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Art. 368 Codice Penale — Anno 2022

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Altri anni per Art. 368 Codice Penale

Falsa Denuncia e Reato di Calunnia: il ‘Pentimento’ non Salva
Un individuo ha denunciato lo smarrimento di un assegno bancario, accusando indirettamente un'altra persona di ricettazione. L'assegno era stato in realtà consegnato in pagamento. Condannato per `Reato di calunnia`, l'individuo ha presentato ricorso, sostenendo la prescrizione del reato e l'assenza di dolo (intenzione), dato che aveva risarcito il danno. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la condanna. Ha ribadito che il `Reato di calunnia` è istantaneo e il successivo 'pentimento' non ne esclude la sussistenza, e ha chiarito i criteri di sospensione della prescrizione.
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Calunnia Prescritta, Ricorso Inammissibile: La Cassazione Decide
Un Imputato ha presentato ricorso contro una sentenza che, pur dichiarando la prescrizione del reato di calunnia, confermava le statuizioni civili a favore della parte lesa. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I motivi addotti dall'Imputato riguardavano nullità processuali divenute irrilevanti per la già intervenuta prescrizione del reato. Inoltre, altre doglianze miravano a riesaminare il merito della vicenda, cosa non consentita nel giudizio di legittimità. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Inammissibilità del ricorso per cassazione tra silenzio e condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato la inammissibilità del ricorso per cassazione proposto da un imputato condannato per il reato di calunnia. Il ricorrente contestava per la prima volta davanti ai giudici di legittimità l'idoneità della propria condotta a configurare il reato. Tale contestazione non era mai stata sollevata durante il giudizio di appello, né formulata tramite motivi nuovi o conclusioni scritte. La Suprema Corte ha ribadito che il giudizio di legittimità non consente la trattazione di questioni mai introdotte nei gradi precedenti. I giudici hanno respinto l'impugnazione, confermando la condanna e imponendo all'imputato il pagamento delle spese processuali insieme a tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato di calunnia: falsa accusa su firma e condanna
Un imputato ha incolpato ingiustamente un'altra persona di aver falsificato una quietanza liberatoria, negando di averla mai sottoscritta. Le perizie tecniche e le prove testimoniali hanno invece accertato la piena autenticità della sua firma. I giudici di merito hanno quindi condannato l'uomo per il reato di calunnia, evidenziando la gravità del danno arrecato alla vittima nei giudizi civili e l'insidiosità dell'accusa. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, dichiarando inammissibile il ricorso dell'imputato. Il tentativo di contestare la valutazione delle prove e l'entità della pena non trova spazio in sede di legittimità. Il ricorrente deve pagare le spese del giudizio e versare una somma alla cassa delle ammende.
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Calunnia e termini processuali: la Cassazione respinge il ricorso
Un Individuo è stato condannato per calunnia aggravata contro un Pubblico Ufficiale. Ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la tardività della richiesta di trattazione orale e l'inammissibilità di nuovi motivi, oltre all'attendibilità dei testimoni. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha confermato la condanna, ritenendo la richiesta di trattazione orale tardiva e i motivi nuovi inviati a un indirizzo PEC errato. L'individuo deve pagare le spese processuali e un risarcimento alla parte civile.
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Calunnia: Ricorso Inammissibile, Condanna Confermato
Un Lavoratore ha presentato un ricorso per Cassazione contro una sentenza che lo aveva condannato per il reato di calunnia. La Corte d'Appello aveva già confermato la sua responsabilità e rideterminato la pena. Il Lavoratore ha contestato la decisione, ma la Corte di Cassazione ha dichiarato il suo ricorso inammissibile. Questo è avvenuto perché il motivo del ricorso era troppo generico e riproponeva questioni già esaminate e respinte dai giudici precedenti. Di conseguenza, il Lavoratore è stato condannato a pagare le spese processuali e una somma alla cassa delle ammende, confermando la condanna per calunnia.
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Calunnia per Debiti: Ricorso Inammissibile, Condanna Confermata
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una donna condannata per calunnia. La donna aveva falsamente denunciato un professionista, disconoscendo la propria firma su documenti, per evitare di pagare le spettanze professionali. I giudici hanno confermato l'autenticità della firma tramite perizia e la testimonianza dei soggetti coinvolti. La Corte ha ritenuto il ricorso generico e volto a una nuova valutazione dei fatti, cosa non consentita in Cassazione. La condanna per calunnia è stata quindi confermata, con l'obbligo di risarcire il danno e pagare le spese processuali.
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Truffa con Assegno Post-Datato: La Cassazione Conferma il Concorso
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un individuo per concorso in truffa, sostituzione di persona e calunnia. L'imputato, presentandosi con false generalità, acquistò merce pagando con un assegno post-datato intestato a una complice. Successivamente, l'assegno fu falsamente denunciato come smarrito. La Corte ha ritenuto che l'uso di false identità, la richiesta di fatturazione a nome fittizio e l'utilizzo di un assegno altrui senza autorizzazione costituissero validi artifizi e raggiri per la truffa. Il ricorso è stato rigettato, confermando la responsabilità penale.
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Reato di calunnia: ricorso inammissibile e condanna confermata
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso presentato da un imputato condannato per il reato di calunnia. L'imputato lamentava la mancata ammissione di prove testimoniali decisive e l'omessa perizia calligrafica nel giudizio d'appello, oltre a contestare la ricostruzione dei fatti. I giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso totalmente inammissibile. Le motivazioni difensive si limitavano a riproporre le stesse censure di fatto già esaminate e respinte dalla Corte di Appello. Inoltre, l'imputato non ha dimostrato come la mancata perizia o l'escussione dei testimoni potessero scardinare l'impianto probatorio ritenuto pienamente solido e coerente. Di conseguenza, la Cassazione ha confermato la condanna penale, imponendo al ricorrente il pagamento delle spese del procedimento e una sanzione di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Ricorso inammissibile per calunnia: la Cassazione conferma la condanna
Un Cittadino ha presentato un ricorso contro una condanna per calunnia. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I motivi addotti dal Cittadino, riguardanti sia i fatti che l'applicazione della legge, sono stati ritenuti infondati o non pertinenti al giudizio di legittimità. In particolare, le critiche sulla responsabilità penale e sulla perizia grafologica non hanno superato il vaglio della Corte. Di conseguenza, il Cittadino dovrà pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle Ammende.
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Falsa Accusa e Inammissibilità Ricorso Penale: La Cassazione Decide
Un individuo aveva sporto una denuncia-querela accusando un altro soggetto di falsificazione di un assegno. Successivamente, l'accusatore stesso è stato condannato per calunnia, avendo falsamente incolpato l'altro. La Corte d'Appello aveva confermato la condanna. Il Ricorrente ha presentato un ricorso in Cassazione, contestando vari aspetti, inclusa la depenalizzazione del reato presupposto e l'attribuzione della ricettazione alla parte offesa. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso penale, ritenendo le motivazioni manifestamente infondate e basate su questioni di fatto non sindacabili in questa sede. Il Ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.
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Calunnia: Assoluzione ribaltata per false accuse sul lavoro
Un Lavoratore aveva accusato il suo Datore di Lavoro e un Collega di averlo costretto a falsificare etichette sulla carne. Il Tribunale lo aveva condannato per il reato di calunnia. La Corte d'Appello, riformando la prima decisione, lo aveva assolto, ritenendo che il fatto non sussistesse. La Corte di Cassazione, accogliendo il ricorso della Parte Civile (il Datore di Lavoro), ha annullato la sentenza d'Appello limitatamente agli effetti civili. Ha stabilito che l'assoluzione non era stata adeguatamente motivata, avendo la Corte d'Appello ignorato elementi probatori convergenti che indicavano la falsità dell'accusa di calunnia e la sua natura strumentale. Il caso tornerà al giudice civile per una nuova valutazione del risarcimento danni.
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Reato di calunnia: la falsa denuncia costa cara al ricorrente
L'Imputato ha denunciato La Persona Offesa per la presunta falsificazione di due cambiali per oltre trentamila euro. Il perito grafico ha dimostrato l'autenticità della firma dell'Imputato. Di conseguenza, i giudici hanno condannato l'uomo per il reato di calunnia. L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo di essersi fidato di un perito privato prima di sporgere denuncia e invocando la prescrizione del reato. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Chi firma un documento sa di averlo sottoscritto, rendendo irrilevante la consulenza di parte per escludere la consapevolezza dell'innocenza altrui. La prescrizione non era decorsa al momento della sentenza di secondo grado. L'Imputato deve pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Revisione Sentenza Penale: Nuove Prove Incoerenti non Scardinano il Giudicato
Un Lavoratore, condannato per calunnia per aver denunciato lo smarrimento di un assegno in realtà consegnato per un debito, ha chiesto la revisione della sentenza penale. Ha presentato nuove prove, tra cui testimonianze e un passaporto per un alibi. La Corte d'Appello ha respinto la sua richiesta. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Le nuove prove non erano affidabili o sufficienti a scardinare la condanna definitiva. La sentenza ribadisce che le nuove prove devono essere solide e capaci di mettere in crisi il quadro probatorio originale per ottenere la revisione.
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Calunnia e Diritto di Difesa: Quando la Falsa Accusa non è Reato
Un imputato è stato condannato per calunnia per aver dichiarato, in una causa civile, che una persona non gli aveva rilasciato una ricevuta per un pagamento, implicando un'appropriazione indebita. La Corte d'Appello aveva ritenuto che tale affermazione eccedesse il diritto di difesa. La Cassazione, invece, ha annullato la condanna, stabilendo che la dichiarazione rientrava nell'esercizio del diritto di difesa. Affermare il mancato rilascio della ricevuta era funzionale a contestare l'accusa principale e non configurava calunnia. La sentenza chiarisce i limiti della calunnia e diritto di difesa.
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Calunnia: Ricorso Inammissibile, la Cassazione Conferma la Condanna
Un Lavoratore è stato condannato per il reato di calunnia. Ha presentato ricorso in Cassazione contestando la sua responsabilità e il mancato riconoscimento di circostanze attenuanti. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per calunnia. Ha ritenuto che le contestazioni fossero di fatto e non di diritto, e che non vi fossero elementi validi per concedere le attenuanti. Il Lavoratore dovrà pagare le spese processuali e una somma di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Calunnia: Ricorso Inammissibile, la Cassazione conferma la condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per calunnia presentato da due imputati, confermando la loro condanna. Gli imputati contestavano la nullità della sentenza per ritardo nella trasmissione degli atti e un presunto vizio di motivazione, sostenendo che la Corte d'Appello avesse ignorato le lesioni subite da uno di loro. La Cassazione ha ritenuto infondate le doglianze: il ritardo era un mero errore materiale non lesivo del diritto di difesa, e la ricostruzione dei fatti era puntuale, basata su più testimonianze. I ricorsi sono stati giudicati inammissibili, con conseguente condanna al pagamento delle spese processuali.
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Reato di calunnia: la Cassazione respinge i ricorsi di merito
Due imputati hanno proposto ricorso per Cassazione contro la sentenza di condanna per il reato di calunnia emessa dalla Corte di Appello. I ricorrenti lamentavano la carenza degli elementi costitutivi dell'illecito, contestando sia l'idoneità oggettiva della condotta sia la presenza del dolo specifico. La Suprema Corte ha dichiarato i ricorsi del tutto inammissibili. I giudici di legittimità hanno accertato che i motivi sollevavano mere questioni di fatto già ampiamente esaminate e respinte con motivazione corretta nei gradi di merito. Di conseguenza, i giudici hanno confermato la condanna penale e hanno imposto ai ricorrenti il pagamento delle spese processuali, oltre a una sanzione di tremila euro ciascuno da versare alla Cassa delle ammende.
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Ricorso in Cassazione Inammissibile: Fatti vs. Diritto nella Calunnia
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso in Cassazione presentato da un Lavoratore, condannato per calunnia (Art. 368 c.p.). Il Lavoratore aveva impugnato una sentenza di condanna, ma i suoi motivi di ricorso si basavano su contestazioni di fatto e sulla mera riproposizione di argomenti già esaminati dai giudici precedenti. La Suprema Corte ha ribadito che il ricorso in Cassazione non può essere utilizzato per una nuova valutazione dei fatti o delle prove, ma solo per questioni di diritto. Di conseguenza, il ricorso è stato respinto. Il Lavoratore è stato condannato a pagare le spese processuali e una somma di tremila euro a favore della cassa delle ammende.
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Falsa Accusa di Titoli Cambiari: La Calunnia Confermato in Cassazione
Due individui sono stati condannati per calunnia, avendo falsamente accusato un terzo di aver compilato e usato in modo illecito titoli cambiari in bianco per azioni esecutive. La Corte d'Appello aveva confermato la condanna. I ricorrenti hanno presentato ricorso in Cassazione, contestando la mancanza di un difensore di fiducia, la tardività della querela per il reato presupposto e l'assenza di dolo specifico per la calunnia. La Corte di Cassazione ha dichiarato i ricorsi inammissibili, confermando la condanna e le spese processuali a carico dei ricorrenti.
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