La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 44716/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato contro la misura di custodia cautelare in carcere. Il caso verteva sulla corretta qualificazione di un reato come estorsione piuttosto che come truffa vessatoria. La Corte ha confermato la qualificazione come estorsione, sottolineando che si ha tale reato quando il danno prospettato è conseguenza diretta della condotta dell'agente, coartando la volontà della vittima. È stata inoltre ritenuta adeguata la misura carceraria a fronte dell'elevato pericolo di reiterazione del reato, nonostante la giovane età e la confessione dell'indagato.
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