La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 2038/2025, ha annullato un'ordinanza che concedeva la riparazione per ingiusta detenzione a un soggetto assolto. Il principio chiave affermato è che l'assoluzione non garantisce automaticamente il risarcimento. Il giudice della riparazione deve svolgere una valutazione autonoma e distinta da quella del processo penale, per accertare se l'interessato abbia contribuito con dolo o colpa grave a causare la propria detenzione. Se la condotta del soggetto ha indotto in errore l'autorità giudiziaria, il diritto all'indennizzo viene meno.
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