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Art. 319-quater Codice Penale — Sezione Seconda Penale

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Altri anni per Art. 319-quater Codice Penale

Motivazione misura cautelare: la Cassazione annulla
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza che applicava la misura cautelare dell'interdizione professionale a un avvocato accusato di corruzione. La decisione si fonda sulla carenza della motivazione misura cautelare da parte del Tribunale del Riesame, che non ha seguito le indicazioni di una precedente sentenza di annullamento, limitandosi a riproporre la tesi accusatoria senza un'adeguata valutazione critica degli elementi a disposizione.
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Contrasto di giudicati: non sempre c’è revisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso per revisione basato su un contrasto di giudicati. Il caso riguardava due coimputati, uno condannato e l'altro assolto per lo stesso reato in processi separati. La Corte ha chiarito che non sussiste contrasto se le sentenze, pur con esiti diversi, si basano sulla stessa ricostruzione dei fatti storici ma divergono solo nella loro valutazione giuridica, come nel caso della durata di un contratto di locazione.
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Induzione indebita: abuso di potere e vantaggio
La Corte di Cassazione conferma la condanna per induzione indebita di un funzionario pubblico, chiarendo la distinzione con la corruzione. Il caso riguarda un funzionario dell'Agenzia delle Entrate che ha sfruttato la sua posizione per ottenere una promessa di denaro da una società coinvolta in un contenzioso tributario. La Corte sottolinea che l'elemento chiave dell'induzione indebita è la 'prevaricazione' del pubblico ufficiale, che crea una pressione psicologica sul privato. Inoltre, il 'vantaggio indebito' per il privato può consistere anche solo nell'assicurarsi la benevolenza del funzionario, senza la necessità di un beneficio concreto e immediato.
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Divieto di reformatio in peius: limiti sulla pena
La Corte di Cassazione affronta il principio del divieto di reformatio in peius in un caso di induzione indebita. Un'imputata, assolta da vari capi d'accusa in sede di rinvio, vedeva la sua pena per l'unico reato residuo fissata in misura superiore alla pena base della sentenza annullata. La Suprema Corte ha accolto il ricorso su questo punto, annullando senza rinvio la sentenza e rideterminando la pena. È stato stabilito che, nel giudizio di rinvio, la pena per il reato residuo non può superare la pena base calcolata per il reato più grave nella precedente pronuncia, anche se la pena complessiva di allora era superiore a causa del cumulo giuridico per altri reati.
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Pena concordata in appello: limiti al ricorso
Un imputato ricorre in Cassazione lamentando la mancata concessione di attenuanti generiche in una sentenza che applicava una pena concordata in appello. La Corte dichiara il ricorso inammissibile, stabilendo che l'accordo tra le parti sulla pena preclude al giudice la possibilità di valutare d'ufficio questioni rinunciate, come le attenuanti non incluse nell'accordo stesso.
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