La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un uomo per ricettazione di merce rubata. Le prove a suo carico erano schiaccianti: intercettazioni telefoniche con l'autore del furto, video di sorveglianza che riprendevano la sua auto durante lo scambio della merce e l'analisi dei beni rubati, poi rivenduti. L'imputato ha presentato ricorso in Cassazione, ma i giudici lo hanno dichiarato inammissibile. Il motivo è che si è limitato a ripetere le stesse argomentazioni già respinte in appello, senza sollevare questioni di diritto valide. La condanna è quindi diventata definitiva, con l'obbligo per l'imputato di pagare le spese processuali e una multa.
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