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Art. 368 Codice Penale — Sezione Sesta Penale

Altri anni per Art. 368 Codice Penale

Droga nell’auto della rivale: confermato il reato di calunnia
Un agente locale e sua moglie hanno orchestrato una trappola contro la comandante del corpo per vendicarsi di un trasferimento lavorativo. La donna monitorava gli spostamenti della superiore durante gli allenamenti di pallavolo per consentire al marito di collocare cinque dosi di cocaina nella sua automobile. Una chiamata anonima alle forze dell'ordine ha fatto scattare i controlli. La Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità della complice per il reato di calunnia e per illecita detenzione di stupefacenti, evidenziando che anche chi fornisce indicazioni logistiche partecipa pienamente al piano punitivo. I giudici hanno respinto la tesi difensiva secondo cui la droga servisse solo a simulare un consumo personale. La Suprema Corte ha però annullato con rinvio la sentenza limitatamente al calcolo della pena per continuazione tra i reati.
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Reclamo contro archiviazione: il giudice non decide il merito
La Persona Offesa ha sporto querela per calunnia verso un altro soggetto. A seguito della richiesta di archiviazione formulata dal Pubblico Ministero, la Persona Offesa ha depositato tempestiva opposizione indicando indagini suppletive. Il Giudice per le indagini preliminari ha tuttavia archiviato il fascicolo con decreto, senza fissare l'udienza camerale. La Persona Offesa ha quindi proposto reclamo contro archiviazione davanti al Tribunale per violazione del contraddittorio. Il Tribunale ha dichiarato inammissibile il reclamo entrando direttamente nel merito della colpevolezza e valutando l'accusa insostenibile. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della Persona Offesa, stabilendo che il Tribunale ha compiuto un atto abnorme: il giudice del reclamo non possiede il potere di giudicare la fondatezza dell'accusa, ma deve unicamente controllare il rispetto formale delle garanzie procedurali dell'opposizione.
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Rinvio pregiudiziale sulla competenza: stop della Cassazione
Nel corso di un procedimento penale per calunnia a carico di un ex magistrato, il giudice dell'udienza preliminare ha attivato il rinvio pregiudiziale sulla competenza territoriale alla Corte di Cassazione, chiedendo di accertare se il processo spettasse a un diverso tribunale. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile la richiesta per due ragioni distinte. In primo luogo, lo strumento preventivo del rinvio pregiudiziale non si applica quando un primo giudice ha già emesso una sentenza di incompetenza: in questa situazione l'ordinamento consente soltanto il conflitto negativo di competenza tra uffici. In secondo luogo, la questione sollevata imponeva una valutazione di merito e l'accertamento di dati di fatto estranei al capo di imputazione, attività rigorosamente vietata nel giudizio di legittimità.
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Falsa denuncia di smarrimento: non c’è simulazione ma falso
Un autotrasportatore denuncia ai Carabinieri lo smarrimento della propria scheda di guida per ottenerne una seconda e aggirare i limiti orari di guida. In seguito a un incidente, le forze dell'ordine trovano la tessera originaria a bordo del suo veicolo. I giudici di merito lo condannano per simulazione di reato. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso e stabilisce che la falsa denuncia di smarrimento non configura una simulazione di reato, poiché la perdita di un oggetto non costituisce un fatto illecito e non innesca indagini penali. La Suprema Corte riqualifica tuttavia la condotta nel delitto di falsità ideologica commessa da privato in atto pubblico, in quanto la dichiarazione serviva a ottenere indebitamente il duplicato del documento. La responsabilità penale resta accertata in via definitiva, mentre gli atti tornano alla Corte d'appello per rideterminare la sanzione.
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Recidiva infraquinquennale: condanna annullata per vizio
I giudici di merito hanno condannato l'imputata per il delitto di calunnia, applicando la recidiva infraquinquennale sulla base di un vecchio precedente penale per violazione di sigilli. Tale aggravante comportava il prolungamento dei termini di prescrizione del reato, impedendone la dichiarazione di estinzione. L'imputata ha proposto ricorso per cassazione, lamentando l'assoluta mancanza di motivazione sul giudizio di persistente pericolosità sociale. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, evidenziando che il giudice non può applicare la recidiva richiamando genericamente il casellario giudiziale, ma deve valutare in concreto la maggiore capacità a delinquere e l'intervallo temporale tra le condotte. La Corte ha quindi annullato la sentenza con rinvio a un'altra sezione della Corte di appello per una nuova valutazione.
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Calunnia e resistenza: ricorso inammissibile, condanna confermata
Un Lavoratore è stato condannato per tentato furto, resistenza a pubblico ufficiale e calunnia, avendo falsamente accusato i Carabinieri di avergli procurato lesioni. Il Lavoratore ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la valutazione delle prove e la configurazione dei reati. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che il Lavoratore chiedesse una nuova valutazione dei fatti, compito precluso al giudice di legittimità. La condanna per calunnia e resistenza a pubblico ufficiale è stata quindi confermata.
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Calunnia o difesa? La Cassazione annulla la condanna dell’avvocato
Un avvocato è stato condannato per calunnia (falsa accusa di reato) per aver incolpato un precedente legale del suo cliente di infedele patrocinio. L'accusa era contenuta in un atto difensivo, dove l'avvocato sosteneva che il collega avesse agito in modo scorretto, causando un danno al cliente, al fine di contestare la richiesta di pagamento del compenso. La Corte d'Appello aveva confermato la condanna. Tuttavia, la Corte di Cassazione, dopo aver revocato una precedente decisione per errore materiale, ha annullato la sentenza di condanna. Ha stabilito che l'avvocato si era limitato a evidenziare inadempienze professionali per difendere il proprio assistito, senza l'intenzione di accusare falsamente il collega di un reato con la consapevolezza della sua innocenza. Il fatto di calunnia non sussiste.
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Reato di calunnia: quando l’accusa non è falsa consapevolezza
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di ricorso proposto dalla parte civile contro l'assoluzione di un imputato dal **reato di calunnia**. L'imputato aveva denunciato un Carabiniere, sostenendo che avesse alterato la ricostruzione di un incidente con arma da fuoco per proteggere il figlio dell'allevatore ferito, un ex Carabiniere. La Corte d'Appello aveva assolto l'imputato, escludendo la consapevolezza della falsità delle accuse. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che l'imputato aveva basato la sua denuncia su una versione dei fatti diversa, riferitagli da un testimone presente, e non aveva agito con la consapevolezza di accusare falsamente. Mancava, quindi, l'elemento soggettivo necessario per il reato di calunnia.
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Tentata Truffa Immobiliare: L’Inganno dell’Agente e la Condanna
Un professionista immobiliare e la sua convivente hanno tentato una truffa immobiliare. Il professionista ha nascosto un'offerta d'acquisto più alta (160.000 euro) ai venditori, presentando solo quella della sua convivente (140.000 euro). Successivamente, ha cercato di rivendere il contratto preliminare a un altro acquirente per 200.000 euro, mirando a un profitto illecito di 60.000 euro. La tentata truffa immobiliare non si è perfezionata. Gli imputati si sono anche appropriati di 20.000 euro. Il professionista ha poi sporto una falsa denuncia, commettendo calunnia. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi, confermando le condanne e le spese legali a carico degli imputati.
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Reato di calunnia: basta il pericolo per far scattare la condanna
Un detenuto ha accusato falsamente un agente di polizia penitenziaria di aver redatto una relazione di servizio inventata a suo carico, attribuendogli reati quali falso in atto pubblico e abuso d'ufficio. A seguito della condanna nei gradi di merito per il reato di calunnia, l'imputato ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo l'esistenza di irregolarità procedurali e la mancanza di un concreto pericolo di avvio di un processo a carico dell'agente. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, ribadendo che il reato di calunnia si configura come reato di pericolo: è sufficiente la mera possibilità astratta di un procedimento penale a carico dell'innocente. Eventuali anomalie formali nella documentazione non eliminano la falsità dell'accusa né escludono la dolo del denunciante.
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Reato di Calunnia: Falsa Accusa e SIM Clonata, la Cassazione Conferma
Un Lavoratore è stato condannato per `reato di calunnia`, sostituzione di persona ed evasione. Aveva fatto intestare una SIM card a nome di un'altra persona, la Parte Civile, per inviare messaggi intimidatori alla propria madre, con l'intento di far accusare ingiustamente la Parte Civile. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Lavoratore, confermando le condanne precedenti. La Corte ha ritenuto logica la ricostruzione dei fatti e ha escluso la possibilità di applicare la non punibilità per particolare tenuità del fatto, data la gravità delle condotte e i precedenti penali del Lavoratore. Il Lavoratore dovrà pagare le spese processuali e risarcire la Parte Civile.
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Ex militare accusato di calunnia e minaccia: insussistenza dei reati
Un ex militare, il Ricorrente, accusava membri di un'associazione di Carabinieri in congedo di usare illecitamente segni distintivi e di lavorare in nero. Ha filmato e pubblicato video, intimando a un agente di polizia di arrestare i membri, minacciando denunce. Il Tribunale del riesame aveva confermato gli arresti domiciliari per il Ricorrente per calunnia e minaccia a pubblico ufficiale. La Cassazione ha annullato l'ordinanza, ritenendo insussistente la gravità indiziaria per entrambi i reati. Per la calunnia, mancava la consapevolezza dell'innocenza degli accusati. Per la minaccia, la prospettazione di una denuncia non era idonea a coartare la volontà del pubblico ufficiale. La Corte ha disposto l'immediata liberazione del Ricorrente, evidenziando l'insussistenza calunnia e minaccia.
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Rinuncia al ricorso penale: accordo estingue impugnazione, ma non le spese
Un Lavoratore, parte civile in un procedimento penale contro un Accusato per reati di rapina e calunnia, ha visto i reati dichiarati prescritti in appello. Il Lavoratore ha presentato ricorso in Cassazione, lamentando la mancata notifica dell'udienza. Tuttavia, prima della decisione finale, il Lavoratore ha raggiunto un accordo transattivo con l'Accusato e ha rinunciato al ricorso penale. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per rinuncia. Ha condannato il Lavoratore al pagamento delle spese processuali, ma non a versare somme alla Cassa delle ammende, riconoscendo che la rinuncia derivava da un accordo e non da colpa.
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Falsa Denuncia di Assegno: La Calunnia Confermato in Cassazione
Un soggetto è stato condannato per calunnia per falsa denuncia di smarrimento di un assegno bancario. Aveva accusato un altro di ricettazione e falso, pur sapendo che l'assegno gli era stato ceduto per un prestito. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il suo ricorso, confermando la responsabilità penale. La sentenza ha ribadito che la calunnia diretta si configura anche quando si denuncia falsamente lo smarrimento di un assegno dopo averlo consegnato a terzi.
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Calunnia e Minaccia: Responsabilità confermata, ma la pena va ricalcolata
Un Uomo è stato condannato in appello per calunnia e minaccia. I fatti riguardano un incidente stradale dove l'Uomo, caduto dal ciclomotore, ha accusato falsamente l'altro Conducente di omissione di soccorso e lo ha minacciato. La Corte d'Appello aveva riformato la sentenza di primo grado, condannando l'Uomo anche per calunnia. La Cassazione ha confermato la sua responsabilità per entrambi i reati, rigettando i motivi di ricorso relativi ai fatti e alle attenuanti. Tuttavia, la Suprema Corte ha annullato la sentenza limitatamente alla determinazione della pena. Ha ritenuto che la Corte d'Appello non avesse motivato adeguatamente i criteri di calcolo della pena-base, delle riduzioni per il rito abbreviato e delle attenuanti, e degli aumenti per la continuazione. Il caso tornerà in appello solo per ricalcolare la pena.
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Calunnia e depenalizzazione: il reato si estingue, il risarcimento resta
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un Ricorrente condannato per calunnia contro un Artista, accusato di aver falsificato un accordo. Nonostante il reato di falso in scrittura privata fosse stato depenalizzato, la Corte ha ribadito che la calunnia rimane un reato autonomo, valutato al momento della sua commissione. La sentenza penale è stata annullata per intervenuta prescrizione del reato di calunnia. Tuttavia, le statuizioni civili, inclusa la declaratoria di falsità del documento e il risarcimento danni a favore dell'Artista, sono state confermate. Il Ricorrente deve rifondere le spese legali.
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Inammissibilità ricorso: Quando l’appello non basta per la calunnia
Un individuo, condannato per calunnia, ha visto il suo appello dichiarato inammissibile dalla Corte d'Appello per mancanza di specificità. Ha quindi proposto ricorso per Cassazione, sostenendo la specificità dell'appello e la prescrizione del reato. La Suprema Corte ha confermato l'inammissibilità ricorso per Cassazione. Ha ritenuto che l'appello precedente non avesse criticato in modo specifico le ragioni della condanna. Inoltre, il reato non era prescritto al momento della sentenza di primo grado. L'individuo è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle Ammende.
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Revisione della condanna: la Cassazione riapre il caso
Un professionista subisce una condanna definitiva per calunnia dopo aver denunciato un ex cliente per tentata estorsione. Il cliente pretendeva un risarcimento sostenendo di aver perso un immobile a causa di errori professionali. Successivamente, il professionista richiede la revisione della condanna presentando nuove prove: registrazioni audio e visure immobiliari dimostranti che la proprietà non era mai stata persa. La Corte d'Appello respinge la richiesta senza analizzare approfonditamente i nuovi documenti. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso del professionista. I giudici di legittimità stabiliscono che la Corte d'Appello deve valutare rigorosamente la portata di ogni nuova prova presentata. Per questo motivo, la Cassazione annulla la decisione di rigetto e dispone un nuovo processo di revisione della condanna.
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Prescrizione del reato e recidiva: la Cassazione conferma la linea dura
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un individuo condannato per calunnia, aggravata da recidiva qualificata, e truffa. La Corte d'Appello aveva ridotto la pena per la calunnia, dichiarando prescritta la truffa. L'imputato ha contestato la legittimità del legame tra la recidiva qualificata e l'allungamento dei termini di prescrizione del reato. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo la piena costituzionalità e ragionevolezza della scelta legislativa di collegare la recidiva a un regime di prescrizione più rigoroso.
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Falsa Denuncia e Reato di Calunnia: il ‘Pentimento’ non Salva
Un individuo ha denunciato lo smarrimento di un assegno bancario, accusando indirettamente un'altra persona di ricettazione. L'assegno era stato in realtà consegnato in pagamento. Condannato per `Reato di calunnia`, l'individuo ha presentato ricorso, sostenendo la prescrizione del reato e l'assenza di dolo (intenzione), dato che aveva risarcito il danno. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la condanna. Ha ribadito che il `Reato di calunnia` è istantaneo e il successivo 'pentimento' non ne esclude la sussistenza, e ha chiarito i criteri di sospensione della prescrizione.
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