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Art. 267 Codice di Procedura Penale — Anno 2022

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Altri anni per Art. 267 Codice di Procedura Penale

Inutilizzabilità intercettazioni: la Cassazione conferma i gravi indizi
Un individuo, sottoposto a custodia cautelare in carcere per associazione mafiosa e traffico di stupefacenti, ha contestato l'inutilizzabilità delle intercettazioni ambientali e la valutazione delle dichiarazioni di un collaboratore di giustizia. La difesa ha sostenuto la mancanza di decreti autorizzativi per le intercettazioni o la loro impropria riattivazione, e l'inaffidabilità delle testimonianze. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha confermato che il Tribunale aveva correttamente valutato le prove, ritenendo sufficienti gli indizi di colpevolezza derivanti dalle intercettazioni e dalle dichiarazioni del pentito, escludendo l'inutilizzabilità delle intercettazioni.
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Sequestro Aziendale: La Legittimazione del Socio Accomandante è Negata
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di una socia accomandante contro il sequestro preventivo di una società, disposto per reati di corruzione e falso attribuiti al legale rappresentante. La socia sosteneva l'illegittimità del sequestro e l'inutilizzabilità delle intercettazioni. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, affermando che la socia accomandante non ha una legittimazione autonoma per impugnare il sequestro dei beni della società. Solo la società stessa, come soggetto giuridico indipendente, può agire per la restituzione dei propri beni. La ricorrente è stata condannata alle spese.
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Inutilizzabilità delle intercettazioni e prova di resistenza
L'Indagato ha contestato un'ordinanza cautelare per reati di droga, eccependo la presunta inutilizzabilità delle intercettazioni ambientali causata dall'omessa autorizzazione in un decreto di proroga. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per genericità. I giudici hanno chiarito che il vizio probatorio colpisce le singole registrazioni e non l'atto in astratto. Il ricorrente deve sempre indicare con esattezza quali dialoghi siano viziati e dimostrare la prova di resistenza, provando che gli altri indizi leciti non bastano a sorreggere l'accusa.
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Acquisizione dei tabulati telefonici: esecuzione a carico del PM
Nel corso di un'indagine penale contro ignoti per furto, il Pubblico Ministero ha chiesto l'autorizzazione per l'acquisizione dei tabulati telefonici. Il Giudice per le indagini preliminari ha concesso l'autorizzazione, restituendo gli atti al Pubblico Ministero affinché fosse quest'ultimo a richiedere i dati alle compagnie telefoniche. Il Pubblico Ministero ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che l'esecuzione del provvedimento spettasse direttamente al Giudice. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici di legittimità hanno chiarito che l'acquisizione dei tabulati telefonici richiede soltanto un decreto autorizzatorio del Giudice. Una volta ottenuta tale autorizzazione, spetta direttamente al Pubblico Ministero o al difensore inoltrare la richiesta tecnica ai gestori telefonici per ottenere i dati occorrenti alle indagini.
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Intercettazioni ambientali valide: respinto il ricorso del ladro
L'Indagato ha proposto ricorso contro la custodia cautelare in carcere per furto in abitazione. La difesa ha contestato l'uso delle intercettazioni ambientali eseguite sulla sua auto, sostenendo che il decreto d'urgenza del Pubblico Ministero fosse privo di motivazione e dei presupposti di gravità indiziaria. Ha inoltre contestato il riconoscimento vocale effettuato dalla polizia giudiziaria. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la successiva convalida del Giudice per le indagini preliminari sana ogni vizio di motivazione o di urgenza del decreto originario. Inoltre, per l'applicazione delle misure cautelari è sufficiente la gravità degli indizi, senza la necessità di precisione e concordanza richieste per la condanna definitiva. L'Indagato resta in carcere.
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Prelievo coattivo di campioni biologici: firma o esecuzione?
Il Pubblico Ministero ha disposto d'urgenza un prelievo coattivo di campioni biologici su un soggetto indagato. Il Giudice per le indagini preliminari ha dichiarato inammissibile la richiesta di convalida ritenendola tardiva, calcolando il termine di quarantotto ore dalla data di emissione del decreto. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del Procuratore, stabilendo che il termine per richiedere la convalida inizia a decorrere esclusivamente dal momento dell'effettiva esecuzione del prelievo sulla persona, e non dalla firma del provvedimento. Trattandosi di un atto che incide sulla libertà personale, l'esigenza di controllo del giudice sorge solo quando la lesione del diritto si realizza concretamente. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato l'ordinanza impugnata ordinando al giudice di riesaminare il caso.
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Aggravante dell’agevolazione mafiosa: carcere per l’imprenditore
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere per un imprenditore accusato di far parte di un'associazione per delinquere finalizzata alla corruzione e alla turbativa d'asta nel settore degli appalti sanitari. I giudici hanno ritenuto pienamente utilizzabili le intercettazioni tramite captatore informatico e hanno confermato la sussistenza della gravità indiziaria. In particolare, la Suprema Corte ha convalidato l'applicazione della aggravante dell'agevolazione mafiosa, evidenziando come il versamento periodico di una quota dei profitti alle cosche locali per ottenere protezione e commesse pubbliche integri pienamente la finalità di favorire il sodalizio mafioso. Il ricorso dell'indagato è stato rigettato con condanna al pagamento delle spese processuali.
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Appalti e clan: confermata l’aggravante dell’agevolazione mafiosa
La Corte di Cassazione ha confermato la misura della custodia cautelare in carcere per un imprenditore accusato di associazione a delinquere finalizzata alla corruzione e alla turbativa d'asta. L'accusa è appesantita dall'aggravante dell'agevolazione mafiosa, poiché l'indagato e i suoi soci versavano periodicamente parte dei profitti delle commesse pubbliche a cosche locali in cambio di protezione e monopolio nel settore delle pulizie ospedaliere. La difesa contestava l'uso del captatore informatico per le intercettazioni e l'applicazione della misura carceraria. I giudici hanno rigettato il ricorso, stabilendo che le intercettazioni erano legittime secondo le norme vigenti al momento dell'iscrizione del reato e che il pagamento costante ai clan mafiosi configura pienamente l'agevolazione, rafforzando il potere economico e territoriale della criminalità organizzata.
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Inutilizzabilità delle intercettazioni: prove ok ma arresti ko
Il Titolare dell'Autoscuola è stato sottoposto agli arresti domiciliari con l'accusa di aver organizzato un sistema di corruzione per far superare gli esami di guida a candidati impreparati. La difesa ha contestato la validità delle prove, invocando l'inutilizzabilità delle intercettazioni successive poiché derivanti da un primo decreto asseritamente nullo. La Corte di Cassazione ha respinto questa tesi, confermando che nel nostro ordinamento non esiste l'inutilizzabilità derivata per le intercettazioni: ogni decreto autorizzativo è autonomo e le prime intercettazioni possono comunque avere un uso investigativo. Tuttavia, i giudici hanno accolto parzialmente il ricorso, annullando l'ordinanza con rinvio per carenza di motivazione sui singoli episodi di corruzione. Il Tribunale dovrà ora rivalutare la sussistenza dei gravi indizi.
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Individuazione fotografica valida anche senza il sì della vittima
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per tentata rapina aggravata e porto abusivo d'arma a carico di un uomo, dichiarando inammissibile il suo ricorso. La difesa contestava l'affidabilità dell'individuazione fotografica effettuata dagli agenti di polizia, i quali avevano riconosciuto il volto dell'imputato grazie alla temporanea perdita del travisamento durante il fatto. La Suprema Corte ha stabilito che l'individuazione fotografica operata dalla polizia giudiziaria è pienamente valida come elemento di prova se supportata dall'esperienza professionale degli agenti e da riscontri logici, come il controllo su strada avvenuto il giorno successivo. Sono state inoltre negate le attenuanti generiche a causa dei gravi precedenti penali del soggetto.
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