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Art. 2734 Codice Civile — Sezione Quinta Civile

Altri anni per Art. 2734 Codice Civile

Onere della prova TARSU: la parola al contribuente
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 10182/2024, ha chiarito che l'onere della prova per l'esenzione dalla TARSU spetta interamente al contribuente. Nel caso esaminato, una società agricola si era vista annullare un avviso di accertamento per immobili adibiti a stalla e fienile. La Suprema Corte ha ribaltato la decisione, affermando che il contribuente non aveva adempiuto al proprio onere probatorio, omettendo di presentare la necessaria dichiarazione per le aree produttive di rifiuti speciali non assimilati e di fornire prove adeguate.
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Onere della prova TARSU: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 10168/2024, ha stabilito che l'onere della prova TARSU per le esenzioni relative a immobili produttivi di rifiuti speciali, come stalle e fienili, grava interamente sul contribuente. L'esenzione non è automatica ma richiede una specifica denuncia che attesti le condizioni previste dalla legge. La Corte ha accolto il ricorso di un Comune, riformando la decisione dei giudici di merito che avevano erroneamente invertito tale onere.
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Operazioni inesistenti: onere della prova e IVA
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 476/2026, si è pronunciata sul tema delle operazioni inesistenti. Nel caso esaminato, una società immobiliare si vedeva contestare la deducibilità di costi e la detrazione IVA per una fattura relativa a una presunta intermediazione fittizia. La Corte ha ribadito che, una volta che l'Amministrazione Finanziaria fornisce prove indiziarie sull'inesistenza dell'operazione, spetta al contribuente dimostrarne l'effettività. A tal fine, non sono sufficienti la fattura o la prova del pagamento, in quanto facilmente simulabili. La Corte ha inoltre cassato la sentenza di merito per motivazione contraddittoria riguardo a un finanziamento soci, rinviando la causa per un nuovo esame.
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Raddoppio dei termini: ok anche per i soci di S.r.l.
La Corte di Cassazione ha stabilito che il raddoppio dei termini per l'accertamento fiscale, previsto in caso di reati tributari, si estende automaticamente dalla società a ristretta base societaria ai suoi soci. La Corte ha chiarito che per l'applicazione di tale meccanismo è sufficiente la mera configurabilità astratta di un reato che comporti l'obbligo di denuncia, non essendo necessaria la presentazione effettiva di una denuncia penale. Di conseguenza, l'avviso di accertamento notificato al socio oltre i termini ordinari è stato ritenuto legittimo.
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Data certa scrittura privata: quando è opponibile?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 32596/2024, ha stabilito che una scrittura privata priva di data certa non è opponibile all'Amministrazione Finanziaria. Il caso riguardava un contribuente che, per annullare un avviso di accertamento, si basava su un contratto non certificato e su proprie dichiarazioni. La Corte ha chiarito che le dichiarazioni a sé favorevoli non costituiscono una confessione, la quale, per definizione, deve contenere ammissioni di fatti sfavorevoli al dichiarante e favorevoli alla controparte.
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Accertamento induttivo: quando è legittimo per il Fisco
Una società di vendita al dettaglio di pesce ha impugnato un avviso di accertamento basato su un'analisi induttiva dei ricavi. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la legittimità dell'operato dell'Agenzia delle Entrate. La decisione sottolinea che l'accertamento induttivo è valido quando si fonda su una pluralità di elementi anomali, anche presuntivi, la cui valutazione spetta insindacabilmente al giudice di merito e non può essere riesaminata in sede di legittimità.
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