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Art. 39, comma 1, d.P.R. 29 settembre 1973 n.600

Presunzione utili extrabilancio: Cassazione ribalta la CTR sul socio
L'Agenzia delle Entrate ha accertato un maggior reddito d'impresa a una società e, di conseguenza, un maggior reddito da partecipazione al socio di maggioranza, applicando la presunzione utili extrabilancio. Il socio ha contestato l'accertamento, sostenendo la mancata valida notifica dell'avviso alla società e l'inapplicabilità della presunzione senza ulteriori prove. La Commissione Tributaria Regionale ha accolto la tesi del socio. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'Agenzia. Ha ritenuto inammissibile la contestazione sulla notifica, poiché sollevata tardivamente. Ha ribadito la legittimità della presunzione utili extrabilancio per le società a ristretta base sociale, spostando l'onere della prova sul socio. La sentenza della CTR è stata cassata e rinviata per un nuovo esame.
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Inerenza dei costi: la Cassazione chiarisce i limiti
Un professionista si è visto negare la deducibilità di costi per centinaia di migliaia di euro, ritenuti non inerenti alla sua attività. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 12019/2024, ha respinto il ricorso, chiarendo il principio di inerenza dei costi. La Corte ha stabilito che spetta al contribuente dimostrare il collegamento tra le spese sostenute e gli obiettivi professionali, non essendo sufficiente la mera registrazione contabile. Costi sproporzionati e antieconomici, in assenza di una valida giustificazione strategica, sono indici della mancanza di inerenza.
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Esenzione IVA trasporto persone: la Cassazione decide
La Cassazione conferma l'esenzione IVA trasporto persone per una società di trasporto marittimo, anche se il servizio ha finalità turistiche. Decisiva l'assenza di servizi aggiuntivi e l'applicazione retroattiva di una norma di interpretazione autentica. Tuttavia, il caso è rinviato per la valutazione della deducibilità di alcuni costi.
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Accertamento induttivo: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di un accertamento induttivo puro emesso dall'Agenzia delle Entrate nei confronti di una società con contabilità giudicata gravemente inattendibile. La sentenza chiarisce che in tali circostanze, il Fisco può utilizzare 'presunzioni supersemplici' e dati extracontabili, anche relativi a periodi d'imposta diversi, per ricostruire il reddito, rigettando le doglianze del contribuente.
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Operazioni inesistenti: onere della prova per il Fisco
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 20191/2024, ha chiarito la ripartizione dell'onere della prova in caso di operazioni inesistenti. L'Amministrazione finanziaria deve fornire elementi presuntivi, anche semplici, per contestare l'operazione. A quel punto, spetta al contribuente dimostrare l'effettiva esistenza della transazione, non essendo sufficiente la sola esibizione di fatture e mezzi di pagamento. La Corte ha cassato la sentenza di merito che si era basata solo sulla prova del pagamento tramite assegni.
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Presunzione distribuzione utili: quando è legittima?
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di un accertamento fiscale basato sulla presunzione di distribuzione utili extra-contabili a un socio di S.r.l. Anche se i fondi neri rientrano nella contabilità aziendale, se ciò avviene tramite registrazioni fittizie come 'finanziamenti soci' allo scopo di mascherarne l'origine e consentirne il prelievo, la presunzione resta valida. Il contribuente non è riuscito a fornire la prova contraria sull'effettività di tali finanziamenti, vedendo così respinto il proprio ricorso.
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Fatture per operazioni inesistenti: il rinvio in Cassazione
L'Amministrazione Finanziaria ha contestato una decisione di merito favorevole a una società, accusata di aver utilizzato fatture per operazioni inesistenti. In Cassazione, è emersa una sentenza penale irrevocabile di assoluzione per il legale rappresentante della società. Data la complessità della questione, in particolare riguardo l'efficacia del giudicato penale nel processo tributario, la Suprema Corte ha emesso un'ordinanza interlocutoria, rinviando la causa a una pubblica udienza per un esame approfondito, senza decidere nel merito.
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Operazioni inesistenti: la prova spetta al contribuente
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 6200/2025, ha rigettato il ricorso di alcuni contribuenti contro un avviso di accertamento per operazioni inesistenti. La Corte ha ribadito che, una volta che l'Amministrazione Finanziaria fornisce elementi presuntivi (gravi, precisi e concordanti) sulla fittizietà delle operazioni, l'onere della prova si sposta sul contribuente. Quest'ultimo deve dimostrare l'effettiva esistenza delle transazioni, e a tal fine non sono sufficienti le sole fatture o la prova dei pagamenti. L'ordinanza chiarisce anche i principi sulla successione dei soci nei debiti della società cancellata.
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