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Art. 346 Codice di Procedura Penale — Sezione Prima Penale

Altri anni per Art. 346 Codice di Procedura Penale

Offesa al Presidente della Repubblica: sequestro di PC e telefoni
La Corte di Cassazione ha confermato il sequestro probatorio di smartphone, computer e tablet appartenenti a un utente indagato per il reato di offesa al Presidente della Repubblica. L'indagato aveva pubblicato su Twitter commenti gravemente ingiuriosi e diffamatori contro il Capo dello Stato e altre istituzioni. La difesa ha contestato la legittimit del sequestro, sostenendo che fosse avvenuto prima dell'autorizzazione a procedere e che costituisse un sequestro esplorativo. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che il termine per richiedere l'autorizzazione ordinatorio e che il sequestro di dispositivi informatici legittimo se finalizzato a cercare prove specifiche, come i messaggi social e la copia forense dei dati. Di conseguenza, l'indagato perde il ricorso e i dispositivi rimangono sotto sequestro.
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Offesa al Presidente della Repubblica: legittimo il sequestro
L'Indagato ha impugnato il sequestro del proprio materiale informatico, disposto nell'ambito di un'indagine per il reato di offesa al Presidente della Repubblica a causa di commenti ingiuriosi pubblicati su Twitter. La difesa sosteneva l'illegittimità del sequestro per il mancato rispetto dei termini per richiedere l'autorizzazione a procedere e per la genericità del provvedimento. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che il termine di trenta giorni per chiedere l'autorizzazione ha natura ordinatoria e che l'eventuale nullità della perquisizione non rende nullo il successivo sequestro delle prove. Inoltre, la Corte ha confermato la sussistenza del fumus delicti, evidenziando che i post pubblicati superavano i limiti della critica politica, offendendo direttamente l'onore del Capo dello Stato. Il sequestro dei dispositivi è stato quindi ritenuto pienamente legittimo.
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Ricorso inammissibile e giudicato: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di due imputati condannati per tentato furto aggravato. La sentenza chiarisce che un ricorso inammissibile forma un "giudicato sostanziale" che impedisce di applicare le nuove norme sulla procedibilità a querela introdotte dalla Riforma Cartabia, anche se richieste dal Procuratore Generale. La condanna diventa quindi definitiva.
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Difetto di querela: annullata condanna per danno
La Corte di Cassazione ha annullato parzialmente una sentenza di condanna per il reato di danneggiamento. A seguito della Riforma Cartabia (d.lgs. 150/2022), tale reato è diventato procedibile solo su querela della persona offesa. Poiché nel caso specifico la vittima aveva manifestato la volontà di non punire il colpevole, la Corte ha dichiarato il 'difetto di querela', annullando la condanna per tale capo d'imputazione e rideterminando la pena per il reato residuo. L'analisi sottolinea l'applicazione retroattiva delle norme più favorevoli in materia di procedibilità.
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