LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 2740 Codice Civile — Sezione Sesta Civile

Altri anni per Art. 2740 Codice Civile

Azione revocatoria ordinaria: credito modesto e vendita globale
Un professionista ha promosso una azione revocatoria ordinaria contro la società debitrice e la società acquirente per ottenere l'inefficacia della vendita di diversi beni immobili, a fronte di un credito professionale non saldato di circa 17.688 euro. Le società hanno contestato la decisione dei giudici di merito, lamentando la forte sproporzione tra l'importo del debito e l'ingente valore complessivo degli immobili ceduti con un unico atto notarile. La Corte di Cassazione, rilevando l'assenza di precedenti specifici sulla possibilità di frazionare gli effetti della revoca rispetto a un atto dispositivo unitario, ha qualificato la questione come di rilevanza nomofilattica e ha rimesso la trattazione della causa alla pubblica udienza della Terza Sezione Civile.
Continua »
Azione revocatoria ordinaria e debito solidale: beni pignorabili
Alcuni debitori solidali hanno costituito contestualmente tre fondi patrimoniali per proteggere i propri immobili, dopo l'insorgenza di debiti bancari. Gli istituti di credito cessionari hanno promosso l'azione revocatoria ordinaria per far dichiarare inefficaci tali atti. I debitori hanno sostenuto che il patrimonio residuo e la capienza economica degli altri condebitori garantissero comunque il debito complessivo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dei debitori, confermando l'inefficacia dei fondi. Il giudice di legittimità ha chiarito che, in presenza di un debito solidale, ogni debitore risponde singolarmente con il proprio intero patrimonio. Il creditore può agire in revocatoria contro il singolo debitore senza dover verificare la solvibilità degli altri condebitori coobbligati.
Continua »
Azione revocatoria fondo patrimoniale: i debiti battono il fondo
Due coniugi prestano fideiussione a garanzia dei debiti di una società verso un istituto di credito. Successivamente, i garanti costituiscono un fondo patrimoniale per tutelare i propri beni immobili. La banca esercita l'azione revocatoria fondo patrimoniale per rendere inefficace tale vincolo e poter pignorare i beni. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso dei coniugi inammissibile. I giudici confermano che la costituzione del fondo patrimoniale è un atto a titolo gratuito soggetto a revocatoria, poiché sottrae i beni alla garanzia generica dei creditori. Per l'accoglimento dell'azione è sufficiente la semplice consapevolezza del potenziale danno arrecato alle ragioni del creditore. I coniugi perdono la causa e sono condannati al versamento del doppio del contributo unificato.
Continua »
Azione revocatoria ordinaria e capienza dei beni residui
Due creditori hanno avviato un'azione revocatoria ordinaria contro alcuni debitori per contestare il conferimento di un immobile e la rinuncia a crediti societari. Nelle more del giudizio, i debitori hanno pagato integralmente il debito a seguito di un lodo arbitrale. Il Tribunale ha dichiarato cessata la materia del contendere e ha condannato i creditori alle spese legali per difetto di eventus damni (il danno patrimoniale). La Corte d'Appello e la Corte di Cassazione hanno confermato la decisione: i debitori hanno dimostrato la capienza del loro patrimonio residuo tramite dati catastali e bilanci. L'azione revocatoria ordinaria era dunque infondata fin dall'origine.
Continua »
Azione revocatoria ordinaria: stop a conferimenti dannosi
Tre società debitrici hanno conferito i rispettivi rami aziendali, comprensivi di ingenti beni immobili, a favore di una società di nuova costituzione, ricevendo in cambio soltanto partecipazioni societarie. L'istituto di credito ha promosso con successo un'azione revocatoria ordinaria per rendere inefficace l'operazione. Le società debitrici hanno impugnato la decisione sostenendo che la banca avrebbe potuto aggredire i beni presso la nuova conferitaria responsabile in solido. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso confermando l'inefficacia dei conferimenti. Il trasferimento di immobili concretizza il pregiudizio per il creditore poiché sostituisce beni facilmente pignorabili con quote societarie ad alto rischio, esponendo il credito alla concorrenza di nuovi creditori estranei.
Continua »
Revocatoria del fondo patrimoniale: beni blindati ma pignorabili
Un fideiussore e il proprio coniuge costituiscono un vincolo su beni immobili per proteggerli dalle richieste creditorie. La banca creditrice avvia un'azione legale per ottenere la revocatoria del fondo patrimoniale, evidenziando la riduzione della garanzia del credito derivante da finanziamenti non restituiti. Il garante contesta la pretesa, sostenendo di essere un mero socio di minoranza e negando il pregiudizio arrecato. La Corte di Cassazione respinge integralmente il ricorso dei coniugi debitori. I giudici confermano che il vincolo patrimoniale è inefficace nei confronti dell'istituto finanziario, accertando sia la lesione economica della garanzia sia la piena consapevolezza del danno da parte del garante. La società di recupero crediti subentrata vince la causa e può aggredire i beni.
Continua »
Tassazione immobili in trust: la Cassazione ordina il rimborso
I Contribuenti hanno conferito alcuni immobili all'interno di un trust. L'Amministrazione Finanziaria ha preteso il pagamento delle imposte di registro, ipotecaria e catastale in misura proporzionale, rifiutando la successiva richiesta di rimborso formulata dai disponenti. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dei contribuenti, stabilendo un chiaro principio di diritto in tema di tassazione immobili in trust. I giudici hanno chiarito che il conferimento di beni nel trust non determina un reale o definitivo trasferimento di ricchezza né in capo al gestore né ai beneficiari finali. Di conseguenza, l'atto iniziale è fiscalmente neutro e deve scontare solo le imposte in misura fissa. La Suprema Corte ha riconosciuto il diritto dei contribuenti al rimborso delle somme versate in eccedenza, condannando l'Agenzia delle Entrate al pagamento delle spese legali.
Continua »
Azione revocatoria: la vendita tra parenti non salva i beni
Una società creditrice ha promosso un'azione revocatoria per dichiarare inefficace la vendita di tutti i beni immobili effettuata dalla società debitrice a favore di un'altra impresa. Il credito derivava da una causa iniziata nel 1997 e conclusa nel 2006, mentre la vendita era avvenuta nel 2005. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso delle società venditrice e acquirente. I giudici hanno confermato che l'azione revocatoria tutela anche i crediti litigiosi, cioè sorti prima della sentenza ma già oggetto di causa. Inoltre, è stata provata la consapevolezza del danno (scientia damni), poiché le due società erano gestite da padre e figlio. Infine, non è stato dimostrato che la vendita servisse a pagare debiti scaduti. Vince la società creditrice, con inefficacia della vendita nei suoi confronti.
Continua »
Azione revocatoria ordinaria: il trust non salva il debitore
Una debitrice ha costituito un trust autodichiarato trasferendovi i propri beni immobili, mentre era in corso una causa per il pagamento di un debito verso una società edile. La società creditrice ha promosso un'azione revocatoria ordinaria per rendere inefficace il trust. La debitrice si è difesa sostenendo che i suoi restanti beni, seppur ipotecati e sequestrati, fossero sufficienti a garantire il credito. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della debitrice, confermando la revoca del trust. La Corte ha ribadito che spetta al debitore dimostrare che il patrimonio residuo sia capiente e facilmente aggredibile, prova che in questo caso non è stata fornita. Di conseguenza, la debitrice perde la causa e deve pagare le spese legali.
Continua »
Azione revocatoria ordinaria: il fondo non salva il garante
Un fideiussore ha costituito un fondo patrimoniale per proteggere i propri immobili dai creditori. La banca creditrice ha promosso un'azione revocatoria ordinaria per rendere inefficace tale atto. Il fideiussore si è difeso sostenendo che, al momento della costituzione del fondo, il debito principale non era ancora scaduto o in sofferenza. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che per l'azione revocatoria ordinaria è sufficiente l'esistenza della fideiussione e del credito, anche se non ancora esigibile. Trattandosi di un atto gratuito successivo alla garanzia, basta la consapevolezza del danno arrecato alle ragioni del creditore. La banca vince la causa e i coniugi sono condannati a pagare le spese processuali.
Continua »
Azione revocatoria ordinaria: la vendita al coniuge è inefficace
Una banca, creditrice di una somma rilevante, ha promosso un'azione revocatoria ordinaria per rendere inefficace la vendita di un capannone effettuata dalla società debitrice a favore di un'altra impresa. La debitrice sosteneva che il bene fosse entrato nel suo patrimonio dopo la nascita del debito e che il prezzo fosse congruo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della debitrice, confermando l'inefficacia della vendita. I giudici hanno chiarito che il creditore può aggredire anche i beni acquistati dal debitore in un momento successivo al sorgere del credito. Inoltre, la sostituzione di un immobile con denaro contante rende più difficile il recupero del credito, configurando il pregiudizio richiesto dalla legge. Infine, i rapporti di parentela (coniugio) tra i rappresentanti delle due società dimostrano la consapevolezza del danno.
Continua »
Azione revocatoria ordinaria: la banca blocca la vendita del bene
Un istituto di credito ha promosso un'azione revocatoria ordinaria per dichiarare inefficace la vendita di un immobile effettuata da un garante a favore di un terzo acquirente. La Corte d'Appello ha accolto la domanda della banca, ritenendo sussistenti i presupposti del pregiudizio per il creditore e della consapevolezza del danno. L'acquirente ha proposto ricorso in Cassazione contestando la ricostruzione dei fatti e l'elemento psicologico. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, poiché i motivi presentati miravano a ottenere un nuovo esame del merito della vicenda, precluso in sede di legittimità. Di conseguenza, l'acquirente è stata condannata al pagamento delle spese processuali, confermando l'inefficacia della compravendita nei confronti della banca.
Continua »
Azione revocatoria: i finti passaggi ai parenti non salvano la casa
Una società creditrice ottiene la condanna al risarcimento danni contro un professionista. Durante l'appello, il professionista svuota il proprio patrimonio trasferendo la nuda proprietà e l'usufrutto dei suoi immobili ai figli e al cognato. La società creditrice promuove un'azione revocatoria per rendere inefficaci tali vendite. I giudici di merito accolgono la domanda e condannano il debitore anche per lite temeraria. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso del professionista del tutto inammissibile. La Suprema Corte conferma che la cessione ravvicinata di tutti i beni a parenti stretti dimostra l'intento fraudolento e il danno al creditore. Il debitore perde definitivamente la causa e deve pagare le spese processuali oltre a una sanzione per abuso del processo.
Continua »
Azione revocatoria: il fondo familiare non salva il debitore
Un Comune ha promosso un'azione revocatoria contro un debitore che, dopo aver ricevuto un decreto ingiuntivo per la restituzione di somme indebitamente percepite, aveva costituito un fondo patrimoniale con il coniuge. Il debitore sosteneva l'inesistenza del danno, affermando che il credito del Comune fosse ancora litigioso e che il proprio patrimonio residuo fosse sufficiente. Sia il Tribunale che la Corte d'Appello hanno accolto la domanda del Comune. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del debitore, confermando che l'azione revocatoria spetta anche a tutela di crediti non definitivi o litigiosi. La valutazione sulla sufficienza del patrimonio residuo spetta esclusivamente ai giudici di merito.
Continua »
Azione revocatoria: fondo patrimoniale a rischio
La Corte di Cassazione ha confermato l'inefficacia della costituzione di un fondo patrimoniale operata da due coniugi, a seguito di un'azione revocatoria promossa da un istituto di credito. Il caso nasce dalla decisione di un fideiussore di vincolare i propri beni immobili dopo aver prestato garanzia per debiti altrui. I giudici di merito avevano già accertato il pregiudizio arrecato alle ragioni del creditore e la consapevolezza dei debitori. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, ribadendo che l'azione revocatoria è esperibile anche a tutela di crediti eventuali e che la valutazione sulla sufficienza del patrimonio residuo spetta esclusivamente ai giudici di merito.
Continua »