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Art. 388 Codice Penale

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Vendita bene pignorato: quando è reato? Cassazione
La Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un uomo che aveva effettuato la vendita di un bene pignorato (un veicolo). Anche se rintracciabile, l'atto crea ostacoli alla procedura esecutiva, configurando il reato di mancata esecuzione di un provvedimento del giudice.
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Emissione fatture false: la Cassazione conferma la condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un imprenditore per l'emissione di fatture false e l'occultamento di documenti contabili. La sentenza chiarisce che per il reato è sufficiente il dolo specifico di consentire a terzi l'evasione, anche se questa non si realizza. Rigettati tutti i motivi di ricorso, inclusi quelli sulla validità degli accertamenti fiscali e sull'applicazione della recidiva.
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Ricorso inammissibile: quando è manifestamente infondato
Un soggetto condannato per mancata esecuzione dolosa di un provvedimento del giudice (art. 388 c.p.) ha presentato ricorso in Cassazione, adducendo come giustificazione il caso fortuito o la forza maggiore. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, in quanto manifestamente infondato e meramente riproduttivo di censure già adeguatamente respinte dalla Corte d'Appello con motivazione logica e completa. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Elezione di domicilio: valida notifica all’avvocato
Una società creditrice interveniva in una procedura esecutiva, ma la sua notifica di estensione del pignoramento veniva annullata perché effettuata presso l'avvocato della società debitrice. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, affermando che in assenza di limitazioni espresse, l'elezione di domicilio presso il legale con procura generale è valida per tutti gli atti del processo, garantendo la speditezza della procedura.
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Sequestro conservativo: no senza diritto al mantenimento
In una complessa vicenda di separazione, un marito richiede in appello un sequestro conservativo sui beni della moglie per garantire un futuro assegno di mantenimento. La Corte d'Appello di Roma rigetta l'istanza, chiarendo che, se il Tribunale di primo grado ha già negato il diritto al mantenimento, viene a mancare il requisito del 'fumus boni iuris', indispensabile per concedere il sequestro conservativo.
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Esenzione imposta pubblicità: il caso dei centri commerciali
Un consorzio che gestisce un centro commerciale ha contestato un avviso di accertamento per l'imposta comunale sulla pubblicità relativa a cartelli posti all'interno della struttura. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che l'esenzione imposta pubblicità, ai sensi dell'art. 17, lett. a) del D.Lgs. 507/1993, si applica a tutti i messaggi diffusi all'interno di uno spazio commerciale, indipendentemente dalla loro dimensione o dalla presenza di un logo, poiché il cliente si trova già nel luogo di vendita.
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Impugnazione delibera comunione: i termini decadenza
Un partecipante a una comunione ha citato in giudizio l'amministratore per ottenere il risarcimento dei danni a seguito dell'interruzione della fornitura d'acqua, disposta con delibera assembleare per presunta morosità. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che, a differenza del condominio, nella comunione non si applica il vizio di eccesso di potere. La mancata impugnazione della delibera comunione entro il termine di decadenza di 30 giorni la rende definitiva, precludendo qualsiasi successiva richiesta di risarcimento nei confronti dell'amministratore che l'ha eseguita.
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