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Art. 2729 Codice Civile — Sezione Sezioni Unite Civile

Altri anni per Art. 2729 Codice Civile

Prescrizione risarcimento danni: la conoscenza del danno è cruciale
Un ex socio ha chiesto al Ministero il risarcimento per danni subiti da un'esondazione fluviale del 1992, attribuita a carenze nelle opere idrauliche. Il Ministero ha eccepito la prescrizione risarcimento danni. I giudici di merito hanno fissato il dies a quo (inizio del termine) della prescrizione decennale al 2000 (rinvio a giudizio dell'ingegnere) o 2003 (sua condanna), ritenendo il diritto già prescritto. Il ricorrente ha impugnato, sostenendo che la prescrizione dovesse decorrere dal 2008-2009, quando le cause tecniche furono accertate. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che la prescrizione risarcimento danni inizia quando il danneggiato ha la conoscenza (o la conoscibilità con ordinaria diligenza) del danno e del suo nesso causale con la condotta altrui. La valutazione di tale conoscenza è un accertamento di fatto non sindacabile in Cassazione se motivato.
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Aumento canone di concessione: contestazione e prove dell’ente
Una società energetica ha impugnato la decisione di un Ente Regionale inerente all'aumento canone di concessione per il prelievo idroelettrico. L'azienda sosteneva che l'ente pubblico non avesse svolto l'istruttoria necessaria per valutare i costi ambientali e la sostenibilità delle risorse. Il Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche ha respinto l'impugnazione. I giudici hanno stabilito che il provvedimento pubblico forniva sufficienti elementi valutativi sugli impatti ambientali. Di conseguenza, spettava alla società dimostrare l'assenza delle attività istruttorie. La Corte di Cassazione ha confermato tale decisione. La Suprema Corte ha chiarito che l'onere della prova grava sulla parte che contesta la legittimità della pretesa, qualora il provvedimento indichi chiaramente i criteri adottati. Il ricorso della società è stato rigettato con compensazione delle spese.
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Rete idrica e danni: la responsabilità da cose in custodia
I proprietari di alcuni immobili subiscono ingenti allagamenti causati dalla rottura della condotta idrica cittadina. Il Comune e la società affidataria del servizio idrico vengono condannati al risarcimento. L'azienda ricorre sostenendo la scadenza del contratto di gestione e negando il proprio dovere di vigilanza. La Corte di Cassazione conferma la responsabilità da cose in custodia a carico del gestore di fatto. Il controllo materiale della rete e gli interventi di riparazione eseguiti dimostrano il potere effettivo sull'impianto, a prescindere dalla validità formale dell'appalto. I Supremi Giudici stabiliscono la corresponsabilità solidale tra l'ente pubblico proprietario e l'impresa esecutrice, annullando unicamente le spese processuali liquidate a favore delle parti non costituite in appello.
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Albo e Lavoro Dipendente: Cassazione nega l’obbligo contributivo
La Cassazione ha chiarito l'obbligo contributivo del professionista dipendente. Un geometra, iscritto all'albo ma lavoratore esclusivamente dipendente, si era opposto alla richiesta di pagamento dei contributi minimi da parte della Cassa di previdenza. La Corte ha stabilito che la sola iscrizione all'albo crea una presunzione di esercizio della libera professione, ma il professionista può superarla dimostrando in giudizio, con qualsiasi mezzo di prova, di non aver svolto alcuna attività autonoma. La Cassa non può limitare le modalità con cui fornire tale prova. Di conseguenza, il professionista ha vinto la causa e non è tenuto a versare i contributi richiesti.
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Obbligo Iscrizione Cassa: Geometra Dipendente Vince contro la Cassa
Un geometra, lavoratore dipendente, ha contestato l'obbligo di iscrizione alla sua cassa professionale. La Cassa sosteneva che la semplice iscrizione all'albo facesse scattare una presunzione di esercizio della libera professione, superabile solo a condizioni rigidamente fissate dal proprio regolamento. La Corte di Cassazione a Sezioni Unite ha dato ragione al lavoratore. Ha stabilito che l'iscrizione all'albo crea solo una presunzione semplice. Il professionista può quindi dimostrare in tribunale, con ogni mezzo di prova, di svolgere la sua attività esclusivamente come dipendente. Le regole interne della Cassa non possono limitare questo diritto alla difesa, che è garantito dalla legge. Di conseguenza, l'obbligo iscrizione cassa professionale non sussiste se l'attività è solo subordinata.
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Geometra Dipendente: No all’obbligo di iscrizione alla cassa
Un geometra, assunto come lavoratore dipendente, si è opposto alla richiesta di pagamento dei contributi minimi da parte della Cassa professionale di categoria. La Cassa sosteneva che la semplice iscrizione all'albo facesse scattare in automatico l'obbligo. La Corte di Cassazione ha dato ragione al lavoratore, stabilendo che l'obbligo di iscrizione alla cassa professionale sorge solo se l'attività viene effettivamente esercitata in forma autonoma, anche se occasionalmente. Le regole interne della Cassa non possono limitare i mezzi di prova con cui il professionista può dimostrare in tribunale di svolgere unicamente lavoro dipendente. Di conseguenza, il geometra non deve versare i contributi richiesti.
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Danni da Alluvione: la Prescrizione parte dall’Indagine Penale
La Corte di Cassazione ha stabilito un principio chiave sulla decorrenza della prescrizione per il risarcimento danni a seguito di un'alluvione. Alcuni cittadini avevano citato in giudizio un Ministero per i danni subiti a causa dell'esondazione di un fiume, avvenuta molti anni prima. La Corte ha chiarito che il termine per chiedere il risarcimento non parte dal momento in cui si ha la certezza scientifica assoluta sulle cause del disastro, ma da quando il danneggiato ha la possibilità, con normale diligenza, di conoscere la potenziale responsabilità di un terzo. In questo caso, il rinvio a giudizio di un tecnico del Ministero è stato ritenuto un momento sufficiente per far partire il conteggio della prescrizione. Di conseguenza, la richiesta di risarcimento dei cittadini è stata considerata tardiva e respinta.
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Prescrizione risarcimento: quando inizia a decorrere?
A seguito di un'alluvione del 1992, alcuni cittadini hanno richiesto il risarcimento dei danni. La questione centrale è la decorrenza della prescrizione del risarcimento. La Cassazione ha stabilito che il termine non decorre dalla sentenza penale definitiva, ma dal momento in cui i danneggiati potevano avere conoscenza della possibile responsabilità, ad esempio con il rinvio a giudizio di un funzionario. L'appello è stato respinto, confermando che la mera conoscibilità del nesso causale è sufficiente per far decorrere la prescrizione.
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Sospensione sanzione disciplinare: quando è infondata
La Corte di Cassazione ha rigettato l'istanza per la sospensione sanzione disciplinare inflitta a un praticante avvocato per conflitto di interessi. La Corte ha ritenuto i motivi del ricorso non palesemente fondati e la richiesta di sospensione, dettagliata solo in una memoria successiva, inammissibile e generica. La decisione sottolinea che il solo danno all'onorabilità non è sufficiente per sospendere una sanzione.
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Giurisdizione imposta di soggiorno: Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 15388/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di una società alberghiera riguardo la giurisdizione imposta di soggiorno. La società sosteneva che le recenti modifiche normative avessero trasferito la competenza alla giustizia tributaria. Tuttavia, la Cassazione ha stabilito che la questione di giurisdizione, non essendo stata specificamente contestata in appello, era coperta da giudicato implicito, precludendo un riesame. La decisione ribadisce la competenza della Corte dei conti per danno erariale in casi simili, se non contestata tempestivamente.
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Ricorso Corte dei conti: i limiti alla Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 13003/2024, dichiara inammissibile un ricorso Corte dei conti avverso la revoca del gratuito patrocinio. La decisione conferma che il sindacato della Suprema Corte è limitato ai soli motivi di giurisdizione, escludendo errori di merito.
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Giurisdizione internazionale: decide il luogo di consegna
In una disputa tra un venditore italiano e un acquirente egiziano per la fornitura di un impianto industriale, la Corte di Cassazione ha stabilito il difetto di giurisdizione del giudice italiano. La decisione si fonda sul principio che, nei contratti di vendita internazionale, la competenza spetta al giudice del luogo in cui i beni dovevano essere consegnati. Nel caso specifico, essendo la consegna e l'installazione previste in Egitto, la giurisdizione internazionale appartiene all'autorità giudiziaria egiziana.
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Ricorso senza firma digitale: valido se la paternità è certa
La Corte di Cassazione a Sezioni Unite ha stabilito che un ricorso nativo digitale, pur privo della firma digitale del difensore, è ammissibile se la sua paternità può essere accertata in modo inequivocabile da altri elementi. Nel caso di specie, l'invio da un indirizzo PEC ufficiale dell'Avvocatura dello Stato e il deposito di una copia cartacea asseverata sono stati ritenuti sufficienti a sanare il vizio, applicando il principio del raggiungimento dello scopo. Questa sentenza privilegia un approccio sostanziale rispetto a vizi puramente formali, garantendo il diritto di accesso alla giustizia in un caso di ricorso senza firma digitale.
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