La Corte di Cassazione ha confermato l'ordinanza di custodia cautelare in carcere per un indagato accusato di partecipazione a un'associazione mafiosa di origine nigeriana e narcotraffico. Il ricorso della difesa contestava la mancanza di una valutazione autonoma del GIP e l'insufficienza degli indizi di colpevolezza. La Suprema Corte ha rigettato le doglianze, stabilendo che la motivazione per relationem è legittima se accompagnata da un vaglio critico degli atti. Gli elementi raccolti, tra cui intercettazioni in linguaggio criptico e la partecipazione a riti associativi, integrano la gravità indiziaria necessaria per il mantenimento della misura cautelare, confermando la solidità dell'accusa di associazione mafiosa.
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