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Art. 376 Codice di Procedura Civile — Sezione Lavoro Civile

Altri anni per Art. 376 Codice di Procedura Civile

Fondo di garanzia INPS: accesso per società estinte
L'INPS ha impugnato la decisione che riconosceva a due lavoratori il diritto di accedere al Fondo di garanzia INPS per il recupero del TFR e delle ultime tre mensilità. Il datore di lavoro, una società di capitali, era stato dichiarato fallito e successivamente cancellato dal registro delle imprese, rendendo impossibile l'azione esecutiva diretta. L'ente previdenziale contesta la mancanza di un titolo giudiziale di accertamento del credito. La Corte di Cassazione ha disposto il rinvio della causa per valutare la rimessione della questione alle Sezioni Unite.
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Lavoro straordinario: il diritto alla retribuzione
Un operatore sanitario ha citato in giudizio un'Azienda Sanitaria Pubblica per il mancato pagamento di prestazioni rese per un servizio di 'dialisi estiva' tra il 2013 e il 2015. La Corte d'Appello aveva respinto la domanda, non riconoscendo la fattispecie come 'prestazioni aggiuntive' per mancanza dei requisiti autorizzativi. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 17641/2023, ha cassato la decisione, riqualificando la prestazione come lavoro straordinario. Ha stabilito che, ai sensi dell'art. 2126 c.c., il lavoro effettivamente prestato con il consenso del datore di lavoro deve essere sempre retribuito, indipendentemente dai vincoli di bilancio dell'ente.
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Sanzione conservativa: quando il CCNL salva il posto
La Cassazione conferma l'illegittimità di un licenziamento disciplinare, ritenendo la condotta del lavoratore punibile con una sanzione conservativa prevista dal CCNL. Il dipendente, rappresentante sindacale, era entrato in azienda fuori orario, ma senza violenza o danni. La Corte ha applicato la tutela reintegratoria attenuata basandosi sulle clausole del contratto collettivo.
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Revocazione sentenza Cassazione: quando è inammissibile
La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile la richiesta di revocazione di una sentenza della Cassazione relativa a degli adeguamenti pensionistici. I ricorrenti sostenevano che la Corte avesse commesso un errore di fatto, ignorando un debito preesistente stabilito da una sentenza del 1994. La Corte ha chiarito che non vi è stato alcun errore fattuale; la sua decisione precedente si basava sull'interpretazione giuridica secondo cui la successiva capitalizzazione del fondo pensione aveva estinto l'obbligazione di debito. Questo rappresenta un disaccordo su basi legali (errore di giudizio), non un motivo valido per la revocazione.
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Errore di fatto: revocare un’ordinanza Cassazione
La Corte di Cassazione ha respinto un ricorso per revocazione contro una propria ordinanza, chiarendo la netta distinzione tra l'errore di fatto, che consente la revocazione, e l'errore di giudizio, che non la ammette. Il caso riguardava una pretesa di pagamento per la perequazione di una pensione aziendale, che la Corte aveva già ritenuto estinta a seguito della capitalizzazione del fondo pensione. I ricorrenti lamentavano un errore di fatto, ma la Corte ha stabilito che le loro censure riguardavano in realtà l'interpretazione e la valutazione giuridica dei fatti, configurando un inammissibile tentativo di ottenere un nuovo giudizio nel merito.
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Errore di fatto revocazione: i limiti del riesame
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso per revocazione, chiarendo la distinzione tra errore di fatto ed errore di giudizio. Il caso riguardava la pretesa di alcuni pensionati al pagamento di adeguamenti pensionistici basati su un giudicato del 1994. La Corte ha stabilito che la successiva capitalizzazione della pensione integrativa ha costituito un fatto nuovo che ha estinto l'obbligazione, applicando il principio "rebus sic stantibus". La richiesta di errore di fatto per revocazione è stata respinta perché i ricorrenti contestavano l'interpretazione giuridica della Corte, non una svista percettiva sugli atti.
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Revocazione ordinanza: quando è inammissibile?
Un gruppo di pensionati ha richiesto la revocazione di un'ordinanza della Suprema Corte, sostenendo un errore di fatto in una complessa vicenda su pensioni integrative. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, specificando che la revocazione ordinanza è possibile solo per un'erronea percezione dei fatti processuali, non per un disaccordo sull'interpretazione giuridica o sulla valutazione delle prove, come l'effetto estintivo della capitalizzazione di una pensione.
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