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Art. 322-bis Codice Penale — Sezione Prima Penale

Altri anni per Art. 322-bis Codice Penale

Confisca per equivalente e comunione legale
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso relativo alla revoca parziale di una confisca per equivalente applicata su polizze assicurative. La ricorrente, beneficiaria dei titoli, sosteneva che il 50% dei beni dovesse essere escluso dall'ablazione in virtù del regime di comunione legale tra il condannato e la coniuge defunta. Tuttavia, i giudici hanno confermato che l'acquisto delle polizze era riconducibile esclusivamente ai proventi illeciti del condannato, rendendo l'intestazione alla moglie meramente fittizia. La sproporzione tra il modesto reddito pensionistico della donna e l'entità degli investimenti ha neutralizzato la presunzione di contitolarità derivante dal diritto di famiglia.
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Reati ostativi: Cassazione su misure alternative
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza di un Tribunale di Sorveglianza che aveva dichiarato inammissibile la richiesta di misure alternative per un soggetto condannato per reati contro la Pubblica Amministrazione. La Corte ha stabilito che i reati ostativi perdono tale natura se viene concessa l'attenuante della collaborazione (art. 323-bis c.p.) e, inoltre, ha evidenziato come una recente legge (L. 199/2022) abbia rimosso tali delitti dal catalogo dei reati ostativi, aprendo così alla possibilità di accedere ai benefici penitenziari.
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Continuità normativa: abuso d’ufficio e reati P.A.
Un ex amministratore pubblico, condannato per traffico di influenze illecite, ha presentato ricorso per la revoca della sentenza a seguito dell'abrogazione del reato di abuso d'ufficio. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo il principio di continuità normativa tra la norma abrogata e il nuovo delitto di indebita destinazione di denaro, confermando così la sussistenza del reato-fine e la validità della condanna.
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Riconoscimento sentenza straniera: se la condotta è reato
La Corte di Cassazione ha stabilito che per il riconoscimento di una sentenza straniera ciò che conta è la rilevanza penale della condotta nello Stato di esecuzione, non la corrispondenza del nome del reato. Nel caso specifico, una condanna rumena per traffico di influenze è stata riconosciuta in Italia inquadrando il fatto come truffa. La Corte ha rigettato il ricorso basato sulla presunta abolitio criminis, sottolineando che la normativa europea sul reciproco riconoscimento permette tale flessibilità, specialmente per reati come la truffa, per cui può essere derogato il principio della doppia incriminazione.
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