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Art. 336 Codice di Procedura Civile

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Clausola compromissoria nulla: lodo annullato
La Corte d'Appello ha esaminato un'impugnazione contro un lodo arbitrale derivante da un contratto del 1969. La Corte ha accolto l'appello, dichiarando la nullità del lodo arbitrale perché la clausola compromissoria originale era affetta da un vizio insanabile. In particolare, la clausola è stata ritenuta nulla perché, in violazione della legge all'epoca vigente (art. 820 c.p.c.), non specificava il numero degli arbitri né le modalità per la loro nomina. Di conseguenza, l'intero procedimento arbitrale e la relativa decisione sono stati invalidati, con la condanna della parte soccombente al pagamento di tutte le spese legali.
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Lavori aggiuntivi appalto: quando sono dovuti?
Una sentenza della Corte di Appello chiarisce la distinzione fondamentale tra lavori aggiuntivi necessari e semplici migliorie in un contratto di appalto. Un'impresa edile aveva richiesto il pagamento per una serie di lavori, alcuni dei quali extra-contratto. La Corte ha stabilito che solo i lavori strettamente necessari alla funzionalità dell'opera, come la sistemazione di un impianto fognario, sono dovuti anche senza un'autorizzazione scritta. Le opere che rappresentano solo un miglioramento, invece, richiedono il consenso scritto del committente per essere pagate. La decisione ha quindi ridimensionato la richiesta economica dell'impresa, accertando il credito solo per le opere contrattualizzate e per quelle extra ritenute indispensabili.
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Indennità Agente: Onere della prova e presupposti
Una società agente ha citato in giudizio la preponente per ottenere l'indennità di cessazione del rapporto. Il tribunale di primo grado aveva parzialmente accolto la domanda, ma la Corte di Appello ha completamente riformato la decisione. La Corte ha stabilito che l'agente non aveva soddisfatto l'onere della prova, non riuscendo a dimostrare né l'effettiva acquisizione di nuovi clienti né la persistenza di vantaggi sostanziali per la preponente dopo la fine del contratto. La domanda è stata quindi rigettata, ribadendo che l'agente deve fornire prove concrete e non può affidarsi a semplici elenchi o a richieste di esibizione documentale per sopperire alle proprie mancanze probatorie.
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Restituzione somme: come riavere i soldi pagati?
La sentenza analizza un caso di opposizione a decreto ingiuntivo per la restituzione di somme versate in base a un precedente decreto, poi revocato. Un lavoratore si opponeva alla richiesta di restituzione del datore di lavoro, sostenendo che la questione fosse già stata decisa. Il Tribunale ha rigettato l'opposizione, chiarendo che se la sentenza di revoca è di 'mero accertamento' e non ordina esplicitamente la restituzione, è necessario e corretto avviare un nuovo procedimento (come un nuovo decreto ingiuntivo) per ottenere un titolo esecutivo per la restituzione somme. Non si configura quindi né litispendenza né violazione del principio del 'ne bis in idem'.
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Danno estetico: come si calcola il risarcimento?
La sentenza analizza la liquidazione del danno estetico derivante dalla trasformazione di un sottotetto in un'abitazione, con modifiche alla facciata e appropriazione di parti comuni. A seguito di un rinvio della Corte di Cassazione per carenza di motivazione, la Corte d'Appello ha ricalcolato il risarcimento in modo analitico, riducendolo da oltre 158.000 euro a circa 23.450 euro. Il caso evidenzia come la quantificazione del danno estetico non possa essere arbitraria, ma debba basarsi su criteri logici e specifici, anche quando si ricorre a una liquidazione equitativa.
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