La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di condanna nei confronti di due società per illecito amministrativo dipendente da reato. La Corte ha stabilito che per affermare la responsabilità 231 di un ente non è sufficiente provare la commissione del reato presupposto (in questo caso, indebita percezione di erogazioni pubbliche) da parte di una persona fisica. È necessario che il giudice accerti in modo autonomo e specifico gli ulteriori elementi richiesti dalla normativa: il rapporto qualificato tra l'autore del reato e l'ente, l'interesse o il vantaggio per l'ente, e soprattutto la cosiddetta 'colpa di organizzazione'. La Corte d'appello aveva erroneamente dedotto la responsabilità delle società in via automatica, senza svolgere queste verifiche essenziali.
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