Un uomo, condannato per reati di droga, viola ripetutamente la misura del divieto di dimora a Bologna per convivere con la compagna, scatenando anche violenti litigi domestici che richiedono l'intervento delle forze dell'ordine. A causa di queste gravi violazioni, il giudice dispone la custodia cautelare in carcere. L'imputato richiede la sostituzione della misura con gli arresti domiciliari presso l'abitazione del padre della compagna, ma la Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. La Suprema Corte conferma che il comportamento del soggetto dimostra una totale inaffidabilità e l'incapacità di rispettare prescrizioni meno severe. Di conseguenza, la custodia cautelare in carcere risulta l'unica misura idonea a contenere la sua pericolosità sociale, escludendo la concessione di misure alternative più blande.
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