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art. 35-bis legge 26 luglio 1975, n. 354

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Colloqui difensori in 41-bis: limiti e diritti
Un detenuto in regime speciale 41-bis ha richiesto di poter effettuare i colloqui con i difensori anche in orario serale. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando le decisioni dei giudici di merito. Secondo la Corte, le modalità e la durata dei colloqui già previste dall'istituto penitenziario erano ampie e sufficienti a garantire il diritto di difesa, e il ricorso rappresentava un mero tentativo di riesaminare nel merito questioni già decise.
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Detenuti CD musicali: sì all’uso in regime 41-bis
Un detenuto sottoposto al regime speciale 41-bis ha richiesto di poter acquistare un lettore CD e CD musicali. Il Ministero della Giustizia si è opposto, citando rischi per la sicurezza e un onere eccessivo per l'amministrazione penitenziaria. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Ministero, stabilendo che il diritto all'ascolto di musica rientra tra i 'piccoli gesti di normalità quotidiana' e non può essere negato a priori. La decisione sull'autorizzazione dei detenuti a usare CD musicali deve basarsi su una valutazione concreta della capacità della struttura di effettuare i controlli necessari, senza che ciò costituisca un onere sproporzionato. In questo caso, il divieto è stato ritenuto un'ingiustificata e ulteriore afflizione.
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Spazio minimo detentivo: la Cassazione annulla diniego
Un detenuto ha richiesto un risarcimento per aver vissuto in una cella con uno spazio minimo detentivo inferiore a 3 metri quadrati per 1474 giorni. Il Tribunale di Sorveglianza aveva negato il risarcimento, ritenendo che fattori come le attività ricreative compensassero la situazione. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo che la lunga durata della detenzione è un elemento cruciale che non può essere ignorato. La Corte ha rinviato il caso per una nuova valutazione che consideri congiuntamente tutti i fattori, sottolineando l'importanza di una valutazione completa per la tutela della dignità umana.
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Colloqui detenuti 41-bis: sì al diritto affettivo
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione del Tribunale di Sorveglianza che autorizzava un colloquio visivo tra un detenuto in regime 41-bis e la sua partner, con cui intrattiene una relazione sentimentale da anni. L'Amministrazione Penitenziaria aveva negato il permesso, adducendo motivi di sicurezza e l'ampia discrezionalità delle sue decisioni. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che il diritto all'affettività è un diritto soggettivo del detenuto. Pertanto, la decisione di negare i colloqui detenuti 41-bis non è un atto puramente discrezionale, ma deve essere il risultato di un bilanciamento concreto tra il diritto del singolo e le reali esigenze di sicurezza, bilanciamento che spetta al giudice verificare. Nel caso di specie, le ragioni di sicurezza sono state ritenute infondate.
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Danno in carcere: no accesso a fatture dopo accordo
Un detenuto, dopo aver danneggiato una cella e aver firmato un accordo per il risarcimento del danno in carcere, ha tentato di ottenere l'accesso alle fatture di riparazione, sostenendo che i lavori non fossero mai stati eseguiti. La Corte di Cassazione ha dichiarato il suo ricorso inammissibile, applicando il principio della preclusione processuale. Avendo già accettato la quantificazione del danno, e data la presenza di precedenti decisioni definitive sulla stessa questione, il detenuto non aveva più il diritto di contestare le modalità di ripristino scelte dall'amministrazione penitenziaria.
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