LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 2702 Codice Civile — Anno 2022

Pagina 3 di 3

Altri anni per Art. 2702 Codice Civile

Recesso per giusta causa: l’agente perde lavoro e indennità
Un agente di commercio ha impugnato il recesso per giusta causa intimatogli dalla compagnia assicuratrice con cui collaborava, chiedendo il pagamento delle indennità di fine rapporto. Il Tribunale e la Corte d'Appello hanno confermato la legittimità del recesso a causa delle gravi inadempienze dell'agente. La Corte di Cassazione ha rigettato definitivamente il ricorso dell'agente. I giudici hanno chiarito che la validità della procura alle liti rilasciata dalla società non viene meno con la scadenza del rappresentante legale che l'ha firmata. Inoltre, la Suprema Corte ha stabilito che, in caso di legittimo recesso per giusta causa dovuto a colpa grave dell'agente, non spetta alcuna indennità di fine rapporto, confermando la totale perdita dei diritti economici richiesti dal lavoratore autonomo.
Continua »
Scrittura privata disconosciuta: il Fisco perde in Cassazione
L'Agenzia delle Entrate ha emesso avvisi di accertamento a due contribuenti per canoni di locazione non dichiarati, basandosi su contratti in lingua inglese trovati presso un'agenzia immobiliare. Uno dei proprietari ha negato la paternità della propria firma sui documenti. I giudici di merito hanno accertato la falsità della firma. L'Agenzia ha fatto ricorso in Cassazione, sostenendo che la scrittura privata disconosciuta potesse comunque avere valore indiziario se unita ad altre prove. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che una scrittura privata disconosciuta, in mancanza di una procedura di verificazione andata a buon fine, è totalmente inutilizzabile nel processo. Di conseguenza, l'amministrazione finanziaria non può usarla nemmeno come semplice indizio per dimostrare l'evasione fiscale. I contribuenti hanno quindi vinto definitivamente la causa.
Continua »
Riconoscimento di debito: la rateizzazione blocca la prescrizione
Una società ha impugnato alcuni avvisi di addebito per contributi previdenziali, eccependo la prescrizione dei crediti e l'irregolarità delle notifiche. La Corte di Cassazione ha chiarito che la richiesta di rateizzazione dei contributi previdenziali configura un pieno riconoscimento di debito, idoneo a interrompere la prescrizione anche se la notifica originaria era viziata. Inoltre, la Corte ha stabilito che, nelle controversie riguardanti il merito della pretesa contributiva, la legittimazione passiva spetta esclusivamente all'ente impositore (INPS) e non all'agente della riscossione. Per questo motivo, la Suprema Corte ha accolto parzialmente il ricorso della società, annullando la sentenza impugnata limitatamente al difetto di legittimazione dell'agente della riscossione e rinviando la causa alla Corte d'appello di Milano per una nuova decisione.
Continua »