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Art. 3 Costituzione — Anno 2026

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Altri anni per Art. 3 Costituzione

Imposta unica scommesse: la decisione della Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha rigettato il ricorso di una società di scommesse estera e del suo centro di trasmissione dati italiano. Il caso riguardava il mancato pagamento dell'imposta unica sulle scommesse per l'anno 2015. La Corte ha confermato che l'imposta è dovuta anche dagli operatori privi di concessione italiana, stabilendo una responsabilità solidale tra il bookmaker estero e l'intermediario locale. Sono state respinte le censure basate su una presunta violazione del diritto dell'Unione Europea, ribadendo la legittimità della normativa fiscale italiana in materia di giochi.
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Confisca per equivalente: legittima sull’amministratore
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di un sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente a carico dell'amministratore di una società per un'ingente evasione fiscale. La Corte ha stabilito che la misura non ha natura punitiva ma ripristinatoria, e colpisce l'amministratore in quanto autore del reato, a prescindere da un suo arricchimento personale. La confisca per equivalente è applicabile quando non sia possibile aggredire il profitto diretto del reato, che in questo caso era entrato nel patrimonio della società.
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Collegamento negoziale e compenso avvocato: la Cassazione
Un avvocato ha richiesto il pagamento dei suoi compensi professionali a due clienti. Questi si sono opposti, sostenendo che l'onorario era predeterminato da un contratto stipulato con una società di consulenza, la quale aveva poi indicato il legale. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell'avvocato, confermando l'esistenza di un collegamento negoziale tra i vari accordi. Secondo la Corte, i contratti (cliente-società, società-legale, cliente-legale) costituivano un'unica operazione economica, e il legale, accettando l'incarico in quel contesto, non poteva pretendere compensi superiori a quelli pattuiti nell'accordo originario.
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Calcolo pena continuazione: Cassazione chiarisce regole
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un condannato, chiarendo le modalità di calcolo pena continuazione in fase esecutiva. La sentenza stabilisce che, quando si unificano pene derivanti da giudizi diversi (uno con rito abbreviato), la riduzione di un terzo per il rito speciale deve essere applicata prima del criterio moderatore che limita la reclusione a 30 anni, a differenza di quanto avviene in fase di cognizione. Questa differenza è giustificata dal principio di intangibilità del giudicato.
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Ricusazione del giudice: motivi non previsti dalla legge
Un imputato ha richiesto la ricusazione di un intero collegio giudicante, adducendo come motivo le 'gravi ragioni di convenienza' derivanti da precedenti decisioni del presidente del collegio. La Corte di Cassazione ha dichiarato la richiesta di ricusazione del giudice inammissibile, specificando che tale motivo è previsto dalla legge solo per l'astensione del magistrato, non per la sua ricusazione da parte delle parti. Il ricorrente è stato inoltre condannato al pagamento di una sanzione pecuniaria per aver presentato un'istanza manifestamente infondata.
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Concordato in appello: no al ricorso se la Corte lo rigetta
Le Sezioni Unite Penali della Corte di Cassazione hanno stabilito un principio fondamentale riguardo al concordato in appello: il provvedimento con cui la Corte d'appello rigetta la richiesta di pena concordata tra le parti non è impugnabile con ricorso per cassazione. Il caso riguardava un imputato che, dopo aver raggiunto un accordo sulla pena con la Procura Generale, si è visto respingere tale accordo dalla Corte territoriale. La Suprema Corte ha chiarito che il rigetto non lede i diritti di difesa, in quanto il processo d'appello prosegue semplicemente nella sua forma ordinaria, con la riespansione di tutti i motivi di impugnazione originari.
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Sicuro Ravvedimento: no alla liberazione condizionale
La Corte di Cassazione ha confermato il diniego della liberazione condizionale a un detenuto condannato all'ergastolo. La Corte ha stabilito che, per la concessione del beneficio, non basta un lungo periodo di detenzione regolare, ma è necessario un 'sicuro ravvedimento', che implica una profonda e convinta revisione critica del proprio passato criminale. La persistente proclamazione di innocenza e una ricostruzione dei fatti diversa da quella accertata in giudizio sono state considerate ostative alla dimostrazione di tale ravvedimento.
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Sospensione condizionale della pena: revoca e obblighi
La Corte di Cassazione conferma la revoca della sospensione condizionale della pena a un condannato che non ha adempiuto all'obbligo di risarcimento del danno. La sentenza chiarisce che il mancato pagamento entro il termine stabilito comporta la revoca automatica del beneficio, a meno che il condannato non fornisca la prova rigorosa di un'impossibilità assoluta e incolpevole di adempiere. Nel caso di specie, la Corte ha ritenuto insufficiente la mera allegazione di difficoltà economiche, valorizzando l'inerzia del soggetto e la capacità economica dei familiari conviventi come indice della possibilità di adempiere.
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Conversione del pignoramento: il termine è perentorio
Una debitrice presentava istanza di conversione del pignoramento sulla sua abitazione principale dopo l'emissione dell'ordinanza di vendita. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che il termine previsto dalla legge per la richiesta di conversione del pignoramento è perentorio e non viola i principi costituzionali. La decisione bilancia il diritto del creditore a ottenere soddisfazione e la necessità di garantire la stabilità e la credibilità delle procedure esecutive, anche a fronte del diritto all'abitazione.
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Esdebitazione legge fallimentare: quale norma si applica?
Due imprenditori, dichiarati falliti sotto la vecchia normativa, hanno richiesto la liberazione dai debiti (esdebitazione) dopo l'entrata in vigore del nuovo Codice della Crisi. La Corte di Cassazione ha respinto la loro richiesta, stabilendo che la disciplina applicabile è quella della vecchia legge fallimentare, in quanto l'esdebitazione è parte integrante della procedura concorsuale originaria. Di conseguenza, il diritto all'esdebitazione, già perso per decorrenza dei termini sotto la vecchia legge, non può essere riattivato dalla nuova normativa.
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Confisca patteggiamento: obbligo di motivazione
Un imputato, dopo un patteggiamento per reati tributari e autoriciclaggio, subisce una confisca non concordata. La Cassazione annulla la confisca patteggiamento per totale assenza di motivazione, specificando che il giudice deve sempre spiegare le ragioni di tale misura ablativa, e rinvia al Tribunale per un nuovo esame, dichiarando prescritta una parte del reato.
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Obbligo di dimora e coprifuoco: quando è impugnabile?
La Corte di Cassazione ha stabilito che la sostituzione degli arresti domiciliari con l'obbligo di dimora, anche se accompagnato da prescrizioni come il divieto di uscita notturna, costituisce sempre un provvedimento favorevole per l'indagato. Di conseguenza, manca l'interesse ad impugnare tale decisione, rendendo l'appello inammissibile. La Corte ha sottolineato che l'obbligo di dimora rimane una misura intrinsecamente meno afflittiva degli arresti domiciliari, non essendo quindi ad essi equiparabile né ai fini della gravosità né per il calcolo del presofferto.
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Imposta di registro sentenza: quando è proporzionale?
Una società ha contestato l'applicazione dell'imposta di registro in misura proporzionale su una sentenza che accertava un credito, sebbene questo fosse stato saldato in corso di causa. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, chiarendo che l'imposta di registro su una sentenza di mero accertamento è proporzionale e non beneficia del principio di alternatività IVA/Registro, applicabile solo alle sentenze di condanna.
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Tassazione atti giudiziari: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha stabilito che la tassazione degli atti giudiziari che si limitano ad accertare un diritto di credito, anche se derivante da un'operazione soggetta a IVA, deve avvenire con imposta di registro proporzionale e non fissa. La Corte ha chiarito che il principio di alternatività IVA-registro non si applica in questi casi, essendo riservato principalmente alle pronunce di condanna al pagamento.
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Indennità di buonuscita: onorari esclusi dal calcolo
La Corte di Cassazione ha stabilito che gli onorari professionali percepiti da un avvocato dipendente di un ente pubblico non economico non devono essere inclusi nel calcolo della sua indennità di buonuscita. La sentenza conferma la legittimità della richiesta di restituzione delle somme erroneamente versate dall'ente, basandosi sulla rigida interpretazione della normativa speciale che definisce la base di calcolo del trattamento di fine servizio, escludendo voci retributive variabili come gli onorari.
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Interposizione fittizia: no decadenza senza atto scritto
Un lavoratore, formalmente dipendente di una cooperativa ma di fatto impiegato presso un istituto bancario, ha richiesto il riconoscimento del rapporto di lavoro diretto. La Corte di Cassazione, ribaltando le decisioni precedenti, ha stabilito che in caso di interposizione fittizia di manodopera, il termine di decadenza per l'impugnazione non decorre se l'utilizzatore effettivo della prestazione non nega il rapporto con un atto scritto. Di conseguenza, il licenziamento da parte del datore di lavoro formale è irrilevante ai fini della decorrenza dei termini.
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Privilegio studio associato: quando è riconosciuto?
Un'associazione di professionisti medici si è vista negare il riconoscimento del privilegio sul proprio credito nell'ambito del fallimento di una società sportiva. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, ribadendo che il privilegio studio associato è concesso solo se viene fornita la prova rigorosa del carattere personale della prestazione. L'associazione non è riuscita a dimostrare che l'incarico fosse stato conferito a un singolo professionista anziché all'intera struttura, perdendo così il diritto di prelazione.
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Riqualificazione fiscale: limiti e poteri del Fisco
Una società agricola e una società energetica stipulano un contratto complesso (locazione, diritto di superficie, vendita) per un impianto fotovoltaico. L'Agenzia delle Entrate procede alla riqualificazione fiscale dell'operazione, ritenendo la locazione strumentale al solo fine di ridurre l'imponibile. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità dell'operato del Fisco, precisando che la riqualificazione è valida se basata su elementi desumibili dall'atto stesso (interpretazione 'ab intrinseco'), senza ricorrere a elementi esterni, come previsto dall'art. 20 del Testo Unico sull'Imposta di Registro.
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Ricorso straordinario e misure di prevenzione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso straordinario per errore di fatto proposto da un soggetto colpito da una misura di prevenzione patrimoniale (confisca). La sentenza chiarisce che tale rimedio è riservato esclusivamente al "condannato" in senso tecnico e non può essere esteso a chi è sottoposto a misure di prevenzione, per le quali sono previsti strumenti di tutela differenti, come la revoca. La Corte ribadisce la netta distinzione tra il procedimento penale e quello di prevenzione.
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Sorveglianza speciale: detenzione e corsi di recupero
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un soggetto sottoposto a sorveglianza speciale, chiarendo principi fondamentali. Ha stabilito che la custodia cautelare in corso non attenua la pericolosità sociale, anzi la conferma, a differenza della detenzione in esecuzione di pena. Inoltre, ha qualificato l'obbligo di partecipare a corsi di recupero sulla violenza di genere non come trattamento sanitario coattivo, ma come una prescrizione rieducativa. Infine, ha ribadito che anche le prescrizioni standard devono essere motivate caso per caso, respingendo dubbi di costituzionalità.
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