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Art. 36, n. 4, d.lgs. 31 dicembre 1992, n. 546

Costi indeducibili: la Cassazione sui contratti nulli
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10644/2024, ha affrontato il tema dei costi indeducibili derivanti da un contratto di appalto di manodopera ritenuto nullo. La Suprema Corte ha confermato che, in caso di intermediazione illecita di manodopera, i costi fatturati non sono automaticamente deducibili a fini IRES, in quanto privi del requisito di certezza. Tuttavia, ha accolto parzialmente il ricorso dell'azienda, annullando la pretesa fiscale relativa all'IRAP, poiché il raddoppio dei termini di accertamento previsto per reati tributari non si applica a tale imposta.
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Deducibilità costi appalto illecito: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10633/2024, ha affrontato il tema della deducibilità dei costi derivanti da un contratto di appalto di manodopera ritenuto illecito. La Corte ha stabilito che, in caso di operazioni oggettivamente inesistenti come un'interposizione fittizia di manodopera, i costi fatturati non sono deducibili ai fini IRES e l'IVA non è detraibile. Spetta al contribuente fornire la prova rigorosa dei costi effettivamente sostenuti. Inoltre, ha chiarito che il raddoppio dei termini di accertamento per reati tributari non si applica all'IRAP, accogliendo parzialmente il ricorso della società.
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Costi indeducibili: la Cassazione sui finti appalti
La Corte di Cassazione ha stabilito che i costi derivanti da un fittizio contratto di appalto di manodopera sono indeducibili. Se l'operazione è oggettivamente inesistente, il contribuente non può dedurre le fatture ricevute, anche se i lavoratori hanno effettivamente prestato servizio. La Corte ha però annullato la ripresa a tassazione per l'IRAP, poiché per tale imposta non si applica il raddoppio dei termini di accertamento.
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Motivazione apparente: Cassazione cassa la sentenza
Una società cooperativa ha impugnato due avvisi di accertamento. La Corte di Cassazione ha parzialmente annullato la decisione di secondo grado, riscontrando un vizio di motivazione apparente riguardo al recupero dell'IVA su note di credito per l'anno 2007. Ha invece confermato la legittimità del recupero fiscale per il 2011, relativo a una compensazione di crediti IVA effettuata senza le dovute garanzie, nonostante lo stato di liquidazione della società.
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Dichiarazione integrativa: come correggere errori?
Una società ha presentato una dichiarazione integrativa per richiedere un beneficio fiscale anni dopo l'investimento, a seguito della risoluzione di un'incertezza normativa. L'Agenzia delle Entrate si è opposta, ma la Cassazione ha dato ragione al contribuente. La sentenza ribadisce l'ampia emendabilità delle dichiarazioni fiscali, quali dichiarazioni di scienza, per correggere errori di fatto o di diritto anche oltre i termini brevi, garantendo una tassazione equa.
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IVA per cassa: requisiti formali e onere della prova
Un contribuente si è visto negare l'applicazione del regime dell'IVA per cassa a causa di omissioni formali nella dichiarazione IVA e sulle fatture. La Corte di Cassazione, ribaltando le decisioni di merito, ha stabilito che i requisiti formali, in particolare quelli dichiarativi, sono essenziali per accedere al beneficio. Il comportamento concludente del contribuente non è sufficiente a sanare la totale mancanza degli adempimenti previsti dalla legge, poiché questi sono necessari per garantire la trasparenza e il controllo da parte dell'Amministrazione finanziaria. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
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