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Art. 29 Codice Penale — Sezione Prima Civile

Altri anni per Art. 29 Codice Penale

Evocazione IGP: uso di termini non geografici
Un consorzio a tutela di un noto aceto IGP ha citato in giudizio un'azienda agricola per l'uso dei termini "aceto balsamico". La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che la protezione contro l'evocazione IGP si applica alla denominazione completa e geografica, non ai singoli termini generici che la compongono. La chiara indicazione di una diversa provenienza sul prodotto contestato è stata ritenuta decisiva per escludere la violazione.
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Conflitto marchio e DOP: la Cassazione si appella all’UE
La Corte di Cassazione esamina un complesso caso di conflitto marchio e DOP. Una nota azienda vinicola, titolare di un marchio storico e rinomato, ha agito in giudizio per far dichiarare la nullità di una Denominazione di Origine Protetta (DOP) successiva, che utilizza lo stesso nome. L'azienda sostiene che la DOP sia decettiva per i consumatori. I tribunali di merito hanno respinto la domanda, applicando una normativa europea preesistente. La Cassazione, rilevando un complesso intreccio di normative europee succedutesi nel tempo, ha sospeso il giudizio e ha posto due questioni pregiudiziali alla Corte di Giustizia dell'Unione Europea per chiarire quale disciplina sia applicabile.
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Canone demaniale marittimo: no alla restituzione
Una concessionaria pagava un canone demaniale marittimo maggiorato per anni a seguito del rinnovo di una concessione. Dopo aver ottenuto una riduzione del canone, ha richiesto la restituzione delle somme versate in eccesso. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta, chiarendo che con il rinnovo (e non la semplice proroga) le strutture non amovibili edificate dalla concessionaria vengono acquisite per legge dallo Stato. Di conseguenza, il canone più elevato per il periodo contestato era legittimo, in quanto calcolato sul maggior valore del bene demaniale, e nessuna restituzione era dovuta.
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Compenso deposito: la Cassazione sui rapporti esauriti
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10057/2025, ha stabilito che il diritto al giusto compenso deposito per veicoli sequestrati non si estingue per la mancata impugnazione del provvedimento amministrativo di liquidazione. Se la norma su cui si basa il calcolo forfettario viene dichiarata incostituzionale, il custode ha diritto a richiedere le differenze secondo le tariffe ordinarie, purché non sia decorso il termine di prescrizione decennale del suo diritto di credito. La Corte ha chiarito che il rapporto non può considerarsi "esaurito" solo perché l'atto amministrativo non è stato contestato, distinguendo la posizione di diritto soggettivo del creditore da quella legata alla legittimità dell'atto stesso.
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