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Art. 276 Codice di Procedura Penale — Sezione Quarta Penale

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Altri anni per Art. 276 Codice di Procedura Penale

Violazione arresti domiciliari: quando è grave?
Un soggetto sottoposto agli arresti domiciliari si allontana ripetutamente dall'abitazione, prima ancora dell'applicazione del braccialetto elettronico. La Corte di Cassazione ha confermato la sostituzione della misura con la custodia in carcere, dichiarando inammissibile il ricorso. La sentenza chiarisce che la reiterata violazione degli arresti domiciliari in un breve lasso di tempo costituisce una trasgressione grave, non di lieve entità, che giustifica l'aggravamento della misura cautelare.
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Riparazione ingiusta detenzione: il ruolo del condotta
La Corte di Cassazione ha annullato una decisione che negava la riparazione per ingiusta detenzione a un individuo assolto. La detenzione era scattata come aggravamento di una misura non custodiale a seguito di presunte violazioni. La Suprema Corte ha chiarito che il giudice della riparazione non può ignorare l'assoluzione e deve motivare in modo rigoroso l'eventuale condotta ostativa dell'imputato, senza basarsi sulla sua mancata contestazione dei fatti.
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Aggravamento misura cautelare: quando è legittimo
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato la cui misura cautelare del divieto di dimora era stata aggravata con la custodia in carcere. La decisione si fonda sulla reiterazione di un reato in materia di stupefacenti e sulla palese violazione della misura precedente. La Corte ribadisce che la valutazione sulla gravità della trasgressione, se logicamente motivata, spetta al giudice di merito e non è sindacabile in sede di legittimità. L'aggravamento della misura cautelare è stato quindi ritenuto corretto.
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Custodia cautelare in carcere: quando è legittima?
Un individuo condannato per spaccio di droga, dopo aver violato ripetutamente misure cautelari meno afflittive come il divieto di dimora e l'obbligo di firma, si è visto aggravare la misura in custodia cautelare in carcere. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il suo ricorso, ritenendo la decisione del Tribunale logica e ben motivata, data la totale inaffidabilità del soggetto e l'assenza di alternative valide come gli arresti domiciliari.
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Custodia Cautelare: la pena intera conta sempre
Due individui, condannati per narcotraffico internazionale, hanno impugnato la decisione di ripristinare la loro custodia cautelare in carcere dopo un annullamento parziale della condanna da parte della Cassazione. Sostenevano che il tempo già scontato superasse la pena per i reati residui. La Suprema Corte ha rigettato i ricorsi, affermando un principio fondamentale sulla custodia cautelare: quando la misura è applicata per più reati connessi, per calcolarne la durata massima si deve considerare la pena complessiva irrogata per tutti i reati, e non solo quella relativa ai reati per cui la misura resta in vigore. La Corte ha inoltre ritenuto ancora attuali e concreti sia il pericolo di reiterazione del reato che il pericolo di fuga.
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