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Art. 36 Costituzione

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Trasferimento ramo d’azienda: i requisiti di validità
La Corte di Cassazione conferma l'illegittimità di un trasferimento ramo d'azienda 'dematerializzato' in assenza di una preesistente e autonoma organizzazione economica. Il caso riguardava alcuni lavoratori ceduti da una società a un'altra, i quali hanno ottenuto la reintegrazione nel posto di lavoro originario. La Corte ha ribadito che non è sufficiente raggruppare arbitrariamente lavoratori e servizi per creare un ramo d'azienda ai fini della cessione; l'entità ceduta deve possedere una propria identità funzionale già prima del trasferimento.
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Retribuzione Feriale: Calcolo e Direttiva Europea
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 33713/2023, ha stabilito che nella retribuzione feriale devono essere incluse tutte le indennità collegate alla mansione, anche quelle variabili. La decisione, basata sulla direttiva UE 2003/88/CE, mira a evitare che una paga ridotta durante le ferie possa disincentivare il lavoratore dal goderne. La Corte ha rigettato il ricorso di un'azienda di trasporti, confermando che gli incentivi e le indennità corrisposte con continuità fanno parte della retribuzione ordinaria e, quindi, anche di quella feriale.
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Annullamento crediti previdenziali: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha stabilito che la normativa sull'annullamento crediti previdenziali iscritti in vecchi ruoli (L. 228/2012) si applica anche agli enti di previdenza privati. Una cassa professionale aveva citato in giudizio l'agente di riscossione per il mancato incasso di contributi, sostenendo che il proprio credito si fosse consolidato prima della nuova legge. La Corte ha rigettato il ricorso, chiarendo che la legge mira a razionalizzare i bilanci e incide solo sulla procedura di riscossione tramite ruolo, non estinguendo il diritto di credito sottostante, che l'ente può ancora recuperare con azioni ordinarie.
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Compenso curatore eredità giacente: guida della Cass.
La Cassazione chiarisce i criteri per determinare il compenso del curatore di eredità giacente. Viene esclusa l'applicazione analogica delle tariffe del curatore fallimentare, affermando l'obbligo del giudice di liquidare il compenso secondo un "prudente apprezzamento", valutando l'attività svolta, anche in assenza di una specifica richiesta del professionista. Il caso riguardava un compenso ritenuto irrisorio per l'amministrazione e la liquidazione di un patrimonio ereditario.
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Annullamento crediti previdenziali: la Cassazione decide
Una cassa di previdenza professionale ha citato in giudizio l'agente della riscossione per il mancato incasso di crediti contributivi risalenti agli anni '90. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 33117/2023, ha respinto il ricorso della cassa, confermando che la legge del 2012 sull'annullamento crediti previdenziali iscritti a ruolo prima del 1999 si applica a tutti gli enti creditori, sia pubblici che privati. La Corte ha chiarito che tale normativa mira a razionalizzare i bilanci e non estingue il credito in sé, ma solo lo strumento esecutivo del ruolo, lasciando all'ente la possibilità di agire per altre vie legali.
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Parificazione stipendi: no tra dipendenti regionali
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un gruppo di dipendenti della Regione Sicilia che chiedevano la parificazione stipendi con i dipendenti statali, basandosi sullo Statuto regionale. La Corte ha stabilito che non è possibile confrontare categorie di lavoratori appartenenti a comparti contrattuali diversi (Regioni/Enti Locali vs. Ministeri). Inoltre, ha affermato che l'autonomia legislativa regionale in materia di pubblico impiego deve rispettare i principi fondamentali delle riforme nazionali, come la priorità della contrattazione collettiva, e ha ritenuto legittimi i blocchi stipendiali imposti dalla legge regionale in linea con le esigenze di finanza pubblica.
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Riscossione crediti previdenziali: la Legge 228/2012
Un ente previdenziale privato ha contestato l'applicazione della Legge 228/2012, che prevede l'annullamento di vecchi crediti iscritti a ruolo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la normativa sulla riscossione crediti previdenziali si applica a tutti gli enti, pubblici e privati, che utilizzano il sistema del ruolo. La Corte ha chiarito che l'annullamento riguarda solo la procedura di riscossione esattoriale e non il diritto di credito sottostante, che può essere recuperato con azioni ordinarie.
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Trattamento retributivo: la Cassazione decide
Una dottoressa impiegata presso la struttura sanitaria di una base militare estera in Italia ha richiesto un adeguamento salariale. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha risolto la controversia sul corretto trattamento retributivo. La Corte ha confermato la decisione di merito che individuava nel CCNL delle Case di Cura Private il parametro di riferimento per il calcolo delle differenze retributive, rigettando le pretese della lavoratrice per l'applicazione di altri contratti o per il riconoscimento di indennità specifiche come quella di bilinguismo. La decisione sottolinea l'importanza di individuare l'attività più affine nel paese ospitante per garantire un trattamento non meno favorevole.
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Lavoro straordinario dirigenza medica: quando spetta?
Un dirigente medico si è visto negare il pagamento delle ore di lavoro straordinario. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 32832/2023, ha confermato che per la dirigenza medica il superamento dell'orario è di norma compensato dalla retribuzione di risultato e non come straordinario, salvo casi specifici e autorizzati come le guardie o la pronta disponibilità. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile perché non è stato dimostrato il superamento dei limiti di ragionevolezza o la natura eccezionale delle prestazioni richieste.
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Riduzione fondi contrattuali: illegittimo il taglio
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 32560/2023, ha dichiarato illegittimo il taglio forfettario del 30% applicato da un'Azienda Sanitaria Locale sulla retribuzione variabile dei propri dirigenti medici. La Corte ha stabilito che la riduzione dei fondi contrattuali per il trattamento accessorio deve seguire i criteri di legge, ovvero la 'cristallizzazione' delle risorse all'anno 2010 e una diminuzione proporzionale alla riduzione del personale in servizio, non un taglio percentuale arbitrario. La causa è stata rinviata alla Corte d'Appello per ricalcolare le somme da restituire ai lavoratori.
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Modifica unilaterale contratto: quando prevale?
La Cassazione conferma che un accordo collettivo aziendale non può peggiorare le condizioni di un contratto individuale, come un 'premio di collaborazione' incondizionato. Questa è una modifica unilaterale contratto illegittima. La prescrizione dei crediti decorre solo dalla fine del rapporto di lavoro, data l'assenza di stabilità reale post-riforma Fornero.
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Obbligo retributivo cedente: il datore di lavoro paga
La Corte di Cassazione conferma che, in caso di cessione di ramo d'azienda dichiarata illegittima, l'obbligo retributivo del cedente verso il lavoratore è di natura salariale e non risarcitoria. Il datore di lavoro originario, che non riammette in servizio il dipendente, è tenuto a corrispondere l'intera retribuzione, senza poter detrarre quanto percepito dal lavoratore presso l'azienda cessionaria (c.d. aliunde perceptum). La sentenza ribadisce che il rapporto di lavoro prosegue legalmente con il cedente, il quale si trova in una situazione di mora del creditore.
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Contratto a progetto: quando è valido? La Cassazione
Un lavoratore ha impugnato tre contratti a progetto, sostenendo che mascherassero un rapporto di lavoro subordinato. Sia il Tribunale che la Corte d'Appello hanno respinto la sua domanda. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, ritenendo il progetto sufficientemente specifico e non provato il vincolo di subordinazione. L'ordinanza chiarisce i criteri per distinguere un valido contratto a progetto dal lavoro dipendente.
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Trasferimento ramo d’azienda: obblighi del cedente
La Cassazione conferma che in caso di trasferimento ramo d'azienda illegittimo, l'obbligo del datore di lavoro cedente che non ottempera all'ordine di reintegra ha natura retributiva e non risarcitoria. Di conseguenza, non è possibile detrarre quanto percepito dal lavoratore presso il cessionario. L'obbligo di pagare l'intera retribuzione sorge dalla mora del creditore (datore di lavoro).
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Obbligo di repêchage: la Cassazione fa chiarezza
Una lavoratrice, licenziata per giustificato motivo oggettivo a seguito della soppressione della sua posizione di cassiera, ha impugnato il licenziamento. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 31561/2023, ha accolto il suo ricorso, ribaltando la decisione di merito. La Corte ha stabilito che l'onere di provare l'impossibilità del repêchage spetta al datore di lavoro. Tale prova deve essere concreta e non basata su astratte "massime di esperienza". Inoltre, la Corte ha sottolineato la rilevanza del livello di inquadramento contrattuale: non può essere considerato un dato "neutro" se l'azienda assume nuovo personale a un livello pari o inferiore a quello del lavoratore licenziato, poiché indica una potenziale fungibilità delle mansioni. La valutazione sull'obbligo di repêchage deve quindi considerare la specifica professionalità del lavoratore e le posizioni disponibili, anche inferiori.
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Trattamento retributivo: no all’ultrattività
Un gruppo di lavoratori di un'azienda di trasporti, a seguito di un trasferimento d'azienda, ha citato in giudizio la nuova società per mantenere le voci retributive previste dal precedente contratto integrativo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che i contratti collettivi aziendali non godono di ultrattività dopo la loro scadenza. La tutela per i lavoratori riguarda il trattamento retributivo complessivo, non le singole voci, e spetta a loro l'onere di provare un'effettiva diminuzione economica globale, prova che nel caso di specie non è stata fornita.
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Mansioni superiori: quando spetta il livello superiore?
Una dipendente di un'azienda di servizi ambientali ha richiesto il riconoscimento di mansioni superiori e del relativo livello contrattuale (5°), sostenendo di svolgere compiti amministrativi e gestionali complessi. Il Tribunale ha respinto la domanda, stabilendo che le attività, seppur articolate, rientravano pienamente nella declaratoria del suo livello di inquadramento (4°), poiché eseguite seguendo procedure prestabilite e senza la discrezionalità e l'autonomia decisionale richieste per il livello superiore.
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Remunerazione medici: la Cassazione nega arretrati
Numerosi medici specializzandi, formati prima dell'anno accademico 2006/2007, hanno richiesto un adeguamento economico, sostenendo che la borsa di studio percepita non costituisse un'adeguata remunerazione secondo le direttive europee. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 30799/2023, ha dichiarato i ricorsi inammissibili. Ha confermato che la normativa applicabile è il D.Lgs. 257/1991, che prevedeva una borsa di studio, ritenuta sufficiente attuazione degli obblighi comunitari. Il trattamento economico più favorevole, introdotto con il D.Lgs. 368/1999, non è retroattivo e si applica solo a partire dall'anno accademico 2006/2007, rappresentando una scelta discrezionale del legislatore e non un tardivo adempimento.
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Recupero riposo giornaliero: no a permessi retribuiti
Un dipendente del settore vigilanza privata ha richiesto il pagamento di permessi retribuiti per non aver goduto del riposo giornaliero minimo di 11 ore. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta, chiarendo che il concetto di "recupero riposo giornaliero" previsto dal contratto collettivo si attua concedendo periodi di riposo più lunghi in un momento successivo, e non attraverso una riduzione dell'orario di lavoro con permessi pagati. La finalità della norma è tutelare la salute del lavoratore, garantendo un effettivo recupero psicofisico, non modificare la retribuzione.
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Prescrizione lettori universitari: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha stabilito che il termine di prescrizione per le differenze retributive degli ex lettori universitari decorre non dalla cessazione del rapporto, ma dall'entrata in vigore della normativa che ha definito il loro diritto. Nel caso esaminato, un ex lettore aveva citato in giudizio un'università per ottenere un trattamento economico superiore. La Corte d'Appello aveva applicato la prescrizione quinquennale a ritroso dalla data delle dimissioni. La Cassazione, accogliendo il ricorso su questo punto, ha chiarito che il diritto non poteva essere esercitato prima della nuova legge, annullando così la precedente decorrenza della prescrizione per i lettori universitari.
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