LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 2735 Codice Civile — Anno 2022

Pagina 2 di 2

Altri anni per Art. 2735 Codice Civile

Donazione indiretta: la farmacia di famiglia tra regalo e debito
Una complessa disputa familiare sorge dopo la morte della Madre per la divisione dell'eredità. La Figlia chiede lo scioglimento della comunione e la collazione dei beni donati in vita, tra cui una farmacia ceduta al fratello. La Corte d'Appello esclude la farmacia ritenendo mancasse la prova dell'intenzione di donare. La Cassazione accoglie il ricorso della Figlia: i giudici di secondo grado hanno ignorato una confessione scritta del fratello che ammetteva di non aver pagato nulla. La Suprema Corte stabilisce che si può configurare una donazione indiretta anche se vi sono stati pagamenti parziali, e che la confessione stragiudiziale andava valutata. La sentenza viene cassata con rinvio alla Corte d'Appello di Venezia per un nuovo esame.
Continua »
Verbale ispettivo: perché le dichiarazioni non sono confessioni
Un imprenditore ha contestato la richiesta dell'ente previdenziale di pagare i contributi per la moglie, ritenuta collaboratrice familiare. La Corte d'Appello aveva confermato l'obbligo basandosi sulle dichiarazioni rese dall'uomo durante un controllo, qualificandole come confessione stragiudiziale con valore di prova piena. La Cassazione ha accolto il ricorso dell'imprenditore, stabilendo che le dichiarazioni inserite in un verbale ispettivo non costituiscono una confessione vincolante. Esse rappresentano solo elementi di prova liberamente valutabili dal giudice, poiché l'ispettore non rappresenta l'ente previdenziale in senso sostanziale e manca l'intenzione di confessare. La sentenza è stata cassata con rinvio.
Continua »
Quietanza di pagamento: l’acconto non cancella il saldo dovuto
Un architetto ha ottenuto un decreto ingiuntivo di 265.000 euro contro una società sportiva per prestazioni professionali legate a un palazzetto dello sport. La società si è opposta, sostenendo che una fattura di acconto da 10.000 euro contenente la dicitura 'per quietanza di tutte le operazioni relative alla nostra prestazione' dimostrasse la rinuncia al maggior credito. La Corte d'Appello ha invece ritenuto che tale frase fosse una mera clausola di stile e non una rinuncia al saldo. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, rigettando il ricorso della società sportiva. I giudici hanno chiarito che la quietanza di pagamento per un importo parziale non comporta automaticamente la rinuncia al credito residuo, a meno che non vi sia una volontà espressa e inequivocabile del creditore.
Continua »
Accaparramento di clientela: sanzionato il notaio che usa le agenzie
Il Consiglio Notarile ha contestato a un Notaio diverse violazioni disciplinari, tra cui lo sfruttamento economico di una collaboratrice (pagata solo trenta euro al mese) e l'illecito accaparramento di clientela tramite accordi sistematici con agenzie immobiliari. La Corte d'Appello aveva inizialmente assolto il professionista da queste accuse. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del Consiglio Notarile. I giudici hanno stabilito che pagare un collaboratore cifre irrisorie viola la dignità del lavoro e che il legame sistematico con le agenzie immobiliari configura un vero e proprio accaparramento di clientela, lesivo dell'imparzialità e del decoro della professione. La sentenza è stata cassata con rinvio per un nuovo giudizio.
Continua »
Varianti nel contratto di appalto: paga il committente che firma
L'Appaltatore ha richiesto il pagamento di lavori aggiuntivi eseguiti per la climatizzazione di un locale commerciale. Il Committente si è opposto, sostenendo che tali modifiche fossero necessarie per rimediare a errori di progettazione dell'impresa. La Corte d'Appello ha negato il compenso all'appaltatore, ritenendo che il contratto fosse a prezzo fisso globale. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'appaltatore. I giudici hanno rilevato una grave contraddizione nella sentenza d'appello, che prima ha riconosciuto l'esistenza di un verbale di collaudo in cui il committente richiedeva le modifiche, e poi ne ha negato il valore di prova. Inoltre, la Corte d'Appello ha omesso di valutare la perizia tecnica sui costi delle varianti nel contratto di appalto. La causa è stata rinviata per un nuovo esame.
Continua »
Inerenza dei costi: quando la fattura non basta contro il fisco
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società di costruzioni contro il recupero a tassazione di imposte (Ires, Irap, Iva). L'Agenzia delle Entrate aveva contestato la deducibilità di due costi: uno studio di fattibilità redatto da un socio-architetto e una provvigione di mediazione per l'acquisto di un terreno. Riguardo al primo costo, i giudici hanno confermato il difetto di inerenza dei costi, poiché mancava la prova che l'incarico fosse stato realmente commissionato dalla società. Riguardo alla mediazione, la Corte ha confermato l'inesistenza oggettiva dell'operazione, valorizzando le dichiarazioni del mediatore e la confessione stragiudiziale del legale rappresentante alla Guardia di Finanza. La decisione stabilisce che l'amministrazione può provare l'inesistenza anche tramite indizi, trasferendo sul contribuente l'onere di fornire la prova contraria.
Continua »
Quietanza di pagamento: polizza falsa e risarcimento negato
Un risparmiatore ha chiesto il risarcimento dei danni alla compagnia assicurativa dopo aver scoperto che la polizza vita sottoscritta tramite un agente era falsa. Il risparmiatore sosteneva di aver pagato il premio tramite il riscatto di una precedente polizza e invocava la quietanza di pagamento presente sul contratto come prova assoluta del danno subito. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che la quietanza di pagamento prova l'avvenuto versamento ma non dimostra automaticamente l'esistenza di un danno reale se manca la prova dell'effettivo esborso originario. Non essendoci prova che il risparmiatore avesse realmente pagato la prima polizza usata come provvista, non è configurabile alcun danno risarcibile.
Continua »
Area fabbricabile ai fini fiscali: tasse su terreni bloccati
Un ente religioso ha contestato l'assoggettamento a imposta di un proprio terreno come area fabbricabile ai fini fiscali, sostenendo che la mancata firma di una convenzione con il Comune ne impedisse l'effettiva edificazione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che un terreno è considerato area fabbricabile ai fini fiscali non appena viene inserito nel piano regolatore generale del Comune. L'assenza di accordi attuativi o di autorizzazioni regionali non cancella la natura edificabile del suolo, ma può solo influenzarne il valore di mercato e quindi ridurre la base imponibile. Di conseguenza, il terreno deve essere tassato come edificabile, ma con una riduzione del valore calcolata in base alle concrete difficoltà di costruzione.
Continua »
Ammissione del debito: la lettera che condanna l’impresa
Una società di costruzioni si opponeva a un decreto ingiuntivo per il pagamento del nolo a caldo di un escavatore. La Corte d'Appello confermava la condanna al pagamento di oltre 33.000 euro, valorizzando una lettera della debitrice come ammissione del debito. In Cassazione, la società lamentava la violazione delle regole sulle prove e sulla corrispondenza tra chiesto e pronunciato, avendo cercato di dimostrare il pagamento solo in appello tramite assegni. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile: la lettera costituiva una chiara ammissione del debito e la contestazione del pagamento tramite assegni rappresentava un'eccezione nuova, non proponibile per la prima volta in appello. Vince la società creditrice, che ottiene la conferma del pagamento e il rimborso delle spese legali.
Continua »
Area fabbricabile ai fini ICI: cantiere fermo ma la tassa si paga
Un Ente Religioso ha contestato l'assoggettamento a tassazione di un proprio terreno come area fabbricabile ai fini ICI, evidenziando che la mancata firma della convenzione attuativa con il Comune impediva l'edificazione concreta. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che un terreno è considerato area fabbricabile ai fini ICI non appena il Comune adotta il piano regolatore generale, a prescindere dall'approvazione di successivi strumenti attuativi. Tuttavia, l'assenza di tali strumenti incide sul valore di mercato del bene, riducendone la base imponibile. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato la riduzione del valore del terreno operata dai giudici di merito, respingendo anche il ricorso del Comune e compensando le spese legali.
Continua »