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Art. 300 Codice di Procedura Civile — Anno 2022

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Altri anni per Art. 300 Codice di Procedura Civile

Presunzione di condominialità: cortile comune e non privato
Una lite tra vicini giunge in Cassazione per stabilire la proprietà di un cortile e il rispetto delle distanze di un porticato. Il Primo Proprietario rivendicava la proprietà esclusiva del cortile basandosi sulle misure catastali, mentre il Secondo Proprietario ne sosteneva la natura comune. La Suprema Corte ha confermato la presunzione di condominialità del cortile, poiché l'atto d'acquisto originario lo definiva comune senza assegnarlo a nessuno in via esclusiva. Inoltre, la Corte ha accolto il ricorso del Secondo Proprietario sul porticato: non si possono violare le distanze legali equiparando una strada privata interpoderale a una via pubblica senza prove di un reale transito della collettività. La sentenza è stata cassata con rinvio per ridiscutere la demolizione o l'arretramento del portico.
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Morte del contribuente: vale l’ultrattività del mandato alla lite
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione che annullava un avviso di accertamento. Il contribuente è deceduto dopo la discussione di primo grado, ma il suo difensore non ha dichiarato il decesso. L'Ufficio ha quindi notificato l'appello presso il difensore originario. La Commissione Tributaria Regionale ha dichiarato inammissibile l'appello, ritenendo che andasse notificato agli eredi. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, riaffermando il principio della ultrattività del mandato alla lite. Se la morte del cliente non viene dichiarata formalmente in udienza o notificata dall'avvocato, quest'ultimo continua a rappresentare la parte. Di conseguenza, la notifica dell'appello presso il difensore domiciliatario è pienamente valida. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio per un nuovo giudizio.
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Responsabilità della banca per investimenti rischiosi: la svolta
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un istituto di credito al risarcimento dei danni in favore degli eredi di un investitore anziano. La banca aveva venduto titoli di Stato argentini altamente rischiosi a un pensionato di 79 anni privo di esperienza finanziaria, violando gli obblighi informativi. La sentenza ribadisce la responsabilità della banca per investimenti rischiosi quando non acquisisce il consenso scritto del cliente per operazioni inadeguate. La Suprema Corte ha chiarito che la richiesta di risarcimento danni è autonoma rispetto alla risoluzione del contratto. Inoltre, ha stabilito che nel risarcimento, inteso come debito di valore, sono implicitamente inclusi la rivalutazione monetaria e gli interessi compensativi, necessari per coprire il mancato guadagno causato dal ritardo nel pagamento. La banca perde il ricorso e deve pagare le spese di giudizio.
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