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Art. 2467 Codice Civile

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Collegamento societario: i legami familiari bastano?
Un'ordinanza interlocutoria della Cassazione esamina un caso di accertamento fiscale su una società immobiliare. Il Fisco contestava operazioni con altre due società i cui soci avevano legami di parentela. La Commissione Tributaria Regionale aveva annullato l'accertamento, riconoscendo un gruppo di fatto. L'Agenzia Fiscale ha fatto ricorso, sostenendo l'assenza di un formale collegamento societario. Data la rilevanza e la mancanza di precedenti specifici, la Suprema Corte ha rinviato la causa a pubblica udienza per approfondire la questione del collegamento societario basato su vincoli familiari.
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Responsabilità del liquidatore: guida al caso pratico
La Corte d'Appello conferma la condanna per responsabilità del liquidatore di una società. Il caso esamina atti di mala gestio, inclusa la vendita di quote a un prezzo inferiore al valore effettivo, la mancata riscossione del corrispettivo tramite una compensazione illegittima e l'esecuzione di pagamenti preferenziali. La sentenza chiarisce i criteri per la quantificazione del danno, limitandolo alla differenza tra il valore reale delle quote e il prezzo pattuito, escludendo il danno da mancata riscossione poiché la curatela non aveva provato l'impossibilità di recuperare il credito dagli acquirenti.
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Compenso amministratore: quando è dovuto e perso
La Corte d'Appello ha esaminato il caso di un amministratore di società che chiedeva il pagamento del proprio compenso. La società si opponeva, avanzando una domanda riconvenzionale per prelievi ingiustificati. La Corte ha stabilito che il diritto al compenso amministratore, sebbene presunto, si prescrive in cinque anni. Inoltre, ha negato il compenso per il periodo non prescritto a causa del grave inadempimento dell'amministratore, che non aveva giustificato i prelievi. Di conseguenza, l'amministratore è stato condannato a restituire le somme prelevate, al netto di una piccola parte di compenso riconosciutagli per un breve periodo residuo.
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Azione revocatoria: cessione quote e frode creditore
Un creditore ha ottenuto la dichiarazione di inefficacia per la vendita di quote societarie tramite un'azione revocatoria. La società debitrice, in grave difficoltà finanziaria, aveva ceduto partecipazioni di valore al proprio amministratore unico. Il Tribunale di Milano ha stabilito che l'atto era pregiudizievole per le ragioni del creditore (eventus damni) e che sia il debitore sia l'acquirente (che coincidevano nella stessa persona fisica) erano consapevoli del danno (scientia damni e participatio fraudis), integrando i presupposti dell'art. 2901 c.c.
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