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Art. 3 Costituzione

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Prescrizione presuntiva e compensi professionali
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha rigettato il ricorso di un avvocato che chiedeva il pagamento dei suoi compensi a un'ex cliente. La Corte ha confermato la validità dell'eccezione di prescrizione presuntiva sollevata dalla cliente, chiarendo che tale istituto si basa su una presunzione legale di avvenuto pagamento dopo un certo periodo. È stato stabilito che la mancata contestazione esplicita del debito non equivale a un'ammissione che impedisce l'applicazione della prescrizione, poiché il silenzio della parte debitrice è compatibile con la presunzione di estinzione del rapporto.
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Notifica nuovo difensore: l’errore che annulla l’atto
La Corte di Cassazione ha stabilito che la notifica di un atto di appello indirizzata al precedente avvocato, nonostante la nomina di un nuovo difensore con nuovo domicilio eletto nel corso del primo grado, è nulla e non inesistente. Tale errore procedurale impone al giudice di ordinare la rinnovazione della notifica al nuovo difensore per sanare il vizio e garantire il diritto al contraddittorio, annullando la decisione di secondo grado emessa in contumacia della parte.
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Errore di Fatto Cassazione: Revocazione e Rinvio
Una società finanziaria ha ottenuto la revocazione di un'ordinanza della Corte di Cassazione a causa di un errore di fatto. La Corte aveva precedentemente deciso una causa nel merito, ignorando altri motivi di ricorso del contribuente che erano stati assorbiti nei gradi inferiori. La nuova ordinanza revoca la decisione precedente e rinvia il caso alla corte tributaria di secondo grado per un nuovo esame delle questioni trascurate.
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Cessione ramo d’azienda: il diritto alla doppia paga
Una lavoratrice, illegittimamente trasferita attraverso una cessione ramo d'azienda, ha visto ripristinato il suo rapporto di lavoro con il datore originale. La Corte di Cassazione ha confermato che, se il datore di lavoro originale non la reintegra, deve corrisponderle l'intera retribuzione, anche se la lavoratrice ha continuato a lavorare e a percepire uno stipendio dalla nuova società. Il pagamento del cessionario non estingue il debito del cedente.
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Lavoro effettivo: anche senza prestazione per colpa datoriale
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 19630/2025, ha stabilito che il requisito del "lavoro effettivo" per l'accesso all'indennità NASpI è soddisfatto anche quando il dipendente è impossibilitato a svolgere la propria mansione a causa di un ingiustificato rifiuto da parte del datore di lavoro. Secondo la Corte, il concetto di "lavoro effettivo" ha una valenza giuridica e non meramente naturalistica, comprendendo tutti i periodi in cui il rapporto di lavoro è attivo e dà diritto a retribuzione e contribuzione. Di conseguenza, è stata annullata la decisione della Corte d'Appello che richiedeva la presenza fisica del lavoratore, penalizzandolo per una condotta illecita del datore.
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Tassabilità immobili abusivi: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha stabilito che la tassabilità degli immobili abusivi ai fini ICI/IMU non viene meno neanche in presenza di sequestro o di un ordine di demolizione. Una società immobiliare aveva impugnato degli avvisi di accertamento sostenendo che i propri immobili, essendo abusivi e oggetto di provvedimenti restrittivi, non dovessero essere tassati. La Corte ha rigettato il ricorso, chiarendo che l'imposta è dovuta dal proprietario fino a quando non perda la titolarità del bene o fino all'effettivo inizio dei lavori di demolizione. La base imponibile rimane la rendita catastale e non il valore dell'area, poiché la regolarità urbanistica dell'immobile è irrilevante ai fini fiscali.
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IMU immobile occupato: esenzione possibile?
Una società immobiliare ha contestato il pagamento dell'IMU per un edificio abusivamente occupato da terzi per oltre due anni. La Corte di Cassazione, accogliendo il ricorso, ha stabilito che l'imposta non è dovuta. La decisione si fonda su una sentenza della Corte Costituzionale che ha dichiarato illegittimo imporre l'IMU su un immobile occupato, in quanto la perdita di disponibilità del bene fa venir meno la capacità contributiva del proprietario, presupposto fondamentale di ogni tributo.
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Cessione di quote: no riqualificazione in cessione d’azienda
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 21123/2025, stabilisce che la cessione di quote totalitarie di una società non può essere riqualificata in una cessione d'azienda ai fini dell'imposta di registro. La decisione si fonda sulla nuova interpretazione dell'art. 20 del d.P.R. 131/1986, che impone di tassare l'atto per la sua natura intrinseca, senza considerare elementi esterni o l'operazione economica complessiva. Pertanto, la maggiore imposta liquidata dall'Agenzia delle Entrate è stata annullata.
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Motivazione Apparente: Cassazione annulla sentenza
Una società impugnava un avviso di accertamento per fatture inesistenti. La Corte di Cassazione ha annullato la sentenza d'appello sfavorevole al contribuente, ravvisando un vizio di motivazione apparente. La Corte ha stabilito che i giudici non possono usare formule generiche per respingere le difese del contribuente, ma devono analizzare specificamente gli elementi forniti. La decisione chiarisce anche che un errore in una sentenza di primo grado non può essere 'corretto' autonomamente dal contribuente per accedere a una definizione agevolata.
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IMU immobile abusivo: la Cassazione fa il punto
Una società ha contestato un avviso di accertamento IMU per un immobile edificato abusivamente, colpito da un ordine di demolizione e destinato all'acquisizione da parte del patrimonio comunale. I giudici di merito avevano confermato la tassabilità basandosi sulla semplice iscrizione catastale. La Corte di Cassazione, con ordinanza interlocutoria, ha riconosciuto la complessità e la rilevanza della questione, in particolare riguardo alla persistenza del presupposto impositivo (il possesso) dopo l'ordine di demolizione. Di fronte alla necessità di stabilire un principio di diritto chiaro sull'argomento dell'IMU immobile abusivo, ha rinviato la causa a una pubblica udienza per una trattazione approfondita.
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Sanzione agriturismo: posti a sedere o pasti serviti?
Il titolare di un'azienda agricola ha ricevuto una pesante sanzione agriturismo per aver allestito un numero di posti a sedere superiore a quello autorizzato. In sede di ricorso, ha sostenuto che la violazione dovesse essere legata ai pasti effettivamente serviti. La Corte di Cassazione ha respinto tale interpretazione, confermando che la semplice preparazione di coperti oltre il limite consentito è sufficiente a integrare l'illecito amministrativo, in quanto criterio oggettivo scelto dal legislatore per regolare il settore.
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Contributi previdenziali: redditi da S.a.s. inclusi
La Corte di Cassazione ha stabilito che un lavoratore autonomo, iscritto alla gestione commercianti, deve versare i contributi previdenziali sulla totalità dei redditi d'impresa, includendo anche quelli derivanti dalla partecipazione come socio accomandante in una S.a.s., anche se non svolge attività lavorativa in tale società. La decisione si fonda sul principio di trasparenza fiscale applicabile alle società di persone, che qualifica tali proventi come reddito d'impresa per il socio.
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Cessione ramo d’azienda: doppio stipendio legittimo?
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di cessione ramo d'azienda dichiarata illegittima, il lavoratore ha diritto alla retribuzione completa dal datore di lavoro originario (cedente) dal momento in cui offre la propria prestazione. La somma percepita dal datore di lavoro di fatto (cessionario) non può essere detratta, poiché si originano due rapporti di lavoro distinti: uno 'de iure' con il cedente e uno 'de facto' con il cessionario. La Corte ha rigettato il ricorso dell'azienda, confermando il principio della non detraibilità delle somme percepite altrove.
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Benefici vittime terrorismo: quando il ricorso è nullo
Una vittima di attentato terroristico ha richiesto i benefici vittime terrorismo previsti dalla L. 206/2004. Il Tribunale ha respinto la domanda per mancata prova della riduzione della capacità lavorativa. La Cassazione ha dichiarato il ricorso diretto inammissibile, chiarendo che la procedura speciale ex art. 12 è limitata nel tempo e non applicabile al caso di specie, che avrebbe dovuto seguire la via ordinaria dell'appello.
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Deducibilità costi auto: la Cassazione nega la prova
Un professionista ha contestato il limite forfettario per la deducibilità dei costi auto, chiedendo di poter detrarre un importo maggiore basato sull'effettivo uso lavorativo. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che la percentuale fissa prevista dall'art. 164 del TUIR è una norma imperativa, non una presunzione superabile con prova contraria. Questa regola serve a semplificare la tassazione dei veicoli a uso promiscuo e a prevenire l'evasione, non essendo quindi possibile superare il limite legale.
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Rimborso parziale: quando vale come rigetto definitivo
Un istituto bancario ha ricevuto un rimborso parziale a seguito di una sentenza favorevole. La Corte di Cassazione ha stabilito che tale pagamento parziale equivale a un rigetto implicito per la somma residua. Di conseguenza, il contribuente avrebbe dovuto impugnare questo rigetto entro il termine di decadenza di 60 giorni, rendendo tardiva l'azione legale intrapresa successivamente. Una nuova istanza di rimborso per la parte non corrisposta è stata ritenuta inammissibile.
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Plusvalenza terreno: perizia tardiva non è valida
La Corte di Cassazione ha stabilito che, ai fini del calcolo della plusvalenza sulla vendita di un terreno, non è possibile utilizzare una perizia di stima redatta e giurata dopo la cessione del bene. In assenza di una formale procedura di rivalutazione completata prima della vendita, con il relativo versamento dell'imposta sostitutiva, il valore di acquisto da considerare rimane quello storico. Il ricorso della contribuente, che lamentava la mancata comunicazione di tale facoltà da parte dell'Agenzia delle Entrate, è stato respinto in quanto la possibilità di rivalutare il bene era già preclusa al momento dell'accertamento fiscale.
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Cessione ramo d’azienda: doppio stipendio legittimo
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 20314/2025, ha stabilito che in caso di cessione di ramo d'azienda dichiarata illegittima, il lavoratore ha diritto alla retribuzione sia dal datore di lavoro originario (cedente) che da quello di fatto (cessionario). La Corte ha chiarito che si configurano due rapporti di lavoro distinti: uno 'de iure' ripristinato con il cedente e uno 'de facto' proseguito con il cessionario. Di conseguenza, la retribuzione versata da quest'ultimo non può essere detratta da quella dovuta dal cedente, poiché non si applica il principio della 'compensatio lucri cum damno'.
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Imposta pubblicità frecce: si paga per ogni insegna
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in materia di imposta sulla pubblicità, quando un unico impianto contiene più frecce direzionali che pubblicizzano aziende diverse, il tributo va calcolato su ogni singola freccia e non sulla superficie totale dell'impianto. Ogni freccia, infatti, costituisce un autonomo mezzo pubblicitario, essendo collegata a un distinto messaggio promozionale. La Corte ha rigettato il ricorso di una società che sosteneva l'unicità del mezzo pubblicitario, confermando un principio consolidato in giurisprudenza.
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Liquidazione Coatta: stop alle azioni individuali
Una risparmiatrice ha citato in giudizio una banca in liquidazione coatta amministrativa per far dichiarare inesistente un debito. La Corte di Cassazione ha stabilito che tali azioni sono inammissibili. Il principio della liquidazione coatta amministrativa impone che tutte le pretese, incluse quelle di accertamento negativo, siano gestite esclusivamente all'interno della procedura concorsuale per tutelare la parità di trattamento tra i creditori. Qualsiasi causa individuale presso un tribunale ordinario è quindi preclusa.
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