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Art. 303 Codice di Procedura Penale — Sezione Quarta Penale

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Altri anni per Art. 303 Codice di Procedura Penale

Ingiusta detenzione: evasione riduce l’indennizzo
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'indennizzo per ingiusta detenzione deve essere ridotto per il periodo in cui la detenzione in carcere è stata causata dalla stessa condotta dolosa dell'imputato, come l'evasione dagli arresti domiciliari. In questo caso, un individuo, successivamente assolto, aveva visto la sua misura cautelare aggravata a seguito di un'evasione. La Corte ha chiarito che il 'surplus di afflizione' derivante dal ritorno in carcere è riconducibile alla sua scelta consapevole e, pertanto, l'indennizzo per quel periodo deve essere proporzionalmente diminuito in base al principio di equità.
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Sospensione custodia cautelare: vale per tutti gli imputati
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un imputato che chiedeva la scarcerazione per decorrenza dei termini. La Corte ha stabilito che l'ordinanza di sospensione della custodia cautelare, emessa per la complessità del processo, ha un'efficacia unitaria e oggettiva. Pertanto, si applica a tutti gli imputati del procedimento originario, anche a colui la cui posizione era stata temporaneamente separata e poi riunita, poiché la complessità investe l'intero processo.
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Custodia cautelare: decorrenza dei termini per reati
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un imputato che chiedeva la scarcerazione per decorrenza dei termini massimi di custodia cautelare. Il caso riguardava due ordinanze di custodia: la prima per detenzione di stupefacenti, la seconda per un reato associativo (permanente) contestato fino a una data successiva alla prima ordinanza. La Corte ha stabilito che i termini di custodia cautelare non possono essere retrodatati al primo arresto se il secondo reato si è protratto nel tempo, non essendo i fatti completamente desumibili al momento della prima misura. Di conseguenza, i termini per i due procedimenti decorrono separatamente.
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Ingiusta detenzione: condotta e risarcimento danni
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza che riconosceva un cospicuo risarcimento per ingiusta detenzione. La Corte ha stabilito che i giudici di merito non hanno valutato adeguatamente se la condotta del richiedente (presente sul luogo di un pestaggio con un noto criminale) costituisse una colpa grave tale da escludere il diritto al risarcimento. Inoltre, l'importo liquidato è stato ritenuto ingiustificatamente elevato rispetto ai parametri standard, senza una prova concreta dei danni ulteriori lamentati.
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Gravi indizi di colpevolezza: la decisione della Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso contro un'ordinanza di custodia cautelare per traffico di stupefacenti. La Corte chiarisce che la valutazione dei gravi indizi di colpevolezza per le misure cautelari ha uno standard inferiore rispetto a quello richiesto per una condanna definitiva, confermando la logicità del ragionamento del tribunale del riesame basato sulle intercettazioni. Il motivo relativo al principio del 'ne bis in idem' è stato ritenuto generico e inammissibile in sede di legittimità.
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Custodia Cautelare: la pena intera conta sempre
Due individui, condannati per narcotraffico internazionale, hanno impugnato la decisione di ripristinare la loro custodia cautelare in carcere dopo un annullamento parziale della condanna da parte della Cassazione. Sostenevano che il tempo già scontato superasse la pena per i reati residui. La Suprema Corte ha rigettato i ricorsi, affermando un principio fondamentale sulla custodia cautelare: quando la misura è applicata per più reati connessi, per calcolarne la durata massima si deve considerare la pena complessiva irrogata per tutti i reati, e non solo quella relativa ai reati per cui la misura resta in vigore. La Corte ha inoltre ritenuto ancora attuali e concreti sia il pericolo di reiterazione del reato che il pericolo di fuga.
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