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Art. 272 Codice di Procedura Penale — Anno 2025

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Altri anni per Art. 272 Codice di Procedura Penale

Chiamata in reità: annullata misura cautelare
Un uomo è stato posto in custodia cautelare per un duplice omicidio, basandosi principalmente sulla testimonianza del proprietario di un'auto vista sulla scena del crimine. Tale testimone, dopo aver fornito versioni contraddittorie, ha accusato l'indagato. La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza restrittiva, evidenziando come la chiamata in reità non fosse supportata da validi e autonomi riscontri esterni. Il Tribunale del riesame non ha valutato adeguatamente l'attendibilità del dichiarante e la natura circolare delle prove, tutte riconducibili alla medesima fonte.
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Appello cautelare specifico: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso contro un'ordinanza che aveva ritenuto inammissibile un appello cautelare. La ragione risiede nella mancanza di specificità dei motivi: l'appello si limitava a ripetere l'istanza iniziale senza contestare puntualmente il provvedimento del giudice. La sentenza ribadisce l'obbligo di presentare un appello cautelare specifico, anche di fronte a una decisione considerata generica.
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Specificità motivi appello: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 610/2025, ha dichiarato inammissibile un ricorso contro un'ordinanza in materia di misure cautelari. La decisione sottolinea che la specificità dei motivi di appello è un requisito inderogabile: non è sufficiente riproporre le argomentazioni già respinte in primo grado. L'appello deve contenere una critica puntuale e argomentata della decisione impugnata, pena l'inammissibilità, anche qualora il provvedimento contestato sia poco motivato.
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Rischio di recidiva: la Cassazione sulla custodia cautelare
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di una misura di custodia cautelare in carcere per spaccio di stupefacenti, ripristinata dal Tribunale del Riesame. La decisione si basa su nuovi elementi che dimostrano la persistenza di un concreto e attuale rischio di recidiva, nonostante il considerevole tempo trascorso dai fatti contestati. La Corte ha ritenuto irrilevante il trasferimento all'estero dell'indagato, valorizzando i suoi continui contatti con ambienti criminali e la sua condotta spregiudicata, confermando così la necessità della misura più afflittiva.
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Operazioni inesistenti: onere della prova e IVA
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della curatela fallimentare di una società vinicola, confermando la legittimità di un avviso di accertamento per IVA indebitamente detratta. L'Agenzia delle Entrate aveva contestato operazioni per oltre 760.000 euro, ritenendole oggettivamente inesistenti e provenienti da società "cartiere". La Corte ha ribadito che spetta all'Amministrazione provare, anche tramite presunzioni, l'inesistenza delle operazioni. Una volta fornita tale prova, l'onere si sposta sul contribuente, che non può limitarsi a esibire le fatture o la contabilità formale, ma deve dimostrare l'effettività delle transazioni. La Corte ha ritenuto sufficienti gli indizi forniti dall'Agenzia e ha respinto le eccezioni procedurali del ricorrente.
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