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Art. 2729 Codice Civile

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Simulazione prezzo quote: la Cassazione chiarisce
La Cassazione affronta un caso di simulazione prezzo nella vendita di quote societarie. Si stabilisce che, in assenza di una controdichiarazione scritta, la prova del prezzo reale può essere data per presunzioni se esiste un 'principio di prova per iscritto' (come degli assegni). Tuttavia, viene esclusa la responsabilità solidale tra due acquirenti separati, anche se l'operazione è contestuale.
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Azione di riduzione: l’ordine corretto da seguire
Un figlio, escluso dal testamento, intenta una causa per ridurre presunte donazioni simulate fatte dal padre. La Corte di Cassazione respinge la sua richiesta, chiarendo che l'azione di riduzione deve essere prima diretta contro le disposizioni testamentarie a favore dell'erede designato, specialmente quando il patrimonio ereditario è cospicuo. Solo se tale patrimonio è insufficiente, si possono contestare le donazioni.
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Obblighi documentali transfer pricing: la Cassazione
L'Agenzia delle Entrate contesta a un gruppo multinazionale la violazione delle norme sul transfer pricing. Dopo due sentenze favorevoli alla società, basate sulla scarsa rilevanza di alcune operazioni, la Cassazione ribalta la decisione. La Corte Suprema stabilisce che gli obblighi documentali transfer pricing possono essere semplificati per operazioni minori, ma l'onere di dimostrare la conformità al principio di libera concorrenza rimane sempre a carico del contribuente. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
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Obblighi documentali transfer pricing: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10438/2025, si è pronunciata sugli obblighi documentali in materia di transfer pricing. Il caso riguarda un gruppo societario a cui l'Agenzia Fiscale aveva contestato maggiori imposte (IRES, IRAP, IVA) per l'anno 2013. La Corte ha stabilito che, anche per le operazioni infragruppo di 'bassa materialità', il contribuente non è esonerato dal dimostrare il rispetto del principio del valore normale. L'esenzione da specifici oneri formali di documentazione non elimina l'obbligo sostanziale di provare la correttezza dei prezzi di trasferimento su richiesta dell'Amministrazione Finanziaria. La sentenza di secondo grado è stata cassata per 'motivazione parvente' e rinviata per un nuovo esame.
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Società estinta: legittimazione processuale e debiti
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10430/2025, ha definito la questione della legittimazione processuale di una società estinta in ambito tributario. A seguito di un accertamento fiscale notificato dopo la cancellazione della società dal Registro delle Imprese, la Corte ha stabilito che, in base alla normativa sulla 'sopravvivenza fiscale' di cinque anni (art. 28, d.lgs. 175/2014), l'unico soggetto legittimato a rappresentare l'ente in giudizio è l'ex liquidatore. Di conseguenza, il ricorso degli ex soci è stato dichiarato inammissibile per difetto di legittimazione, mentre quello proposto dall'ex liquidatore per conto della società è stato rigettato nel merito, confermando la pretesa del Fisco.
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Accertamento sintetico: prova e oneri del Fisco
Un contribuente, privo di redditi dichiarati, ha impugnato un avviso di accertamento sintetico basato sul possesso di un'auto e di un immobile. Sosteneva di aver coperto le spese con un'eredità e con la pensione del fratello invalido. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando la legittimità dell'operato dell'Agenzia delle Entrate. Secondo la Corte, la presunzione di un maggior reddito è legittima quando il contribuente non riesce a provare che le sue disponibilità economiche, come un'eredità, siano state effettivamente utilizzate per le spese contestate. La persistenza di ingenti somme sul conto corrente è stata ritenuta un valido indizio dell'esistenza di altri redditi non dichiarati.
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Presunzione prelevamenti bancari: no a società servizi
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 10381/2025, ha stabilito che la presunzione legale secondo cui i prelevamenti bancari non giustificati costituiscono ricavi non dichiarati si applica anche alle società di servizi a ristretta base sociale. La Corte ha rigettato l'estensione analogica della sentenza della Corte Costituzionale n. 228/2014, che escludeva tale presunzione per i lavoratori autonomi, sottolineando la diversa natura dell'attività d'impresa. Tuttavia, ha accolto il ricorso della società riguardo la deducibilità dei costi di ristrutturazione sostenuti per un immobile in locazione, confermando che tali spese sono deducibili se strumentali all'attività.
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Onere della prova risarcimento danni: il caso Cass.
Due proprietari citavano in giudizio il loro Condominio per ottenere il risarcimento dei danni a seguito della rottura di una condotta fognaria, chiedendo sia le spese di ripristino sia un indennizzo per il mancato utilizzo di un'unità immobiliare resa inagibile. Mentre la richiesta per le spese di ripristino veniva accolta, quella per il danno da mancato utilizzo veniva respinta in primo e secondo grado per genericità. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, sottolineando come l'onere della prova risarcimento danni gravi sull'attore, il quale deve specificare con precisione l'immobile, la sua consistenza e le prove del pregiudizio subito, non potendo rimediare a tali mancanze in fasi successive del processo.
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Presunzioni conti correnti soci: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di accertamento fiscale, le presunzioni sui conti correnti dei soci si estendono alla società se vi è un uso promiscuo degli stessi. La sentenza chiarisce che l'utilizzo del conto personale del socio per operazioni aziendali fa scattare l'inversione dell'onere della prova: spetta alla società, e non al Fisco, dimostrare che le movimentazioni non giustificate non sono ricavi in nero. Il ricorso della società è stato rigettato proprio perché non è riuscita a fornire tale prova contraria.
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Redditometro: illegittimo per beni futuri
Un contribuente ha visto il suo reddito ricalcolato dall'Agenzia delle Entrate tramite il "redditometro", basandosi in parte su un'auto acquistata nel 2006 per l'anno fiscale 2005. La Corte di Cassazione ha dichiarato illegittimo tale accertamento, stabilendo che un acquisto futuro non può fungere da indicatore di reddito per un anno precedente. La Corte ha precisato che, al massimo, solo un quinto del costo del bene poteva essere imputato al reddito del 2005, conformemente alla normativa sulla ripartizione pluriennale delle spese. Il caso è stato rinviato al giudice di merito per una nuova valutazione.
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Abuso del processo: ricorso in Cassazione respinto
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una contribuente contro un avviso di accertamento ICI di circa 70 euro. Il ricorso, basato su motivi palesemente infondati e inammissibili, è stato qualificato come un abuso del processo, portando alla condanna della ricorrente al pagamento di una somma ulteriore ai sensi dell'art. 96 c.p.c. La Corte ha sottolineato che l'utilizzo strumentale della giustizia per controversie di valore irrisorio, senza sollevare questioni di rilevanza giuridica, costituisce un comportamento sanzionabile.
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Operazioni inesistenti: la prova per presunzioni
Una società di analisi cliniche ha dedotto costi per servizi ritenuti fittizi dall'Agenzia delle Entrate. La Corte di Cassazione ha confermato l'accertamento, stabilendo che in caso di sospette operazioni inesistenti, l'amministrazione finanziaria può basarsi su presunzioni gravi, precise e concordanti (come pagamenti anomali o assenza di logica economica). L'onere della prova si sposta quindi sul contribuente, che deve dimostrare l'effettiva esecuzione delle prestazioni con prove concrete, non essendo sufficienti documenti formali come fatture e registrazioni contabili.
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Operazioni oggettivamente inesistenti: la prova
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 10343/2025, ha confermato la legittimità di un accertamento fiscale per operazioni oggettivamente inesistenti basato su prove presuntive. Il caso riguardava un laboratorio di analisi che aveva dedotto costi per servizi mai ricevuti. La Corte ha stabilito che, di fronte a un quadro indiziario grave, preciso e concordante fornito dall'Amministrazione Finanziaria, spetta al contribuente l'onere di fornire una prova rigorosa dell'effettiva esecuzione delle prestazioni, non essendo sufficienti la mera esibizione di fatture e la regolarità formale delle scritture contabili.
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Operazioni inesistenti: la prova spetta al Fisco?
La Cassazione rigetta il ricorso di una società contro un avviso di accertamento per operazioni inesistenti. L'Amministrazione Finanziaria può dimostrare la fittizietà di un'operazione tramite presunzioni gravi, precise e concordanti. A quel punto, spetta al contribuente fornire una prova rigorosa dell'effettività della prestazione, non bastando la sola documentazione formale come fatture e registrazioni contabili.
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Distanze legali: come si calcola il risarcimento?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 10329/2025, interviene su un caso di violazione delle distanze legali in edilizia. La Suprema Corte ha accolto il ricorso del costruttore, stabilendo che, in caso di violazione, quest'ultimo ha la facoltà alternativa di arretrare l'opera o di avanzarla fino al confine per costruire in aderenza, se il regolamento locale lo consente. Inoltre, ha chiarito che il risarcimento del danno non è automatico ('in re ipsa'), ma va provato dal danneggiato, che deve allegare il pregiudizio concreto subito. Infine, la Corte ha censurato la decisione d'appello per aver liquidato un danno (da infiltrazioni) su cui si era già formato un giudicato interno di rigetto.
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Fornitura massa vestiaria: obblighi del datore di lavoro
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di alcuni agenti di Polizia Municipale che chiedevano un risarcimento al Comune per la mancata fornitura e lavaggio della massa vestiaria. La Corte ha cassato la sentenza d'appello, affermando che non basta che il datore di lavoro acquisti le divise, ma deve anche provarne l'effettiva consegna. Il semplice affidamento della fornitura a una ditta esterna non è sufficiente a dimostrare l'adempimento dell'obbligo di fornitura massa vestiaria.
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Spese di lite e vittoria parziale: la Cassazione decide
Una dipendente pubblica ha citato in giudizio il proprio Comune per differenze retributive. Pur ottenendo un accoglimento parziale della sua domanda, la Corte d'Appello l'aveva condannata a pagare tutte le spese di lite. La Corte di Cassazione ha annullato questa decisione, riaffermando il principio secondo cui la parte parzialmente vittoriosa non può essere condannata a rimborsare le spese legali della controparte. Il giudice, in questi casi, può al massimo disporre la compensazione delle spese.
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Azione revocatoria: vendita immobile e pregiudizio
Un fideiussore vende un immobile ipotecato a una società collegata alla sua coniuge separata. Il creditore agisce con un'azione revocatoria. La Cassazione conferma che la vendita è pregiudizievole per il creditore ('eventus damni'), anche in presenza di ipoteca e di accollo del mutuo da parte dell'acquirente, poiché modifica qualitativamente la garanzia patrimoniale del debitore, rendendo il recupero del credito più incerto.
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Actio pauliana: prova del consilium fraudis del terzo
Una società creditrice agisce con actio pauliana per rendere inefficaci delle vendite immobiliari effettuate dalla società debitrice. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile, confermando la decisione di merito che aveva negato la sussistenza della prova del 'consilium fraudis' in capo all'acquirente terzo. La pronuncia ribadisce che la valutazione delle prove, anche presuntive, spetta al giudice di merito e non è sindacabile in sede di legittimità se non per vizi logici macroscopici.
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Azione revocatoria: le presunzioni bastano a provare?
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha confermato la validità di un'azione revocatoria basata su presunzioni. Nel caso esaminato, due debitori avevano venduto i loro unici immobili a terzi, uno dei quali era un parente. La Corte ha ritenuto che indizi come la contestualità degli atti, un preesistente fondo patrimoniale e i legami familiari fossero sufficienti a dimostrare la consapevolezza di arrecare un danno al creditore, rendendo le vendite inefficaci nei suoi confronti. La sentenza ribadisce che la valutazione di tali presunzioni spetta al giudice di merito e non è sindacabile in Cassazione se non per vizi logici.
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