LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 2909 Codice Civile

Pagina 208 di 40

Responsabilità solidale: chi paga per le infiltrazioni?
Un'ordinanza della Cassazione chiarisce il principio della responsabilità solidale in un caso di danni da infiltrazioni. La Corte ha stabilito che tutti i titolari di diritti reali (nudi proprietari, usufruttuari) sull'immobile da cui origina il danno sono responsabili in solido verso il danneggiato. Il ricorso di uno dei corresponsabili è stato dichiarato inammissibile perché non ha colto la ratio decidendi della sentenza d'appello e ha introdotto tardivamente questioni sulla ripartizione interna della colpa.
Continua »
Ricorso per cassazione: inammissibile se non specifico
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un istituto di credito contro una società debitrice. La decisione si fonda sul principio di autosufficienza: il ricorso per cassazione non era sufficientemente dettagliato, non permettendo alla Corte di valutare la fondatezza delle censure senza dover consultare altri atti. Il caso verteva sulla validità di un pignoramento immobiliare basato su un contratto di mutuo, la cui prova di erogazione non era stata, secondo la Corte d'Appello, correttamente notificata.
Continua »
Opposizione atti esecutivi: limiti e spese legali
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 7343/2025, si è pronunciata su un complesso caso di opposizione agli atti esecutivi. La controversia nasce da un pignoramento presso terzi in cui il terzo pignorato si opponeva all'ordinanza di assegnazione. La Corte ha stabilito che una domanda di accertamento del credito, seppur formalmente autonoma ma intrinsecamente connessa all'opposizione, segue le stesse regole di impugnazione del rito esecutivo. Inoltre, ha cassato la sentenza d'appello per l'errata liquidazione delle spese legali, precisando che i compensi per la fase istruttoria non sono dovuti se questa non si è concretamente svolta.
Continua »
Contestazione compenso avvocato: il calcolo finale
Un legale ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione dopo che la Corte d'Appello aveva significativamente ridotto i suoi onorari professionali. La riduzione era stata motivata dall'esito negativo delle prestazioni legali fornite e dalla contestazione del compenso da parte degli eredi del cliente. La Suprema Corte ha respinto il ricorso, confermando che anche una contestazione generica da parte del cliente è sufficiente a innescare una rivalutazione giudiziale della parcella. Il giudice può quindi ridurla fino ai minimi tariffari, specialmente se il lavoro del professionista non ha portato ai risultati sperati.
Continua »
Equo compenso avvocati: non è retroattivo
Un avvocato ha richiesto il pagamento dei suoi compensi a un istituto di credito, che si è opposto invocando accordi tariffari. La Corte di Cassazione ha stabilito due principi chiave: primo, l'accordo sul compenso deve essere provato per iscritto e non può desumersi dalla mancata contestazione; secondo, la normativa sull'equo compenso avvocati (art. 13 bis L. 247/2012) non è retroattiva e si applica solo alle prestazioni successive al 1° gennaio 2018.
Continua »
Equo compenso avvocati: non è retroattivo
Un avvocato ha richiesto il pagamento di compensi professionali a un istituto di credito, che si è opposto citando accordi tariffari preesistenti. La Corte di Cassazione ha stabilito che la legge sull'equo compenso avvocati non è retroattiva e non può invalidare le convenzioni stipulate prima della sua entrata in vigore (1 gennaio 2018). La Corte ha inoltre ritenuto legittimo il frazionamento del credito da parte del legale, data la complessità dei fascicoli che giustificava azioni separate.
Continua »
Onere della prova provvedimento: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 7387/2025, ha chiarito un principio fondamentale sull'onere della prova di un provvedimento amministrativo. La Suprema Corte ha cassato la decisione della Corte d'Appello che aveva dichiarato la nullità di alcune fideiussioni basandosi su un provvedimento della Banca d'Italia, considerandolo erroneamente un fatto notorio. È stato stabilito che un atto amministrativo non rientra nel principio "iura novit curia" e non può essere considerato un fatto notorio; pertanto, la parte che intende avvalersene ha l'onere di produrlo formalmente in giudizio.
Continua »
Firma Falsa Conto Cointestato: la banca paga?
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un conto cointestato svuotato da un coniuge tramite una firma falsa dell'altro. La Corte ha confermato la condanna in solido della banca e del coniuge che ha commesso il prelievo. È stato chiarito che, in caso di disconoscimento della firma, l'onere di provarne l'autenticità spetta a chi vuole avvalersi del documento, in questo caso la banca. La richiesta di manleva della banca verso il cointestatario è stata respinta.
Continua »
Notifica atti amministrativi: Cassazione annulla sanzione
La Corte di Cassazione ha annullato una pesante sanzione per insider trading inflitta a un manager residente all'estero. La decisione non si basa sul merito dell'accusa, ma su un vizio procedurale fondamentale: l'errata notifica degli atti amministrativi iniziali. La Corte ha stabilito che il Regolamento UE per la notifica di atti civili e commerciali non si applica ai procedimenti sanzionatori della pubblica amministrazione, poiché questi rientrano nella categoria esclusa degli atti compiuti 'iure imperii'. Tale vizio, violando il diritto di difesa, non è sanabile e comporta la nullità dell'intero provvedimento sanzionatorio.
Continua »
Risarcimento frode sportiva: onere della prova
La Corte di Cassazione si è pronunciata sul caso di risarcimento frode sportiva derivante da un noto scandalo calcistico. La Corte ha rigettato le richieste di due società, una per un vizio procedurale di tardiva riassunzione del giudizio, l'altra per non aver provato il nesso di causalità tra la frode e la retrocessione subita. L'ordinanza chiarisce che spetta al danneggiato dimostrare che, senza l'illecito, l'esito del campionato sarebbe stato diverso, e ribadisce l'inammissibilità della richiesta di danni da parte del socio per un pregiudizio diretto alla società (danno riflesso).
Continua »
Licenziamento per assenze ingiustificate: la Cassazione
La Corte di Cassazione conferma la legittimità di un licenziamento per assenze ingiustificate di una dipendente pubblica. La sentenza stabilisce che, ai fini della valutazione della proporzionalità della sanzione, il giudice può considerare l'intera condotta del lavoratore, inclusa la mancata adesione a un piano di recupero per assenze precedenti, anche se non formalmente contestate. Tale comportamento complessivo è stato ritenuto idoneo a ledere in modo irreparabile il vincolo di fiducia con il datore di lavoro.
Continua »
Valore in dogana e royalties: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione affronta il tema dell'inclusione delle royalties nel valore in dogana. Una società importatrice pagava corrispettivi per l'uso di un marchio a una terza entità. L'Agenzia delle Dogane sosteneva che tali royalties dovessero aumentare la base imponibile per i dazi. La Cassazione, riformando le decisioni precedenti, ha stabilito che, secondo il nuovo Codice Doganale dell'Unione, è sufficiente un potere di 'orientamento' del licenziante sulla produzione, anche indiretto, per considerare le royalties una 'condizione di vendita'. Di conseguenza, ha rinviato il caso per una nuova valutazione basata su questi più ampi principi.
Continua »
Giudicato interno: la Cassazione chiarisce i limiti
La Corte di Cassazione interviene su una complessa vicenda giudiziaria durata decenni, relativa allo scioglimento di una società di fatto. L'ordinanza chiarisce i limiti del ricorso per revocazione avverso le proprie decisioni, ribadendo la distinzione tra errore percettivo (revocatorio) ed errore di valutazione (non revocatorio). Viene inoltre affermata la forza del giudicato interno, formatosi su sentenze non definitive precedenti, che cristallizza determinati punti della controversia, impedendo che vengano riesaminati nelle fasi successive del giudizio. La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso per revocazione e rigettato sia il ricorso principale che quello incidentale, consolidando le decisioni dei gradi inferiori sulla base del principio di definitività delle statuizioni già passate in giudicato.
Continua »
Responsabilità amministratori: danno da discriminazione
Un ex socio di una cooperativa edilizia ha citato in giudizio gli amministratori per un comportamento discriminatorio, consistito nel rifiuto di rilasciare una garanzia fideiussoria a lui concessa ad altri soci. La Corte di Cassazione ha stabilito che la responsabilità degli amministratori per discriminazione sussiste anche se il rapporto sociale viene successivamente dichiarato nullo con effetto retroattivo. Tuttavia, ha annullato la precedente sentenza per carenza di motivazione sulla quantificazione del danno, che non può essere automaticamente equiparata alle somme versate alla cooperativa, ma deve derivare direttamente dalla mancata offerta della garanzia.
Continua »
Cessione del credito pro solvendo: la guida completa
Una società cede i propri crediti a un'azienda di factoring con garanzia di solvenza (cessione del credito pro solvendo). Quando il debitore contesta la fornitura, il factor si rivale sul cedente. La Cassazione chiarisce che l'esercizio di tale garanzia risolve il contratto di cessione, facendo tornare il credito in capo al cedente originale. Di conseguenza, il factor perde il diritto di agire contro il debitore. La sentenza esplora anche l'effetto riflesso di un precedente giudicato tra cedente e cessionario sul debitore.
Continua »
Impugnazione estratto di ruolo: limiti e condizioni
Una contribuente ha impugnato diverse cartelle di pagamento, di cui quattro scoperte solo tramite un estratto di ruolo. La Corte di Cassazione, applicando le recenti normative, ha dichiarato inammissibile il ricorso per le cartelle conosciute tramite estratto, a causa del difetto di un interesse ad agire concreto e attuale. L'impugnazione estratto di ruolo è ora consentita solo in ipotesi specifiche di pregiudizio immediato per il contribuente. Il ricorso relativo all'unica cartella notificata con un'intimazione di pagamento è stato invece esaminato nel merito e rigettato.
Continua »
Avviso di accertamento IMU: quando è motivato?
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una contribuente contro un avviso di accertamento IMU. La Corte ha stabilito che l'atto è sufficientemente motivato se indica gli elementi essenziali per identificare la pretesa, come i dati catastali e il calcolo dell'imposta. Inoltre, ha chiarito che l'annullamento di un precedente avviso per un vizio formale non crea un giudicato vincolante per le annualità successive. Il ricorso è stato anche ritenuto inammissibile per violazione del principio di autosufficienza, non avendo la ricorrente trascritto gli atti fondamentali.
Continua »
Appalto a corpo: niente extra per più rifiuti
Una società in fallimento, che gestiva la raccolta rifiuti per un comune, ha richiesto un compenso extra per aver gestito una quantità di rifiuti superiore a quella prevista. La Corte di Cassazione, confermando la decisione d'appello, ha stabilito che in un contratto di appalto a corpo, le quantità indicate come meramente indicative non modificano il prezzo fisso pattuito. La richiesta di un corrispettivo maggiore basata sull'aumento del lavoro è stata respinta, chiarendo che il prezzo rimane invariato.
Continua »
Licenziamento illegittimo: si applica l’art. 18
La Corte di Cassazione ha stabilito che se la comunicazione di fine rapporto di un contratto a progetto, poi convertito in tempo indeterminato, viene qualificata come un vero e proprio atto di recesso, si configura un licenziamento illegittimo. In questo caso, al lavoratore spetta la tutela reale della reintegrazione nel posto di lavoro prevista dall'art. 18 dello Statuto dei Lavoratori, e non la mera indennità economica prevista per la conversione dei contratti a termine. La Corte ha cassato la sentenza d'appello che, pur riconoscendo la natura di licenziamento dell'atto, aveva erroneamente applicato la sanzione meno favorevole per il dipendente.
Continua »
Somministrazione illecita: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'amministratore di una società sanzionata per somministrazione illecita di manodopera. La Corte ha stabilito che, in caso di depenalizzazione di un reato, il termine di 90 giorni per la contestazione amministrativa decorre dalla data di trasmissione degli atti dalla Procura all'autorità competente. È stata inoltre confermata la distinzione tra appalto lecito e somministrazione illecita, la quale si configura quando l'appaltatore fornisce solo personale, senza assumere il rischio d'impresa e senza esercitare un potere direttivo effettivo.
Continua »