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Art. 346 Codice Penale

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Traffico di influenze: no continuità normativa
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di condanna per il reato di traffico di influenze illecite, originariamente contestato come millantato credito. Basandosi su una pronuncia delle Sezioni Unite, la Corte ha stabilito che non esiste continuità normativa tra la vecchia fattispecie abrogata e quella nuova. Di conseguenza, il fatto non è più previsto dalla legge come reato. La sentenza è stata però confermata per gli altri capi d'imputazione, come la truffa, e il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per la sola rideterminazione della pena.
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Concussione: abuso della qualità e riserva mentale
Un pubblico ufficiale, fingendo di avere un mandato d'arresto, ha tentato di estorcere denaro a un cittadino. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di concussione, chiarendo che l'abuso della propria qualità è sufficiente per configurare il reato. Inoltre, la Corte ha stabilito che l'intenzione segreta della vittima di non pagare (cosiddetta riserva mentale) è irrilevante, poiché il delitto si perfeziona con la sola promessa estorta con la minaccia, non essendo necessario l'effettivo pagamento.
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Riconoscimento sentenza straniera: se la condotta è reato
La Corte di Cassazione ha stabilito che per il riconoscimento di una sentenza straniera ciò che conta è la rilevanza penale della condotta nello Stato di esecuzione, non la corrispondenza del nome del reato. Nel caso specifico, una condanna rumena per traffico di influenze è stata riconosciuta in Italia inquadrando il fatto come truffa. La Corte ha rigettato il ricorso basato sulla presunta abolitio criminis, sottolineando che la normativa europea sul reciproco riconoscimento permette tale flessibilità, specialmente per reati come la truffa, per cui può essere derogato il principio della doppia incriminazione.
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