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Art. 383 Codice di Procedura Civile — Sezione Prima Civile

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Altri anni per Art. 383 Codice di Procedura Civile

Indennizzo beni estero: giudicato e motivazione
In una complessa vicenda sull'indennizzo per beni confiscati all'estero, la Corte di Cassazione cassa la sentenza d'appello. La decisione è stata annullata per aver violato una statuizione ormai definitiva sul valore di un immobile (giudicato interno) e per aver fornito una motivazione solo apparente sul calcolo dell'avviamento commerciale e sulla decorrenza degli interessi, non rispettando i principi di diritto precedentemente fissati dalla stessa Corte Suprema.
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Cessazione materia del contendere: accordo e sentenza
Una società sportiva, condannata in appello a risarcire un'altra società per oltre 14 milioni di euro a causa di illeciti gestionali, ha presentato ricorso in Cassazione. Durante il giudizio, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo, risolvendo la controversia. La Corte di Cassazione, prendendo atto dell'accordo, ha dichiarato la cessazione della materia del contendere, stabilendo che ciò comporta la perdita di efficacia della sentenza impugnata e compensando le spese legali.
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Adozione casi particolari: sì anche con conflitto
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione della Corte d'Appello che concedeva l'adozione in casi particolari di un minore al genitore d'intenzione, ex partner della madre biologica. La Suprema Corte ha stabilito che né il dissenso della madre biologica né la forte conflittualità tra le parti possono impedire l'adozione, quando questa risponde al superiore interesse del minore di mantenere un legame affettivo stabile e significativo con entrambe le figure genitoriali. Anche un'interruzione dei rapporti, se causata da comportamenti ostat tweetingivi del genitore biologico, non è considerata un fattore decisivo contro l'adozione.
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Giurisdizione giudice ordinario: il caso dei trasporti
Una società di trasporti ha citato in giudizio un Comune per ottenere l'adeguamento dei compensi dovuti per un servizio pubblico in concessione. I tribunali di primo e secondo grado avevano negato la propria competenza, indicando quella del giudice amministrativo. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, affermando la giurisdizione del giudice ordinario. La motivazione risiede nel fatto che la richiesta della società si basava sull'applicazione di parametri normativi predeterminati, configurando un diritto soggettivo al pagamento, senza che l'ente pubblico esercitasse alcun potere discrezionale.
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Aliquota IVA appalti pubblici: quale applicare?
In un complesso caso riguardante un appalto pubblico interrotto da fallimento, la Corte di Cassazione esamina la corretta aliquota IVA da applicare. La controversia nasce dalla richiesta di pagamento per lavori eseguiti prima del fallimento, dove la società creditrice chiedeva l'applicazione della maggiore aliquota IVA vigente al momento del potenziale pagamento, anziché quella in vigore al tempo del contratto. La Corte, nel rigettare il ricorso, ha confermato la decisione della corte d'appello, stabilendo che la richiesta di una maggiore aliquota IVA appalti pubblici non era ammissibile in quanto costituiva una modifica della domanda originaria, i cui limiti erano stati fissati dal decreto ingiuntivo iniziale che già comprendeva l'IVA all'aliquota originaria.
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IVA Appalti Pubblici: la Cassazione chiarisce
In una complessa vicenda legale originata da un contratto pubblico del 1988 e segnata dal fallimento della ditta appaltatrice, la Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società cessionaria del credito. La Corte ha stabilito due principi fondamentali in materia di IVA Appalti Pubblici: 1) l'aliquota IVA applicabile è quella in vigore al momento dell'esecuzione dei lavori (fatto generatore) e non quella vigente al successivo momento del pagamento; 2) ha negato l'applicazione di tassi di interesse speciali previsti per gli appalti di opere pubbliche, qualificando il rapporto come concessione di costruzione, a cui tali norme non si estendono.
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Risoluzione contratto appalto: quando è grave l’errore?
La Corte di Cassazione si è pronunciata sulla risoluzione contratto appalto tra un ente previdenziale e una società fornitrice. A causa di un errore procedurale della fornitrice, un concorso pubblico è stato annullato. La Corte ha confermato che l'inadempimento era sufficientemente grave da giustificare la risoluzione, in quanto ha minato le regole di segretezza e imparzialità della procedura. Ha inoltre stabilito che i danni risarcibili includono le indennità di missione pagate ai dipendenti, e ha chiarito importanti principi procedurali sul giudizio di rinvio e sulla riproponibilità delle domande assorbite, come quella di manleva assicurativa.
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Legittimazione passiva sindaco: chi citare in giudizio?
Un cittadino ha richiesto l'iscrizione anagrafica, citando in giudizio il Comune. La Corte di Cassazione ha annullato l'intero processo, chiarendo la questione della legittimazione passiva del sindaco. Poiché in materia anagrafica il sindaco agisce come Ufficiale di Governo, la causa doveva essere intentata contro il Ministero dell'Interno (Stato) e non contro l'ente comunale. L'errata identificazione del convenuto ha reso nullo il giudizio sin dall'inizio.
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Cessazione materia del contendere: le conseguenze
Un'azienda televisiva, dopo aver perso in primo e secondo grado una causa contro un Ente Regionale per la revoca di un finanziamento, ha presentato ricorso in Cassazione. Durante il giudizio, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo. La Corte di Cassazione, applicando un orientamento consolidato, ha dichiarato il ricorso inammissibile per cessazione della materia del contendere, chiarendo che la transazione sostituisce la sentenza impugnata, impedendole di diventare definitiva.
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Occupazione usurpativa: quando si calcola il danno?
In una complessa vicenda di occupazione usurpativa di un terreno privato da parte di enti pubblici, la Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale: il risarcimento del danno non va calcolato al momento della trasformazione fisica del bene, ma alla data della domanda giudiziale con cui il proprietario rinuncia alla restituzione e chiede l'indennizzo. La Corte ha annullato la precedente decisione per aver errato nella data di valutazione e per non aver adeguatamente considerato le critiche alla perizia tecnica sulla superficie sottratta, rinviando il caso per un nuovo esame.
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Cessazione materia del contendere: effetti dell’accordo
La Corte di Cassazione dichiara la cessazione della materia del contendere in una controversia immobiliare-fallimentare a seguito di un accordo transattivo tra le parti. L'ordinanza stabilisce che tale accordo, intervenuto durante il giudizio di legittimità, comporta la perdita di efficacia della sentenza impugnata, evidenziando il potere delle parti di definire la lite in ogni fase del processo. La decisione chiarisce inoltre che in questi casi non si applica il raddoppio del contributo unificato.
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Indennità di espropriazione: i costi di urbanizzazione
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza della Corte d'Appello relativa alla determinazione dell'indennità di espropriazione per un'area destinata a insediamenti produttivi. La decisione è stata cassata a causa di una 'motivazione apparente' riguardo al calcolo dei costi di urbanizzazione e all'uso di fonti non verificabili per la stima del valore dei terreni. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame che dovrà basarsi su un'analisi trasparente e su dati controllabili, ribadendo che il giudice non può limitarsi a recepire acriticamente le conclusioni del perito tecnico.
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