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Art. 2935 Codice Civile

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Prescrizione contributi previdenziali: l’INPS vince il ricorso
L'INPS ha richiesto a una commerciante il pagamento dei contributi previdenziali a percentuale per l'anno 2005. La Corte d'appello aveva dichiarato il credito estinto per prescrizione, ritenendo che il termine iniziasse a decorrere dalla presentazione della dichiarazione dei redditi. La Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che la prescrizione contributi previdenziali inizia a decorrere dal giorno di scadenza del pagamento del saldo (20 giugno 2006) e non dalla successiva dichiarazione dei redditi. Inoltre, la dichiarazione dei redditi non costituisce riconoscimento del debito idoneo a interrompere i termini. La Corte ha quindi accolto il ricorso dell'INPS, rinviando la causa per un nuovo esame.
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Prescrizione contributi INPS: l’accertamento fiscale blocca i termini
L'Istituto Previdenziale ha richiesto il pagamento di contributi omessi sul reddito eccedente il minimale per gli anni dal 1998 al 2001. Il Contribuente sosteneva che il diritto fosse prescritto, ritenendo che gli avvisi di accertamento dell'Agenzia delle Entrate non avessero interrotto la prescrizione in favore dell'ente previdenziale. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'ente, stabilendo che la notifica dell'avviso di accertamento da parte dell'Agenzia delle Entrate interrompe validamente la prescrizione contributi INPS anche a favore dell'ente previdenziale, se effettuata prima della scadenza del termine. La sentenza d'appello è stata cassata con rinvio.
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Prescrizione del bollo auto: scontro sui tempi e rinvio dei giudici
Una contribuente ha impugnato una cartella esattoriale per il pagamento della tassa automobilistica relativa agli anni 2009-2010, eccependo l'avvenuta prescrizione del bollo auto dopo la notifica dell'avviso di accertamento. La Commissione Tributaria Regionale ha accolto l'eccezione, dichiarando prescritto il credito. L'Ente Pubblico ha proposto ricorso in Cassazione, contestando l'erroneo calcolo del termine di decorrenza della prescrizione. La sesta sezione civile della Corte di Cassazione, rilevando l'assenza di un orientamento giurisprudenziale consolidato sulla specifica modalità di decorrenza del termine di prescrizione del bollo auto dopo la notifica dell'accertamento, ha rimesso la decisione alla quinta sezione tributaria per un approfondimento nomofilattico.
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Prescrizione contributi Gestione separata: vince l’INPS sulla data
L'INPS ha richiesto a un professionista il pagamento dei contributi previdenziali per l'anno 2008. La Corte d'appello ha ritenuto il credito prescritto, calcolando il termine di cinque anni dalla scadenza ordinaria del 16 giugno 2009. La Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'ente previdenziale, stabilendo che la prescrizione contributi Gestione separata inizia a decorrere non dalla scadenza ordinaria, ma dal termine prorogato (nel caso specifico, il 6 luglio 2009) previsto per i contribuenti soggetti agli studi di settore, anche se aderenti al regime dei minimi. Di conseguenza, la richiesta dell'INPS, notificata il 30 giugno 2014, è tempestiva. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio.
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Prescrizione contributi Gestione separata: vince l’INPS
L'ente previdenziale ha richiesto a un libero professionista il pagamento dei contributi previdenziali per l'anno 2009. Il professionista ha eccepito la prescrizione contributi Gestione separata, sostenendo che il termine di cinque anni fosse decorso a partire dal 16 giugno 2010. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'ente previdenziale, stabilendo che la prescrizione inizia a decorrere solo dalla scadenza del termine di pagamento effettivamente prorogato dalla legge (nel caso specifico, il 6 luglio 2010). Di conseguenza, la richiesta di pagamento notificata il 1° luglio 2015 è tempestiva, in quanto avvenuta prima del compimento del quinquennio. La sentenza d'appello è stata cassata con rinvio.
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Risarcimento danni medici specializzandi perso per prescrizione
Un gruppo di medici ha chiesto allo Stato il risarcimento danni medici specializzandi per la mancata remunerazione durante i corsi di specializzazione svolti tra il 1983 e il 1991, lamentando la tardiva attuazione delle direttive europee. I giudici di merito hanno respinto la domanda ritenendo il diritto prescritto. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, dichiarando inammissibili i ricorsi dei medici. La Corte ha ribadito che il termine di prescrizione decennale è iniziato a decorrere il 27 ottobre 1999, con l'entrata in vigore della Legge n. 370/1999, ed è quindi scaduto nel 2009. I tentativi di dimostrare l'interruzione della prescrizione sono falliti per vizi procedurali nella produzione dei documenti. Di conseguenza, lo Stato vince la causa e i medici perdono definitivamente il diritto al risarcimento, venendo anche condannati al pagamento delle spese legali.
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Ripetizione di indebito: conto aperto ma pagamento prescritto
Un investitore ha chiesto la restituzione delle somme addebitate sul proprio conto corrente per l'acquisto di obbligazioni argentine, sostenendo la nullità del contratto-quadro di investimento. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'investitore, confermando che il termine di prescrizione decennale per l'azione di ripetizione di indebito decorre dal giorno in cui è stato eseguito il singolo pagamento nullo, e non dalla data di chiusura del conto corrente. Poiché le operazioni risalivano al 1999 e al 2001 e il primo atto di interruzione è avvenuto solo nel 2010, il diritto alla restituzione per il primo acquisto si è estinto per prescrizione.
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Prescrizione dei crediti di lavoro: l’Azienda perde in Cassazione
Alcuni lavoratori hanno chiesto il riconoscimento dell'anzianità di servizio maturata durante l'apprendistato e il pagamento delle differenze retributive. L'Azienda ha eccepito la prescrizione di tali crediti durante il rapporto di lavoro. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Azienda, stabilendo che la prescrizione dei crediti di lavoro non decorre in costanza di rapporto. A causa delle riforme del lavoro, manca infatti una stabilità reale che protegga il dipendente da ritorsioni. Di conseguenza, il termine di prescrizione inizia a decorrere solo dalla cessazione del rapporto di lavoro per tutti i diritti non ancora prescritti al 18 luglio 2012. L'Azienda è stata condannata a pagare le spese legali.
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Prescrizione buoni postali fruttiferi: scontro sul fine anno
Due risparmiatrici hanno chiesto il rimborso di tre buoni postali fruttiferi della serie AA1 emessi nel gennaio 2001. Nel novembre 2017, l'ufficio postale ha rifiutato il pagamento, eccependo l'avvenuta prescrizione decennale. La Corte d'Appello ha dato ragione alle risparmiatrici, ritenendo che la scadenza dei titoli coincidesse con la fine dell'anno solare di riferimento (dicembre 2007). La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'ente emittente. I giudici hanno stabilito che la scadenza di sei anni si compie esattamente nell'anniversario dell'emissione (gennaio 2007) e non a fine anno. Di conseguenza, la prescrizione buoni postali fruttiferi decennale era già maturata a gennaio 2017, rendendo tardiva la richiesta di rimborso presentata a novembre dello stesso anno.
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Risarcimento danni antitrust: scontro tra colosso e acquirente
Un'impresa acquirente ha citato in giudizio il costruttore di autocarri chiedendo il risarcimento danni antitrust a causa di un cartello sui prezzi accertato dalla Commissione Europea. Il costruttore ha eccepito la prescrizione del diritto, sostenendo che l'acquirente potesse conoscere l'illecito molto prima. I giudici di merito hanno respinto l'eccezione, ritenendo che la prescrizione decorra solo dalla piena ed effettiva conoscenza della violazione e del danno, e hanno considerato vincolante la decisione di transazione (settlement) della Commissione. Il costruttore ha proposto ricorso in Cassazione contestando tali punti. La Suprema Corte, rilevata la particolare complessità e importanza delle questioni di diritto sollevate, ha disposto il rinvio della causa a nuovo ruolo per la trattazione in pubblica udienza.
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Prescrizione dei contributi: l’autonomia dal verdetto finale
Un lavoratore ha ottenuto per via giudiziaria il riconoscimento di differenze retributive per mansioni superiori svolte dal 1993 al 1998. L'azienda ha pagato le retribuzioni ma non i relativi contributi previdenziali. L'ente previdenziale ha quindi richiesto il pagamento dei contributi omessi. La Corte d'Appello ha ritenuto tempestiva la richiesta, facendo decorrere il termine di prescrizione dal passaggio in giudicato della sentenza sulle retribuzioni. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'ente previdenziale, stabilendo che la prescrizione dei contributi ha natura autonoma rispetto al credito retributivo. Il termine di prescrizione dei contributi inizia a decorrere dal ventunesimo giorno del mese successivo a quello in cui il diritto alla retribuzione è maturato, a prescindere da eventuali contestazioni giudiziarie sulla retribuzione stessa. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio.
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Imputazione temporale dei costi: no al rinvio anche se neutro
L'Amministrazione Finanziaria ha contestato a una Società l'erronea imputazione temporale dei costi, avendo questa inserito nel bilancio 2004 spese di competenza del 2003. Dopo una prima decisione favorevole alla Società, l'Amministrazione ha scoperto che tale sentenza era frutto di corruzione dei giudici tributari. Ha quindi proposto revocazione straordinaria. La Corte di Cassazione ha confermato la revoca della vecchia sentenza e ha dato ragione al Fisco. La Suprema Corte ha ribadito che le regole sull'imputazione temporale dei costi sono inderogabili per evitare alterazioni dei risultati fiscali. Il contribuente non può scegliere arbitrariamente l'anno in cui dedurre un costo, anche se l'effetto finale sui conti appare neutro. La Società è stata condannata al pagamento delle imposte, delle sanzioni e delle spese di giudizio.
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Decorrenza della prescrizione: il patto verbale batte l’erede
Un professionista svolge l'incarico di consulente grafologo per una cliente. Le parti concordano che il compenso sarà pagato solo al termine della causa sulla proprietà di un immobile. Dopo la morte della cliente, il professionista chiede il pagamento all'erede. La Corte d'Appello dichiara il credito prescritto. La Cassazione accoglie il ricorso del professionista: l'accordo di differimento sposta la decorrenza della prescrizione al momento in cui il diritto può essere fatto valere, ossia alla fine della lite (6 giugno 2011). Di conseguenza, all'avvio della causa il termine non era scaduto. La sentenza viene cassata con rinvio.
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Interruzione della prescrizione: la difesa in giudizio salva il credito
Due aziende hanno contestato i verbali di accertamento dell'ente previdenziale relativi a contributi non versati sulle indennità di trasferta. In appello, i giudici hanno dichiarato prescritto il credito dell'ente, ritenendo che la sua richiesta di rigetto della causa non avesse efficacia di interruzione della prescrizione. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'ente previdenziale. I giudici di legittimità hanno stabilito che, nei giudizi di accertamento negativo del debito, la costituzione in giudizio del creditore per chiedere il rigetto della domanda avversaria costituisce una implicita affermazione del proprio diritto. Tale condotta processuale comporta l'interruzione della prescrizione con effetto permanente per tutta la durata del processo, poiché il creditore è comunque tenuto a provare i fatti costitutivi del proprio credito.
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Iscrizione alla Gestione separata: obbligatoria anche sotto i 5.000 euro
Un avvocato si opponeva alla richiesta dell'INPS di pagamento dei contributi previdenziali per l'anno 2010. Il professionista sosteneva che il reddito annuo inferiore a 5.000 euro escludesse l'obbligo di iscrizione alla Gestione separata e che il credito dell'ente fosse prescritto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che l'obbligo di iscrizione alla Gestione separata scatta per l'esercizio abituale della professione, a prescindere dal reddito minimo, che rileva solo per le attività occasionali. Inoltre, la proroga governativa del termine di pagamento sposta in avanti la decorrenza della prescrizione quinquennale. L'avvocato perde la causa e deve pagare i contributi, le sanzioni e le spese legali.
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Prescrizione contributi Gestione separata: INPS vince la proroga
Un professionista ha impugnato un avviso di addebito dell'INPS relativo ai contributi per l'anno 2009, eccependo la prescrizione quinquennale. La Corte d'appello ha accolto la sua tesi, ritenendo che il termine scadesse il 16 giugno 2010 e che la notifica del 30 giugno 2015 fosse tardiva. L'INPS ha fatto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha accolto il ricorso dell'ente previdenziale, stabilendo che la proroga al 6 luglio 2010 prevista dal D.P.C.M. del 10 giugno 2010 si applica anche ai contribuenti in regime dei minimi. Di conseguenza, la Prescrizione contributi Gestione separata decorre dal 6 luglio 2010 e la notifica del 30 giugno 2015 ha interrotto validamente il termine. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Interruzione della prescrizione: basta l’avviso di giacenza
L'Ente Previdenziale ha richiesto a un contribuente il pagamento di contributi previdenziali per l'anno 2010. L'ente ha inviato un avviso bonario tramite raccomandata, ma il postino, non trovando il destinatario, ha lasciato l'avviso di giacenza il 4 luglio 2016, due giorni prima della scadenza del termine quinquennale di prescrizione. La Corte d'Appello aveva ritenuto il credito prescritto, calcolando il perfezionamento della notifica solo dopo dieci giorni dal deposito. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'ente, stabilendo che per gli atti stragiudiziali l'interruzione della prescrizione si realizza nel momento stesso in cui l'avviso di giacenza viene immesso nella cassetta postale del destinatario, operando da subito la presunzione di conoscenza.
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Prescrizione contributi previdenziali: la proroga salva l’INPS
L'INPS ha richiesto a un avvocato il pagamento dei contributi previdenziali per l'anno 2010. La Corte d'appello ha ritenuto il credito prescritto, calcolando il termine di cinque anni dalla scadenza originaria del 16 giugno 2011. La Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'INPS, stabilendo che la prescrizione contributi previdenziali inizia a decorrere solo dalla scadenza prorogata dal Governo (6 luglio 2011). Di conseguenza, la richiesta di pagamento notificata il 4 luglio 2016 è tempestiva. La Corte ha inoltre chiarito che, per effetto di una pronuncia della Corte Costituzionale, non si applicano le sanzioni civili per la mancata iscrizione alla Gestione separata antecedente al 2011 per gli avvocati sotto soglia di reddito. La causa torna alla Corte d'appello per un nuovo esame.
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Prescrizione contributi Gestione separata: la proroga salva l’INPS
L'INPS ha fatto ricorso contro la decisione che dichiarava prescritti i contributi previdenziali dovuti da un professionista alla Gestione separata per gli anni 2008 e 2009. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che la prescrizione contributi Gestione separata inizia a decorrere solo dalla scadenza dei termini di pagamento effettivi, inclusi i differimenti generali concessi tramite decreti governativi (D.P.C.M.) per i soggetti sottoposti a studi di settore. Di conseguenza, le richieste di pagamento dell'ente previdenziale, inviate entro i cinque anni dalle date prorogate, sono tempestive. La causa è stata rinviata alla Corte d'appello per un nuovo esame, che dovrà anche considerare l'esclusione delle sanzioni civili in base a una recente pronuncia della Corte Costituzionale.
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Prescrizione contributi gestione separata: l’INPS vince in Cassazione
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'INPS contro la decisione che dichiarava prescritti i contributi previdenziali di un lavoratore autonomo per l'anno 2009. La Corte d'appello aveva individuato l'inizio del termine di prescrizione al 16 giugno 2010, ritenendo tardivo l'atto interruttivo del 30 giugno 2015. La Cassazione ha invece stabilito che la prescrizione contributi gestione separata inizia a decorrere dalla scadenza del termine di pagamento differito, ossia dal 6 luglio 2010, rendendo l'intervento dell'ente previdenziale tempestivo.
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