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Art. 300 Codice di Procedura Civile — Anno 2025

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Altri anni per Art. 300 Codice di Procedura Civile

Prova del credito: la registrazione IVA vale come prova
Una società è stata condannata a pagare una fornitura nonostante contestasse l'esistenza del contratto. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, stabilendo che la registrazione delle fatture nel registro IVA e la ricezione della merce costituiscono una sufficiente prova del credito. L'ordinanza chiarisce anche che il fallimento dichiarato all'estero di una delle parti non interrompe automaticamente il processo in Italia e che l'ordine del giudice di esibire documenti contabili non è sindacabile in sede di legittimità.
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Responsabilità del committente: analisi Cassazione
La Corte di Cassazione analizza un complesso caso di responsabilità del committente a seguito di un devastante incendio in un magazzino. L'incendio, causato durante lavori di manutenzione del tetto commissionati da una società di gestione immobiliare, ha sollevato questioni sulla ripartizione della colpa tra l'impresa esecutrice, il committente e la cooperativa che gestiva il deposito. La Suprema Corte chiarisce che la responsabilità del committente non deriva dalla custodia dell'immobile (art. 2051 c.c.), ma da una colpa specifica (art. 2043 c.c.) per aver commissionato un'attività intrinsecamente pericolosa senza verificare le adeguate misure di sicurezza, pur essendo a conoscenza delle criticità dell'edificio (impianto antincendio inadeguato e sovraccarico di merci).
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Processo estinto e spese legali: la Cassazione decide
Un condominio ricorre in Cassazione contro la decisione della Corte d'Appello di porre le spese di un processo estinto a carico delle parti che le avevano anticipate. La Suprema Corte accoglie il ricorso, stabilendo che se sorge una controversia sull'estinzione stessa, le spese relative a questa specifica fase devono seguire il principio della soccombenza ('chi perde paga'), e non la regola generale prevista per il processo estinto.
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Vendita aliud pro alio: casa senza abitabilità
Un acquirente si opponeva al pagamento del saldo del prezzo di un immobile che, contrariamente agli accordi, veniva consegnato privo di certificato di abitabilità, ancora suddiviso in due unità commerciali e occupato da un inquilino. La Corte di Cassazione ha accolto le sue ragioni, stabilendo che la consegna di un bene con caratteristiche diverse da quelle pattuite configura un grave inadempimento, potenzialmente qualificabile come vendita aliud pro alio, che giustifica il rifiuto dell'acquirente di adempiere alla propria prestazione.
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