, interviene sul tema delle operazioni inesistenti. Il caso riguarda una società vinicola accusata di aver utilizzato fatture per acquisti mai avvenuti da società cartiere. La Corte ha cassato la decisione del giudice regionale, che aveva erroneamente riqualificato le operazioni come soggettivamente inesistenti, ammettendo la deducibilità dei costi. La Cassazione ha ribadito che, in caso di operazioni oggettivamente inesistenti, spetta all'Amministrazione finanziaria fornire la prova dell'inesistenza dell'operazione, anche tramite presunzioni. A quel punto, l'onere di provare l'effettività dell'operazione passa al contribuente, per il quale non è sufficiente esibire la fattura o la prova del pagamento.
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