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Art. 328 Codice Penale

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Falso ideologico medico: quando l’atto è pubblico?
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un medico di guardia che, assentatosi dal lavoro, aveva fatto impersonare sé stesso da un'altra persona e attestato falsamente una visita domiciliare. Sebbene i reati siano stati dichiarati estinti per prescrizione, la Corte ha confermato la condanna al risarcimento del danno. La sentenza ribadisce che il medico convenzionato è un pubblico ufficiale e che la scheda informativa del paziente costituisce un atto pubblico, la cui falsificazione integra il reato di falso ideologico medico.
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Dichiarazione sostitutiva: la Cassazione sul dolo
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un professionista per il reato di falsità in una dichiarazione sostitutiva. L'imputato aveva attestato falsamente all'Agenzia delle Entrate di non avere condanne per reati finanziari, omettendo precedenti penali per reati fallimentari e contro la pubblica amministrazione. La Corte ha stabilito che il dolo sussiste nella consapevolezza di dichiarare il falso, a prescindere da personali interpretazioni sulla natura dei reati. Per un professionista, la conoscenza delle normative e delle circolari esplicative è un presupposto, rendendo la sua dichiarazione coscientemente falsa.
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Disturbo quiete pubblica: basta l’idoneità a nuocere
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di proscioglimento per il reato di disturbo della quiete pubblica a carico dei gestori di un chiosco. Il giudice di primo grado aveva escluso il reato perché solo una famiglia si era lamentata, ma la Suprema Corte ha ribadito che per configurare il reato è sufficiente la potenziale capacità della condotta di disturbare un numero indeterminato di persone, senza necessità di provare il disturbo effettivo. Annullata anche la posizione del funzionario comunale accusato di omissione.
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Rifiuto atti d’ufficio: reato istantaneo e prescrizione
Un sindaco non esegue un'ordinanza di demolizione. La Cassazione conferma la natura di reato istantaneo del rifiuto di atti d'ufficio, facendo decorrere la prescrizione dal momento della prima omissione e non dalle successive richieste. Ricorso della parte civile dichiarato inammissibile.
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Omissione atti d’ufficio: dovere di risposta sempre
La Corte di Cassazione conferma la condanna per omissione atti d'ufficio a carico di un Comandante della Polizia Municipale per non aver risposto a una richiesta di accesso a un documento. La sentenza stabilisce che l'obbligo di rispondere entro 30 giorni sussiste indipendentemente dalla qualificazione della richiesta, sia essa un'istanza di accesso amministrativo (L. 241/90) o una richiesta nell'ambito di investigazioni difensive (art. 391-quater c.p.p.). Il diritto di accesso è autonomo e la sua violazione integra il reato, anche se esistono altri rimedi processuali.
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Concorso Esterno: Cassazione annulla condanna
La Corte di Cassazione ha annullato con rinvio la sentenza di condanna per concorso esterno in associazione mafiosa a carico di un pubblico ufficiale. La decisione si fonda su gravi vizi di motivazione della corte d'appello, che non ha adeguatamente provato né il contributo causale effettivo della condotta dell'imputato al rafforzamento del sodalizio criminale, né la sua piena consapevolezza del patto mafioso. Il caso, relativo a presunti favori a un cartello di imprese boschive, dovrà essere riesaminato da un'altra sezione della Corte d'appello.
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Omissione atti d’ufficio: competenza e dolo
La Corte di Cassazione ha annullato la condanna di un funzionario comunale per il reato di omissione di atti d'ufficio. Il caso riguardava la mancata risposta a un cittadino su una questione di esproprio. La Corte ha stabilito che, poiché la competenza a trattare la materia era stata trasferita a un Organismo Straordinario di Liquidazione a seguito del dissesto finanziario del Comune, il funzionario non aveva più l'obbligo giuridico di agire, facendo venire meno il presupposto stesso del reato.
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Rifiuto di atti d’ufficio: la Cassazione conferma
Due agenti di polizia municipale sono stati sospesi dal servizio per non essere intervenuti a seguito della segnalazione di un grave incidente stradale, nel quale una persona ha perso la vita. La Corte di Cassazione ha confermato la misura cautelare, rigettando il ricorso degli agenti. La difesa sosteneva che la loro fosse stata al massimo una condotta negligente, ma per i giudici ci sono sufficienti indizi per configurare il reato di rifiuto di atti d'ufficio, che richiede l'intenzionalità (dolo), ritenendo implausibile che non avessero visto l'auto incidentata.
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Responsabilità PA per ritardo: il caso del danno
Un'ordinanza della Corte di Cassazione esamina il caso di un imprenditore che ha subito danni economici a causa del ritardo di un consorzio pubblico nel ripristinare una strada sopraelevata. La Corte, riconoscendo la complessità della questione sulla responsabilità pubblica amministrazione per omissione e ritardo, ha deciso di rinviare la causa a una pubblica udienza per un approfondimento, senza ancora decidere nel merito. La vicenda mette in luce i confini della responsabilità da custodia (art. 2051 c.c.) e per fatto illecito (art. 2043 c.c.) in capo agli enti pubblici.
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